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L’onda lunga della crisi energetica pesa ancora sulle imprese italiane. La normalizzazione del mercato è ancora lontana e il nostro Paese paga uno scotto pesante, specie appunto sul versante delle attività produttive. Basti pensare che, secondo un report elaborato dal centro studi di Confartigianato guidato da Enrico Quintavalle sulla base dei dati Eurostat e Arera, emerge un valore piuttosto emblematico: in Italia i prezzi al consumo di elettricità e gas sono del 79,2% superiore alla media del 2019.

Eurozona

In Eurozona il divario è più contenuto di circa trenta punti percentuali ed è pari al 49,4%. Ma diamo uno sguardo ai dati di dettaglio. La maggiorazione dei prezzi rispetto il 2019 è del 59,3% in Germania, del 44,8% in Francia, mentre si è quasi annullato (+4,3%) in Spagna. Su questa maggiore distanza influisce la più ampia bolla dei prezzi in Italia nella fase critica: il massimo di prezzo in Italia (novembre 2022) si è collocato sopra del 189,6% al livello del 2019, mentre il massimo (ottobre 2022) nell’Eurozona è stato superiore dell’80,6% rispetto al benchmark dell’anno pre pandemia. Il fenomeno è ancor più evidente per l’elettricità. A giugno, in Italia, si è registrato un indice di prezzo del 90% superiore alla media del 2019, mentre in Eurozona il divario è più che dimezzato (42,4%).

Relazione di Arera

Una conferma dell’elevato stress dei costi per le imprese italiane si trova nell’analisi sul prezzo medio dell’energia elettrica per le imprese realizzato da Arera nell’ultima relazione annuale in cui evidenzia che “il differenziale rispetto all’Area euro del prezzo medio lordo ponderato rispetto ai consumi delle diverse classi, che si era attestato intorno al 20% negli anni 2020 e 2021 dopo avere raggiunto quota 32% nel 2019, balza in avanti di più di 20 punti percentuali, arrivando al 43%”. Il divario sale al 52,3% sui prezzi netti (costi di energia, vendita e rete): in Italia, a fronte di un aumento dei prezzi lordi in Italia del +78,4%, i prezzi netti salgono del 124,2%, il secondo maggiore aumento dopo quello della Grecia tra i paesi dell’Eurozona, e oltre trenta punti superiore al +92,1% osservato nell’area a valuta comune.

Nella fase più acuta della crisi energetica, nel secondo semestre del 2022, il divario si intensifica, salendo al 50,3%, con una accentuazione al 53,6% per le imprese con consumi tra 500 e 2000 Megawatt/ora.

Il gas e la manifattura

Alla maggiore pressione dei prezzi dell’energia per le imprese italiane, si legge nell’analisi di Quintavalle, si affianca un calo della produzione manifatturiera nel corso di quest’anno. Dopo aver registrato un migliore recupero nella ripresa post pandemia, nei primi cinque mesi del 2023 il volume dell’attività produttiva in Italia registra una discesa del 2,3%, mentre aumenta del 2,2% in Germania –nonostante la recessione tecnica in corso – dell’1,5% in Francia e dello 0,8% in Spagna. Per il gas per le imprese, se nel 2021 in Italia si registrava un prezzo inferiore del 7,3% alla media Ue, nel 2022 il divario cambia di segno – a sfavore delle realtà produttive del nostro Paese – e si colloca all’11,8%; per i prezzi netti il divario si amplifica, salendo al 30,0%.

Russia e Unione Europea

In una serie di tweet che prendono in considerazione l’andamento del mercato dell’energia, Matteo Villa senior research fellow di l’Ispi, specializzato in politica energetica, spiega chi sta vincendo la “guerra del gas”. Il primo dato che balza all’occhio è quello relativo all’andamento del prezzo. “I prezzi del gas Ue sono crollati del 75% – scrive Villa su Twitter – e da mesi gravitano stabilmente a 25-45 €/Mwh. Per questo motivo anche le bollette degli italiani sono crollate, tornando quasi ai livelli pre-crisi. Anche sugli stoccaggi i dati sono incoraggianti. “Due giorni fa – ha scritto lunedì –  gli stoccaggi Ue di gas naturale erano pieni all’84%. Ben oltre lo stesso livello degli anni di crisi, ma anche della media del periodo pre-crisi”.

 

La bolla energetica pesa (ancora) sulle imprese. Ma gli stoccaggi di gas sono pieni

Nel report elaborato sulla base dei dati Eurostat e Arera emerge che alla maggiore pressione dei prezzi dell’energia per le imprese italiane si affianca un calo della produzione manifatturiera. Dopo aver registrato un migliore recupero nella ripresa post pandemia, nei primi cinque mesi del 2023 il volume dell’attività produttiva in Italia registra una discesa del 2,3%. Secondo l’analista di Ispi, però, gli stoccaggi Ue di gas naturale sono pieni all’84%

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