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La regione indo-pacifica è lontana, e sia i politici che il pubblico europeo sono inclini a non guardare così lontano. La preoccupazione per i progetti russi e cinesi sul Mediterraneo, tuttavia, è un’altra storia. O forse parte della stessa storia, ma più vicina a noi. Thibault Muzergues è un analista politico senior advisor dell’International Republican Insitute e autore di “War in Europe? From impossible war to improbable peace”, Routledge 2022 e ha una visione piuttosto interessante su quello che la Nato dovrebbe mettere nei suoi prioritari obiettivi. Lo chiama “Med-Indo-Pacific”, una strategia che in sostanza comprenda il Mediterraneo allargato e l’Indo Pacifico, e che dimostra come i due quadranti geostrategici sono sempre più interconnessi.

Messaggio da Vilnius

Il vertice Nato ospitato in Lituania, seppure molto concentrato sulla gestione complessa della guerra russa in Ucraina, ci ha parlato anche di queste interconnessioni. D’altronde Vilnius è di per sé un caso di studio, finito sotto le cose di Russia e Cina negli ultimi due anni. Tuttavia, restano degli scetticismi, anche legati al momento complicato: su tutti Francia e Germania sono poco inclini a deviare l’attenzione della Nato verso l’Indo Pacifico, sottolinea Muzergues, “almeno non mentre la guerra infuria in Europa”. È possibile (se ne parlerà anche altrove in questa newsletter), che la preoccupazione sia legata all’evitare di spostare la Cina, per reazione, apertamente verso la Russia. Preoccupazione per un conflitto aperto con la Cina sono anche parte del pensiero dell’opinione pubblica europea, secondo un recente sondaggio dell’Ecfr.

Una Nato direttamente attiva nell’Indo-Pacifico è quindi uno scenario che sarebbe meglio dimenticare, almeno per il prossimo futuro. “Tuttavia, ciò non significa che l’Alleanza non possa reinventare il proprio ruolo nei confronti della Cina; in questo caso, non si tratterebbe solo di tenere i cinesi fuori, ma piuttosto lontani dall’Europa: ciò risponderebbe alle preoccupazioni degli europei per le incursioni economiche di Pechino nelle economie europee e terrebbe strategicamente i cinesi a distanza di sicurezza nelle vicinanze dell’Europa”, spiega Muzergues.

Contenimento cinese

“Tenere lontani i cinesi potrebbe essere una strategia per l’Europa, visto che i primi hanno recentemente fatto breccia nel vicinato meridionale dell’Europa. Non solo sulla terraferma, in alcune zone dell’Africa e del Medio Oriente, ma anche in mare: non è un caso che l’Esercito Popolare di Liberazione (PLA) abbia costruito la sua prima base militare al di fuori dei confini cinesi a Gibuti, il punto di strozzatura tra l’Oceano Indiano e il Mar Rosso, che a sua volta collega l’Indo-Pacifico e il Mediterraneo”.

“Dopo tutto, il controllo dei punti di strozzatura tra Cina ed Europa, da Gibilterra allo Stretto di Malacca (molti dei quali nel Mediterraneo), è tornato ad essere un problema, soprattutto se si considera che il Mediterraneo è un mare sempre più territorializzato e, di fatto, conteso”, aggiunge l’analista usando tra i vari esempi il grande interessamento delle società cinesi come Cosco ai porti europei nel Mediterraneo.

La maggior parte dei Paesi dell’Europa meridionale è ben consapevole della crescente presenza cinese nel Mediterraneo, di cui è sempre più preoccupata, mentre la maggior parte degli alleati dell’Europa centrale ha capito nel corso degli anni che la strategia di disturbo della Russia si estende anche a sud, dal Mar Nero al Mediterraneo e all’Africa. “Non ci sarebbe molto dissenso nel sostenere una strategia della Nato volta a spingere i russi e i cinesi fuori dai confini meridionali e orientali dell’Europa. E considerando il cruciale legame commerciale tra il Mediterraneo e l’Indo-Pacifico, sarebbe un modo per coinvolgere gli europei, attraverso una regione strategica più familiare, nella strategia globale americana. Per la Nato, l’Indo-Pacifico potrebbe non essere consensuale, ma una strategia Med-Indo-Pacifico potrebbe essere la chiave per far muovere gli europei”.

Una strategia Med-Indo-Pacific per la Nato

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