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Con la morte violenta di Ali Khamenei, la Guida suprema dell’Iran per quasi 40 anni, il futuro politico è incerto e l’instabilità colpisce tutto il Medio Oriente. In un’intervista esclusiva con l’emittente Al Jazeera, Abbas Araghchi, ministro degli Affari esteri iraniano, ha confermato che in massimo due giorni ci sarà la nomina di un nuovo leader supremo nel Paese, nonostante la situazione di crisi continui.

Una scelta complessa, giacché come capo di Stato e comandante dell’esercito – incluso il corpo di élite della Guardia Rivoluzionaria iraniana -, il nuovo leader avrà molti poteri speciali. Ed è che, come ha spiegato in un reportage l’emittente britannico Bbc, negli ultimi anni Khamenei aveva allargato le deleghe, creando addirittura una struttura finanziaria parastatale chiamata Setad, con un patrimonio di decine di miliardi di dollari.

“Khamenei non era esattamente un dittatore – spiega la Bbc -, era in mezzo ad una complessa rete di centri di potere in concorrenza, ma sì poteva vietare qualsiasi questione di politica pubblica e scegliere personalmente i candidati per incarichi pubblici”. Secondo la Costituzione iraniana, dunque, il presidente, il capo del potere giudiziale e il leader religioso del potente consiglio di guardie prenderanno il potere ad interim mentre l’Assemblea degli esperti sceglie il successore.

L’Assemblea degli esperti è composta da 88 membri, tutti religiosi, e avrà l’incarico di valutare i candidati e scegliere il prossimo Leader supremo della Rivoluzione islamica. L’organo era già preparato per questo momento a causa delle tensioni dell’Iran con gli Stati Uniti e Israele, e le continue minacce contro Khamenei.

Non ci sono informazioni ufficiali su chi sono i candidati, se sono ancora in vita, in quale situazione si trovano i membri dell’Assemblea degli esperti e se effettivamente sono in grado di compiere la scelta. Tutto indica che sarà il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, insieme al capo della giustizia, a sorvegliare il periodo di transizione.

Molto probabilmente però sarà il secondo figlio di Khamenei, Mojtaba Khamenei, a prendere il posto del padre. Ha abbastanza influenza politica ed è legato al Consiglio della Guardia rivoluzionaria. Tuttavia, appunta la Bbc, in Iran non sarebbe ben vista la successione da padre a figlio tra gli sciiti.

Anche il leader religioso Hassan Khomeini, nipote del fondatore della Repubblica islamica, potrebbe essere scelto come nuova guida suprema. Conta sulla legittimità che aveva il nonno, ma due generazioni dopo. Non è nella cerchia di Khamenei e questo potrebbe aiutare a livello internazionale.

Un altro candidato è Ali Larijani, segretario del Supremo consiglio per la sicurezza nazionale dell’Iran. Secondo l’agenzia Reuters, è nelle sue mani la gestione di molti temi, dalle negoziazioni sul nucleare ai rapporti regionali e la repressione delle proteste interne dell’opposizione. Larijani fa parte di una delle famiglie religiose più importanti dell’Iran ed è molto legato a Khamenei.

Per Ángel Saz, direttore di EsadeGeo (Esade Center for Global Economy and Geopolitics), questo è un momento di grande incertezza in Iran, la posizione è molto frammentata e non sembra esserci ad ora una figura come Delcy Rodriguez in Venezuela per gestire la transizione e mantenere l’ordine e il controllo delle forze armate.

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