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L’India sta per diventare “l’Arabia Saudita dei dati”. Così esordisce un documento redatto da Kaush Arha, senior fellow dell’Atlantic Council e del Krach Institute for Tech Diplomacy della Purdue University. Il paper sostiene che l’India si trovi nella posizione ideale dal punto di vista demografico, economico e geografico per poter diventare il fulcro della rete di cavi sottomarini che trasportano dati nell’Oceano Indiano. Ed esorta il decisore pubblico e il settore privato a cogliere la palla al balzo.

Quest’anno l’India supererà la Cina come nazione più popolosa del mondo ed entro il decennio il Giappone come terza economia mondiale. Inoltre, secondo lo studioso, i trend demografici ed economici mostrano un Paese candidato a diventare una superpotenza digitale. I settori pubblico e privato indiano dovrebbero dunque sfruttare queste tendenze e la presidenza del G20 ne offre una piattaforma perfetta.

Il mercato digitale indiano è uno dei più grandi e in più rapida crescita al mondo. Una serie di fattori ha contribuito a plasmare questa trasformazione negli ultimi anni: dalla creazione dell’identità nazionale digitale, alla piattaforma digitale condivisa per l’imposta su beni e servizi, fino alla forte concorrenza tra le aziende telco. L’India vanta almeno 836 milioni di abbonati a Internet e ha il più alto utilizzo medio di dati al mondo.

Il traffico dati del Paese è cresciuto del 31% nel 2021, con i dati mobili che hanno raggiunto i 17 Gb al mese per utente.[2] Nei prossimi cinque anni, si prevede che l’accesso alla banda larga raggiungerà oltre l’80% dei cittadini, con un utilizzo medio di 40 GB al mese. L’economia digitale indiana è cresciuta a un ritmo doppio rispetto a quello dell’economia nazionale e l’espansione del 5G è in procinto di raggiungere i 1.000 miliardi di dollari entro la metà del decennio.

Come gli oleodotti trasportano petrolio, i cavi sottomarini trasportano dati. Attualmente, circa 500 cavi sottomarini trasportano circa il 97% del traffico Internet globale, mentre il restante 3% è servito dai satelliti. La trasformazione digitale dell’economia globale porterà necessariamente a un aumento esponenziale del traffico di dati in tutto il pianeta. Basti pensare alle tecnologie come l’Internet of things facilitato dal 5G o dal 6G e l’uso crescente dell’intelligenza artificiale (IA) e dell’informatica quantistica.

Grande attenzione viene riservata anche alle dinamiche geopolitiche, dato che i cavi attraversano gli spazi marittimi di decine di nazioni. Il punto è tutelare sia la sicurezza fisica dei cavi sia le garanzie politico-giuridiche che i dati in essi contenuti circolino senza alcuna sorveglianza pubblica o privata. Il primo punto riguarda l’ubicazione fisica dei cavi con la necessaria resilienza che possa fronteggiare cause naturali o dolose che ostacolino o danneggino la rete. Il secondo chiede alle nazioni che condividono gli stessi interessi di collaborare con investimenti congiunti e regimi di governance concordati per un flusso di dati sicuro.

Per questo si parla di connettività affidabile, e l’India può giocare un ruolo proprio assicurando questi standard.

“Per diventare una superpotenza digitale”, spiega Arha, “l’India deve dare l’esempio e, in primo luogo, diventare il fulcro dell’economia basata sui dati. In seguito potrà sfruttare la sua preminenza regionale per rafforzare la connettività via cavo con le principali economie dell’Atlantico e del Pacifico”. Il Paese dovrà dunque assicurare il miglior accesso possibile all’economia digitale ai giovani indiani e garantire agli imprenditori globali un accesso sicuro alla popolazione più grande del mondo.

Come conclude l’autore: “La realizzazione di questi due obiettivi potrebbe essere una delle caratteristiche trasformative della prima metà del XXI secolo”.

Così l’India punta a diventare l’Arabia Saudita dei dati

L’India possiede i requisiti demografici, economici e geografici per diventare l’epicentro della trasmissione dei dati internet attraverso i cavi sui fondali dell’Oceano Indiano. L’esperto Kaush Arha lancia un monito al settore privato e al decisore pubblico per cogliere questa sfida “trasformativa del XXI secolo”

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