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No, non ci sarà nessuno showdown. La vendita della rete fissa di Tim, incastonata in Netco, può attendere. Troppa la distanza tra i desiderata degli azionisti, Vivendi in testa, e le offerte pervenute da Cassa depositi e prestiti, in tandem con Macquarie e il fondo americano Kkr. I francesi, non è un mistero, valutano l’asset sui 30 miliardi mentre i soldi messi sul piatto dai due concorrenti non arrivano ai 21 miliardi.

Tanto basta, raccontano ambienti vicini al gruppo, per mantenere la situazione in stand by. Il board in programma domani non dovrebbe dunque partorire particolari decisioni, nonostante il governo di Giorgia Meloni abbia una certa fretta di chiudere la partita. Se non altro per dare vita a quella società unica della rete con la quale estendere l’infrastruttura in fibra a tutto il Paese.

Insomma, a conti fatti sembra quasi scontato che il cda boccerà le due offerte arrivate per la rete. Restano da capire le prossime mosse. Al momento né Cdp né Kkr sembrano intenzionati a spingersi molto più in là, anche se gli stessi ambienti Tim assicurano come la negoziazione sul prezzo sia in essere a tutti gli effetti. E non sta scritto da nessuna parte che Vivendi sarebbe disposta ad accettare un’offerta al ribasso. C’è addirittura chi ipotizza un probabile confronto serrato tra consiglieri, divisi tra chi punterà su un terzo round di rilanci e chi considera conclusa la fase delle valutazioni.

Di sicuro Tim, il cui titolo oggi è calato a Piazza Affari (-4,4%) ha un problema, il debito. Circa 25 miliardi che legano la società, limitandone lo spazio di manovra. E vendere la rete potrebbe essere la soluzione per abbattere l’esposizione. Ma a chi? E a quanto? Insomma, o una delle due parti cambia idea oppure potrebbero cambiare i soggetti. Al posto di Cdp potrebbe essere coinvolto un altro soggetto pubblico, ma si fa fatica davvero a capire chi potrebbe avere le caratteristiche giuste, e al posto di Kkr potrebbero arrivare altri fondi.

​Tim, la partita per la rete non si chiuderà domani

Il board chiamato a valutare le offerte migliorate di Kkr e Cdp non dovrebbe sciogliere la riserva. Ancora troppa la distanza tra le richieste di Vivendi e i soldi messi sul piatto. E il titolo a Piazza Affari cade​

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