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Non è bastato il fallimento di Svb, per mano di quei tassi che la Federal Reserve ha cominciato a surriscaldare, un anno fa. E non sono bastati nemmeno i guai di Credit Suisse, riacciuffata per i capelli dal governo svizzero, dopo il niet alla ricapitalizzazione del suo azionista. Niente da fare, Christine Lagarde tira dritto per la sua strada, nonostante un Comitato esecutivo spaccato tra chi chiede prudenza e chi, invece, non vuole ripensamenti, e porta il costo del denaro nella zona euro al 3,5%, il livello più elevato che si registri dall’ottobre del 2007 (3,75%).

Per un momento, i più ottimisti avevano creduto che il rialzo deciso oggi potesse essere di 25 punti base. Ma 50 proprio no. E invece è andata proprio così, Francoforte ha deciso oggi di innalzare proprio di 50 punti base i tre tassi di interesse di riferimento in linea con la sua determinazione ad assicurare il ritorno tempestivo dell’inflazione all’obiettivo del 2% a medio termine. E pensare che, per stessa ammissione della Banca centrale, l’inflazione in Europa sta rallentando.

Ma evidentemente non basta. “Perché l’elevato livello di incertezza”, si legge nella nota del Consiglio direttivo, “accresce l’importanza di un approccio fondato sui dati per le decisioni del Consiglio direttivo sui tassi di riferimento, che saranno determinate dalle sue valutazioni sulle prospettive di inflazione alla luce dei nuovi dati economici e finanziari, dalla dinamica dell’inflazione di fondo e dall’intensità di trasmissione della politica monetaria”.

Immediata la reazione, negativa, dei mercati. La Borsa di Milano è subito passa in rosso, mentre a Francoforte il Dax è caduto dello 0,43%. Le stesse turbolenze di Borsa e del settore bancario delle ultime sedute non hanno dunque fatto desistere l’Eurotower dai suoi propositi. Diversi osservatori avevano ipotizzato che la Bce potesse optare per un rialzo più contenuto, o addirittura non ritoccare i tassi, alla luce dell’alta tensione che si è registrata nelle ultime giornate, prima per i fallimenti di diverse banche negli Usa, tra cui la Silicon Valley Bank, poi con il tracollo di Credit Suisse in Svizzera.

La Bce ha anche aggiornato le sue previsioni economiche, ma precisando di non aver fatto in tempo a tenere conto proprio di queste ultime turbolenze sui mercati. I tecnici di Francoforte hanno rivisto al rialzo al +1% l’attesa di crescita dell’area euro di quest’anno, mentre hanno limato all’1,6% la previsione sia sul 2024 sia sul 2025. Meno male che almeno all’Eurotower seguono con attenzione le tensioni in atto sui mercati, “pronti a intervenire ove necessario per preservare la stabilità dei prezzi e la stabilità finanziaria nell’area dell’euro. Il settore bancario dell’area dell’euro è dotato di buona capacità di tenuta, con solide posizioni di capitale e liquidità”.

Intanto, dagli Usa, secondo le anticipazioni delle sue dichiarazioni scritte riportate dal New York Times, la segretaria al Tesoro Janet Yellen rassicura al Senato che “il sistema bancario statunitense rimane solido e che gli americani possono sentirsi sicuri che i loro depositi saranno lì quando ne avranno bisogno. Le azioni di questa settimana dimostrano il nostro impegno risoluto per garantire che i risparmi dei depositanti rimangano al sicuro”. Ipse dixit.

Svb e Credit Suisse non fermano la Bce. Tassi ancora su

Nonostante il fallimento della Silicon Valley Bank, un Comitato esecutivo spaccato e il salvataggio in extremis del Credit Suisse, l’Eurotower ​porta il costo del denaro al 3,5%. E forse non si fermerà. I mercati, comunque, non la prendono bene

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