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“L’Italia ha due carte importanti da giocarsi con l’India: l’export delle macchine utensili e delle eccellenze del made in Italy più in generale. Meloni fa benissimo a rafforzare i rapporti con questo Paese”. Beniamino Quintieri, presidente della fondazione Tor Vergata, docente di economia e finanza internazionale nonché membro dell’associazione Italia-India, “benedice” il viaggio della premier e i contenuti che sono emersi a seguito del faccia a faccia con il suo omologo Narendra Modi.

Professore, il piano geopolitico intreccia quello economico. Perché puntare sulle esportazioni di macchine utensili e “Made in Italy”?

Le macchine utensili sono in qualche modo la punta di diamante della manifattura italiana. E l’India ha assoluto bisogno di questi strumenti anche per realizzare le infrastrutture di cui sono carenti. Il brand “Made in Italy” rappresenta sempre un’opportunità anche se bisognerà lavorare in prospettiva perché i “gusti” degli indiani (differentemente da quanto lo siano quelli cinesi) sono profondamente diversi da quelli occidentali.

L’impressione, come riporta anche un articolo del Financial Times, è che l’economia indiana, differentemente da quella Cinese, abbia sempre avuto una dimensione interna. Si è aperta meno ai mercati internazionali. 

È così. Anche se l’India ha avuto un tasso di crescita, anche quest’anno, molto superiore a quello cinese. Si tratta di un Paese che ha circa un quinto della popolazione mondiale e le stime prevedono che, nel 2024, si arriverà a un picco di un miliardo e quattrocento milioni di abitanti. Nonostante questo, malgrado la presenza italiana in India si sia accresciuta negli ultimi dieci anni, non è paragonabile a quanto invece possa accadere con la Cina. Ed è per questo che il governo, anche grazie all’ambasciatore italiano – persona preparata e che conosce in maniera approfondita il contesto economico – si sta muovendo molto bene e con lungimiranza.

Come fare, dunque, a intercettare le opportunità che offrono i mercati internazionali?

Qualcosa di significativo, negli ultimi anni, è stato fatto. Le riforme varate da Modi sono state per lo più indirizzate proprio a una apertura del Paese ai mercati esteri. Tuttavia, permangono limiti oggettivi: l’India ha un estremo bisogno di attrarre investimenti sia sul versante delle infrastrutture che sul versante tecnologico. Non solo. La Cina è stata un protagonista assoluto nel supply chain, mentre l’India non ha saputo sviluppare questa capacità.

Anche su questo occorrerebbe concentrarsi.

Certo, ma non sarà facile. Le catene di valore si stanno indebolendo per via del contesto geopolitico mondiale, pesantemente aggravato dal conflitto in Ucraina, da difficoltà logistiche e da cyberattacchi. Saranno sempre meno le imprese occidentali pronte a investire in Paesi lontani.

È immaginabile individuare nell’India un partner alternativo alla Cina nel medio periodo?

In passato, non solo l’Italia ma un po’ tutto il mondo, ha concentrato le proprie attenzioni sulla Cina. Adesso che il Paese del Dragone rallenta, quella dell’India è una carta importante da giocare. È bene prestare attenzione a questo gigante economico, che peraltro ha avuto un modello di sviluppo del tutto insolito rispetto agli altri Paesi emergenti: basti pensare che l’agricoltura rappresenta il 15% del Pil, la manifattura è ancora molto arretrata mentre è un leader mondiale nel settore dei servizi.

 

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