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E pensare che il 2023 della Cina, erano i primi di gennaio, era iniziato sotto i migliori auspici. Ovvero con una e-mail degli azionisti di Evergrande a tutti i dipendenti, terrorizzati dalla perdita del posto di lavoro a causa della progressiva disintegrazione del gruppo simbolo della grande crisi immobiliare cinese, in cui si diceva più o meno questo: nonostante una prima fallita ristrutturazione del titanico debito del colosso del mattone (300 miliardi di dollari), nel corso dell’anno Evergrande avrebbe ripagato il dovuto. Ovvero tutti quei bond emessi sul mercato, sottoscritti dagli investitori e mai più rimborsati.

Buona l’intenzione, ma all’atto pratico le cose non sono andate proprio così. Il gigante del mattone il debito con i risparmiatori dovrà pur rimborsarlo, se non altro per evitare richieste di risarcimento che nei fatti determinerebbero l’estinzione del gruppo. Ma lo farà su ordine e comando del Tribunale di Shenzhen (la metropoli dove ha sede la società), presso il quale sono state depositate fior di cause legali contro il colosso. Insomma, o così o niente. Non saranno certo soddisfatti gli alti dirigenti del partito comunista, che per salvare Evergrande avevano inondato le casse dell’azienda di denaro, proprio per evitare piani di rientro imposti dalla giustizia. La politica, insomma, ha dovuto cedere al mercato.

E così, proprio in queste ore, Evergrande alzerà il velo sulla sua proposta di ristrutturazione di parte del debito offshore, circa 22,7 miliardi di dollari, contratto con alcuni investitori. Ai creditori, verrà offerto lo scambio del debito con nuovi bond della parte sana di Evergrande. Ovvero, Evergrande Property Services Group ed Evergrande New Energy Vehicle Group. Le nuove obbligazioni, a questo punto finanziate e capienti visto lo stato di salute decisamente migliore degli asset menzionati poc’anzi, avranno diverse scadenze e cedole, dell’ordine di 8 anni e con una cedola del 9% circa.

Quello in atto, rappresenta in ogni caso uno dei più grandi processi di ristrutturazione del debito in Cina. Pochi mesi fa un distretto municipale cinese della provincia di Wuhan ha dichiarato di aver ripreso indietro 134.500 ettari (332,4 acri) di terreni precedentemente detenuti da un’unità di Evergrande. E di aver ottenuto i terreni a costo zero, gratis. Il governo locale del distretto di Jiangxia, nella metropoli di Wuhan, ha recuperato i suoi diritti di uso del suolo su cui Evergrande avrebbe dovuto realizzare l’ampliamento della Technology Tourism City. Ma la crisi del debito che l’ha travolta, come molti altri giganti, aveva reso il tutto una chimera. Ora parola ai creditori.

Il partito non basta, Evergrande cede ai creditori

Nonostante gli ingenti finanziamenti statali piovuti sul colosso dell’immobiliare simbolo della fragilità del Dragone, gli azionisti optano per la ristrutturazione del debito, in accordo coi creditori. Offrendo obbligazioni a un tasso del 9%

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