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Un’elevata percentuale delle nostre attività quotidiane, attualmente, viene svolta online. Le abituali attività lavorative e professionali, le interazioni sociali, gli acquisti di beni e servizi, le operazioni bancarie, le attività ludiche e l’assimilazione di streaming audio-video, e l’utilizzo dello smartworking quale nuova metodologia di conduzione del lavoro, frutto quest’ultimo di una imprevista pandemia mondiale che ha prodotto modificazioni psicologiche e comportamentali in tutto il pianeta, hanno trasformato, più o meno consapevolmente, il nostro modo di interagire con ciò che circonda, con il nostro modo di intendere la quotidianità. Non c’è quindi da stupirsi se le tecnologie digitali stanno influenzando in maniera significativa il nostro modo di pensare e di condurre un’esistenza nel mondo reale fortemente condizionata sul piano sociale. Non risulta, quindi, inesatto affermare che tali alterazioni hanno prodotto rilevanti evoluzioni anche nella disciplina della psicologia.

La produzione e condivisione delle informazioni attraverso i social media ha assunto, nel corso dell’ultimo decennio, perfino la connotazione della forma primaria di assimilazione della conoscenza. Una forma di apprendimento che produce nell’individuo la certezza di poter utilizzare un formidabile strumento di acquisizione di competenza; al contrario, essa può essere identificata come un miscuglio incontrollato di elementi informativi di varia natura, spesso manipolati o efficacemente creati e mirabilmente trasmessi in rete per condurre azioni di propaganda o, per meglio dire, di condizionamento psicologico e comportamentale. La mescolanza delle nuove tecnologie, della rete Internet e dei cosiddetti nativi digitali, ovverosia coloro che fin dalla nascita hanno vissuto a contatto con i dispositivi di comunicazione digitale, ha prodotto una nuova forma di life model, che ha imposto nuovi modelli di interazione sociale, apprendimento, comunicazione e socializzazione.

Essere costantemente online, per l’individuo, è diventata un’esigenza imprescindibile, una necessità imposta dall’accesso continuo ad informazioni di vario genere, le quali hanno assunto la forma del combustibile primario per la mente umana. L’individuo, nel tempo, ha sviluppato una sorta di intimità tecnologica con i dispositivi digitali che utilizza abitualmente, rendendolo inconsapevolmente e patologicamente dipendente dagli stessi. Senza alcun dubbio l’utilizzo di dispositivi mobili, sempre più economici e versatili, e lo sviluppo di reti di comunicazione decentralizzate, ha concepito una mutazione epocale sul piano dell’accessibilità alle informazioni, indipendentemente dai limiti geografici e temporali che un tempo rappresentavano un problema di considerevole portata. In altri termini, le metodologie utilizzate per la comunicazione globale sono radicalmente cambiate.

Le innovazioni digitali hanno certamente prodotto un rilevante miglioramento nella raggiungibilità delle figure politiche ed istituzionali, incrementando finanche la capacità dei cittadini di costruire reti personali e professionali. Hanno anche facilitato l’interazione tra gli individui, stimolando i movimenti sociali che hanno prodotto la nascita di gruppi internazionali finalizzati al conseguimento di obiettivi diversi, come ad esempio la primavera araba tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011, che ha posto le basi per il crollo di diversi governi africani e mediorientali, la nascita dell’organizzazione terroristica paramilitare ISIS, che ha dato origine ad una serie di conflitti armati in molteplici contesti geografici, il movimento di denuncia contro l’abuso sessuale noto come #MeToo, che ha coinvolto milioni di persone in tutto il mondo, o come il gruppo attivista ecologista seguace della svedese Greta Thunberg, resasi nota a livello mondiale per le sue manifestazioni per uno sviluppo sostenibile e sui pericoli del cambiamento climatico.

In un pianeta completamente interconnesso, dove forse non ha più alcun senso la distinzione tra identità reale e digitale, la cyberpsicologia assume il ruolo di un nuovo settore della conoscenza che studia l’insieme degli aspetti psicologici legati alla relazione tra l’individuo e le tecnologie digitali. Ciò che contraddistingue dagli altri questo nuovo filone scientifico risiede nella sua caratteristica multidisciplinarità che vede l’intersecazione di materie come l’interazione individuo-computer, il web, i social media, l’intelligenza artificiale, la psicologia, la sociologia, le scienze comportamentali online. Questa natura transdisciplinare rastrella una serie di gradazioni teoriche in continua evoluzione che agiscono su una miriade di ambiti come l’istruzione, la politica, il lavoro, la sicurezza, la difesa, la religione, ecc. Va evidenziato che la cyberpsicologia è un settore scientifico recente, ed in quanto tale subisce la condizione di non possedere ancora un idioma unico, oltre alla mancanza di frontiere delimitate e stabilite.

(…) La veridicità dei profili utente nei social media, gli scopi perseguiti dagli influencers, la presenza di applicazioni che simulano identità reali online (bot) sono solo alcuni degli elementi meritevoli di un’analisi approfondita per accertare l’attendibilità delle informazioni che ci vengono somministrate quotidianamente. La soluzione al problema dell’assimilazione di contenuti ingannevoli può essere ricercata unicamente nella capacità dell’individuo di non limitarsi all’assimilazione delle informazioni nelle modalità in cui ci vengono somministrate. La conoscenza la si ottiene mediante una continua e attenta analisi ragionata dei contenuti e delle fonti.

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