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Fare (bene) tutto il necessario, e allo stesso tempo fare velocemente (senza, però, fare frettolosamente).

L’emergenza energetica (che, come dimostra il caso della Germania, dipende anche da siccità e assenza di vento), aggravata dalla crisi ucraina e dall’effetto domino che essa ha innescato su scala globale, spinge a ricercare soluzioni Ue (con le difficoltà che sappiamo, sul gas) e, insieme, a trovare nuovi assetti in ambito nazionale. Nuovi assetti significa, essenzialmente, un modello energetico più avanzato, poggiante su un mix di fonti che consenta, per un verso, di non dipendere troppo dagli altri, e, per altro verso, di costruire un sistema che assicuri continuità di forniture a famiglie e imprese.

La parola chiave, adesso, è (adeguata) autosufficienza, o, se si preferisce, (adeguata) indipendenza energetica. Che passa per un forte incremento della complessiva produzione nazionale di energia, e per il rafforzamento delle infrastrutture energetiche di trasporto e di stoccaggio. Entrambi gli aspetti incrociano la strada del permitting, cioè delle procedure autorizzative il cui disco verde finale è indispensabile per passare alla fase esecutiva: costruire e mettere in esercizio gli impianti occorrenti al nostro Paese.

I considerevoli ritardi (dovuti non solo a scelte sbagliate, ma anche a non scelte) accumulati nei decenni dall’Italia nello sviluppo di politiche energetiche che ci avrebbero consentito di evitare situazioni importanti di crisi come quella odierna, pongono oggi al centro dell’attenzione il fattore tempo. Non c’è un piano B: quei ritardi, oggettivamente non recuperabili tutti insieme in pochi giorni, vanno comunque recuperati, e prima possibile. Senza se e senza ma.

Nel segno di quel profondo rinnovamento culturale che, in ogni tempo, accompagna i grandi cambiamenti di sistema, è da dire che, sul piano della legislazione e dei processi amministrativi, in anni recenti il tempo della decisione pubblica ha preso il centro della scena. Non solo è stato elevato a “bene della vita” (contendibile, come tale, anche nelle aule di tribunale), ma, al contempo, la durata dei procedimenti (specie di quelli più strategici per gli interessi nazionali) è stata progressivamente abbreviata.

La direzione di marcia appare dunque chiara: non solo deve essere prevedibile il tempo che l’amministrazione ha a disposizione per decidere, ma questo tempo deve essere breve (soprattutto negli ambiti più esposti a dinamiche geopolitiche foriere di instabilità anche continentali).

Da questo punto di vista, tempo breve significa, nei fatti, decisione pubblica veloce.

Questa traiettoria recupera e riscopre, forse, anche antiche suggestioni? La domanda è legittima. Detta più apertamente: si può cogliere, in questa tendenza, perfino il senso di un’eco di Futurismo? Di quell’importante movimento culturale, cioè, originato in Europa, e in Italia in particolare, al principio del XX secolo e poi diffusosi in altri continenti (con accenti e declinazioni differenti, naturalmente), influenzato dalle importanti acquisizioni del progresso tecnologico a cavallo fra ‘800 e ‘900, e tutto proteso verso il futuro e l’avvenire, da raggiungere con una certa velocità?

Il Futurismo fu tante cose insieme (esposte oggi a giudizi anche contrastanti), ma se ci si limita (e qui dichiaratamente ci si limita) al tema – quasi iconico – della velocità, riportandolo ai giorni d’oggi alla dimensione specifica della decisione pubblica, forse, sì, l’accostamento potrebbe in qualche modo non risultare del tutto improprio.

Di certo, la velocità non può essere religione morale, ma diventa oggi – evidentemente – imperativo etico. In particolare, in materia energetica. Anche in questo campo, d’altra parte, “velocemente” non deve mai diventare “frettolosamente” (la decisione amministrativa veloce deve cioè saper restare “sostenibile” nel senso moderno dell’espressione, ricercando e trovando cioè, volta per volta, il giusto equilibrio nel rispetto delle esigenze dell’industria del turismo e dell’agroalimentare, oltre che, ovviamente, della salute umana).

Ma la velocità della decisione pubblica in ambito energetico è, in concreto, possibile? Nei mesi scorsi, i numeri ufficiali del permitting sono sensibilmente cambiati in meglio, tanto nei GW quanto nei tempi di conclusione degli iter amministrativi.

Da qui a dire che tutti i problemi sono risolti, però, ce ne corre. Questa situazione, è un punto di partenza, non certo di arrivo. È la dimostrazione, semplicemente, che elevare lo standard di efficienza del permitting italiano non è sfida persa in partenza, ma è cosa invece possibile.

Perché la velocità della decisione amministrativa possa essere quella necessaria, in piena emergenza energetica, occorre fare il passo successivo: dimensionare l’apparato pubblico (a livello tanto statale quanto territoriale) al volume di dossier – del tutto lontano dall’ordinario, nei numeri complessivi – su cui occorre decidere. È solo da agosto 2022 che, con norma approvata da Parlamento e governo, sono state rese finalmente disponibili – per intero – le risorse finanziarie che da anni le imprese versano in forma di tariffa. Se in un momento eccezionale si deve fronteggiare un picco di lavoro straordinario, per quel limitato tempo l’organizzazione va dimensionata (avendo, ora, i fondi per farlo) come e quanto occorre.

Non già allo scopo di raggiungere finalmente andature elevate, nei procedimenti di permitting. Questo obiettivo è già stato centrato, in molti casi (anche per progetti decisamente importanti). La sfida adesso è mantenerle, queste andature, e ciò richiede – per un tempo limitato – un rafforzamento dell’organizzazione, per darle dimensioni adeguate all’obiettivo da traguardare. Anzi, velocemente da traguardare.

Crisi energetica, adesso serve una decisione pubblica veloce. Scrive Atelli

Parola chiave è autosufficienza o indipendenza energetica. Che passa per un forte incremento della produzione nazionale di energia, e per il rafforzamento delle infrastrutture energetiche di trasporto e di stoccaggio. Aspetti che incrociano la strada del permitting, cioè delle procedure autorizzative il cui disco verde finale è indispensabile per passare alla fase esecutiva. L’intervento di Massimiliano Atelli, presidente della commissione Via-Vas e della commissione tecnica Pniec-Pnrr

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