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Ora che un Paese come l’Ecuador, dall’economia non certo a prova di bomba, è riuscito nell’intento di rinegoziare il maxi-debito statale contratto con le banche cinesi, per la Cina in piena crisi finanziaria, potrebbe aprirsi una stagione di lunghe trattative. Non è solo il fatto che ad oggi il Dragone è il primo prestatore al mondo, soprattutto sul versante dei governi più fragili e delle economia in via di sviluppo. Ma anche che, se davvero a Pechino qualcuno sta pensando di spostare il baricentro della Via della seta, ripensandone natura e filosofia e ricalibrandone gli obiettivi, allora bisognerà certamente partire da una rinegoziazione su larga scala dei debiti in essere con i Paesi inseriti nella Belt&Road.

Al punto, ha scritto Bloomberg, che la revisione dei termini dei prestiti concessi dalle banche del Dragone ai vari Paesi, potrebbe finire in cima alle agende dei prossimi board di Fondo monetario e Banca mondiale. Prima la pandemia e poi la grande inflazione, d’altronde, hanno polverizzato interi punti di Pil, frenando molte economie, incluse quelle occidentali. Il che ha ovviamente impattato sulla capacità degli Stati più fragili e con meno cassa di far fronte ai rimborsi connessi ai finanziamenti cinesi. Un problema, che però è tale anche per Pechino.

Lo stesso “ministero degli Esteri cinese, preoccupato per l’immagine del Paese all’estero, è propenso a ristrutturare il debito globale”, ha scritto l’agenzia di stampa americana. Non c’è solo il caso ecuadoregno a far da apripista alla stagione della rinegoziazione, ma anche quello dello Zambia, Paese africano finito dritto nella morsa dei prestiti cinesi e che ha un debito con la Cina per un valore di 6 miliardi di dollari contratto per costruire autostrade, dighe e aeroporti e che adesso non riesce a ripagare.

Per ripagare questo debito lo Zambia ha dovuto tagliare la spesa per l’istruzione del 20% e questo ovviamente è sempre meno sostenibile. Per tale motivo il governo di Lusaka ha deciso di cancellare, in accordo con le stesse banche cinesi, il prestito del valore di 1,6 miliardi di dollari contratto con la China Export Import Bank e la Industrial Commercial Bank of China. Il prestito sarebbe dovuto servire per finanziare 14 progetti relativi ad autostrade e telecomunicazioni, ma visto che avrebbe aggravato la situazione debitoria il governo dello Zambia ha deciso di cancellarlo.

Tutto questo mentre proprio la Banca mondiale ha tagliato, pochi giorni fa, le stime di crescita della Cina. Il Pil cinese è previsto crescere quest’anno del 2,8%, meno dell’8,1% del 2021 e del 4-5% stimato in aprile. Per Pechino si tratta di una forte battuta d’arresto in un’economia asiatica che invece migliora. Esclusa la Cina la regione è infatti attesa crescere quest’anno del 5,3%, in aumento rispetto al +2,6% del 2021. Ed è la prima volta dagli anni ’90 che Pechino cresce meno del resto dell’Asia.

Retromarcia cinese, Pechino pronta a rinegoziare il debito globale

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