Il volume “Italia e Iran 1857-2015. Diplomazia, Politica ed Economia”, (Editoriale Scientifica), curato dagli storici dell’Università di Bari Rosario Milano, Federico Imperato, Luciano Monzali e Giuseppe Spagnulo, racconta la relazione di lunga data fra Italia e Iran, anche durante periodi complessi. Pubblichiamo un estratto del capitolo scritto da Stefano Beltrame, ambasciatore d’Italia nella Federeazione Russa, che si sofferma sull’origine dell’interesse di Agip per risolvere il blocco al petrolio iraniano nazionalizzato
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La politica come passione comunitaria. Ippolito ricorda Umberto Bossi
Con la morte di Umberto Bossi si chiude una stagione che ha segnato il passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica. Il “Senatur” ha rotto gli schemi della politica tradizionale, imponendo un modello fondato su leadership carismatica, comunicazione diretta e centralità dei territori. Tra federalismo, critica al centralismo e difesa delle identità locali, la sua eredità resta decisiva per comprendere le trasformazioni del sistema politico italiano e le successive evoluzioni del populismo. Il ricordo di Benedetto Ippolito
Dalla crisi di Hormuz al buyback. Il realismo del nuovo piano Eni
Il Cane a sei zampe presenta al mercato una strategia che guarda al 2030 che poggia su 5 miliardi di investimenti all’anno e su una spinta all’esplorazione e alla produzione di idrocarburi. E con un valore aggiunto dato dalla capacità di adattamento a un contesto energetico mai così fluido. Il ceo Descalzi, comunque, rassicura su Hormuz
La Polonia sta valutando di entrare nel programma Gcap. Tutti i dettagli
Varsavia testa il terreno per entrare nel Gcap e cambiare posizione nella filiera della difesa europea. Mentre il progetto Fcas perde slancio, la Polonia cerca accesso a tecnologie e partnership che contano. I primi contatti con gli interlocutori italiani e giapponesi sono già avvenuti e le possibili modalità di ingresso come sarebbero già allo studio. I dettagli
Così l'Ucraina toglie risorse alle ambizioni artiche del Cremlino
L’Artico resta un pilastro della sicurezza russa, tra deterrenza nucleare, risorse energetiche e rotte commerciali. Ma il peso della guerra in Ucraina riduce le risorse disponibili, rallentando la proiezione del Cremlino nel grande Nord. Ecco cosa dice l’Annual Threat Assessment 2026
Ue e Giappone, fronte comune per il cessate il fuoco nello stretto di Hormuz
Nel manifestare profonda preoccupazione per l’escalation del conflitto, Italia, Giappone, Regno Unito, Germania, Olanda e Francia hanno espresso la loro ferma condanna contro i recenti attacchi dell’Iran contro navi mercantili disarmate nel Golfo, gli attacchi contro infrastrutture civili, tra cui impianti petroliferi e del gas, e la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz da parte delle forze iraniane. Chiedono all’Iran di cessare immediatamente le minacce
Vivere più a lungo non basta. La vera partita è la sostenibilità della longevità
L’invecchiamento della popolazione sta ridisegnando le priorità dei sistemi sanitari. La longevità non è più solo una questione demografica, ma una variabile economica e strategica. Tra prevenzione, sostenibilità e innovazione biotech, la sfida è trasformare più anni di vita in anni di salute, evitando che diventino una pressione strutturale sul sistema
Per il Dragone una grana chiamata alluminio (e c'entra l'Iran)
Pechino è il primo produttore mondiale ma la chiusura dello stretto di Hormuz e l’impennata dei costi stanno causando un accumulo spropositato di scorte nei depositi cinesi. Il rischio è una bolla industriale con conseguente crollo dei prezzi. E così il Paese timidamente spalleggiato diventa un problema per Xi Jinping
Mosca vuole scortare le petroliere della flotta ombra. Cosa significa davvero la proposta di Patrushev
Il suggerimento del vertice politico russo di scortare militarmente le petroliere della “flotta ombra” di Mosca è una diretta conseguenza degli attacchi condotti dall’Ucraina nei suoi confronti. Ma apre una questione ben più ampia
Sudan, Libia e rotte informali dell'IndoMed. Controllare i corridoi oltre le mappe
Tra Sudan e Libia emergono circuiti logistici informali che sostengono guerra, migrazione e traffici, rivelando una dimensione geosecuritaria dei corridoi. Accanto a quelli statuali, reti adattive e ibride già operative richiedano una governance specifica, pena la coesistenza con flussi che gli Stati non controllano



Se a noi europei l’ascesa e la caduta di un presidente iraniano degli anni Cinquanta possono sembrare fatti ormai lontani nel tempo, in Medio Oriente ed in America così non è. Le emozioni e le letture politiche di parte sono tuttora forti sia tra la diaspora iraniana nel mondo occidentale, sia per lo stesso establishment americano. Per Washington, la successiva Rivoluzione Islamica del 1979 con la caduta dello scià e, in particolare, l’attacco all’ambasciata di Teheran con la lunghissima detenzione degli ostaggi, restano ancora oggi delle ferite aperte. In questa narrativa, il colpo di stato del 1953 e la rivoluzione islamica del 1979 sono direttamente collegati, con la conseguenza che le perduranti difficoltà del rapporto bilaterale tra l’Iran e gli Stati Uniti rendono ancora oggi ardua una lettura distaccata di quanto accaduto. A riprova della difficoltà di storicizzare gli eventi, al mito di Mossadeq in Occidente si contrappone la sua damnatio memoriae nella Repubblica Islamica.












