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Altro che strappo politico, sul caso Sigonella pesa soprattutto un errore di metodo. La richiesta americana arrivata a giochi fatti, con gli aerei già in volo, ha reso il rifiuto italiano quasi inevitabile, più atto dovuto che scelta strategica. Se tale linea venisse confermata anche per il futuro, le reazioni di Trump non tarderanno ad arrivare, visti i precedenti. Così il generale Vincenzo Camporini, già capo di Stato maggiore della Difesa, intervistato da Airpress.

Generale, iniziamo ricostruendo quanto sappiamo dei fatti di Sigonella.

Da quanto dichiarato dal nostro ministro, c’è stata una richiesta da parte statunitense di utilizzare la base di Sigonella per un’operazione che va oltre quanto previsto dall’Alleanza Atlantica. In questi casi, serve un assenso formale del governo italiano. In questo caso specifico, l’assenso è stato negato perché la richiesta è arrivata quando gli aerei erano già in volo e pronti ad atterrare. Non c’era quindi alcun margine per una valutazione politica adeguata. Il diniego è stato perfettamente coerente con le norme in vigore.

Qual è lo status giuridico e operativo della base?

Sigonella è una base italiana, situata sul nostro territorio nazionale, e non esiste alcuna forma di extraterritorialità, come per qualsiasi altra installazione militare italiana. La base è concessa in uso agli Stati Uniti per le attività previste dall’Alleanza Atlantica. Se si vuole usarla per operazioni esterne a questo quadro, serve un’autorizzazione italiana. Questa autorizzazione viene valutata dal governo e può essere concessa o negata. La richiesta non è presentata con la necessaria tempestività e, per questo motivo, il diniego italiano era inevitabile. Non si trattava di una valutazione soggettiva, ma del rispetto delle procedure stabilite.

Crede che questa decisione creerà tensioni con Washington?

È chiaro che ci sarà una reazione politica da parte della Casa Bianca. Nella visione che alcuni rappresentanti americani, come Donald Trump, hanno delle relazioni internazionali, chi non risponde immediatamente viene percepito come un ostacolo. Le eventuali critiche saranno quindi di natura politica, più che giuridica o operativa.

C’è chi parla di allineamento dell’Italia con la Spagna di Sanchez

C’è una sostanziale coerenza con l’atteggiamento spagnolo, ma è importante distinguere tra valutazioni politiche e operative. In questa vicenda, non vedo alcun problema politico o operativo. La procedura non è stata rispettata, e come ha dichiarato la premier, una risposta avrebbe dovuto passare prima dal Parlamento. Tutto è quindi molto chiaro e lineare.

Ritiene allora che la portata della vicenda sia stata amplificata?

Sì, è tipico che la reazione pubblica si basi più su emozioni che su aspetti procedurali o giuridici. Considerando anche il contesto internazionale (una guerra che ci coinvolge solo indirettamente) l’attenzione mediatica era prevedibile. Non dobbiamo dimenticare che stiamo già subendo le conseguenze economiche di un conflitto di cui non siamo protagonisti diretti.

Ipotizzando che in futuro arrivi una nuova richiesta da parte americana, con il dovuto preavviso e nel rispetto delle procedure, quali scenari potrebbero aprirsi per l’Italia?

La decisione in quel caso sarebbe essenzialmente politica. Visti gli orientamenti recenti del governo, la risposta probabilmente sarebbe negativa, con ovvie conseguenze politiche nei rapporti con gli Stati Uniti. A livello operativo, invece, non ci sarebbero fraintendimenti tra le forze armate italiane e statunitensi, dal momento che gli uomini e le donne che ne fanno parte hanno sempre operato con chiarezza e precauzione, senza pregiudizi verso alcuna parte. Eventuali reazioni sarebbero esclusivamente politiche. 

A quali conseguenze si riferisce?

Chiediamolo a Donald Trump. È chiaro che lui, nella sua visione, crede di avere tutti quanti al suo servizio, per cui chiunque non si piega al suo volere immediatamente viene messo nella lista dei cattivi. Mi aspetto una reazione da parte della Casa Bianca senza nessuna giustificazione giuridica, ma soltanto in base al fatto che il suo giocattolo non ha risposto quando voleva lui.

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