Skip to main content

Anthropic potrebbe arrivare a una valutazione di 2 trilioni di dollari con la quotazione in Borsa prevista per ottobre, in quella che sarebbe una delle più grandi Ipo della storia e la prima a mettere davvero alla prova sui mercati pubblici le aspettative costruite attorno all’intelligenza artificiale. Le stime degli investitori della società guidata da Dario Amodei si basano soprattutto sulla crescita vertiginosa dei ricavi, ma arrivano mentre aumentano la concorrenza cinese, i costi dei modelli e le tensioni con il governo statunitense.

Secondo quanto riportato dal Financial Times, diversi investitori di Anthropic ritengono che i ricavi annualizzati della società possano raggiungere tra i 100 e i 120 miliardi di dollari entro la fine del 2026. La metrica utilizzata è quella dell’annualized revenue, che proietta su un intero anno le vendite registrate sulla base delle performance più recenti. A maggio la società aveva annunciato un livello superiore ai 47 miliardi di dollari. La crescita ha già prodotto una rivalutazione senza precedenti: nel maggio scorso Anthropic aveva superato OpenAI nella valutazione, arrivando a 965 miliardi di dollari dopo un nuovo investimento. Nel corso del 2026 venture capitalist, fondi sovrani e altri investitori istituzionali hanno versato nella società quasi 100 miliardi di dollari; ora gli investitori scommettono su un valore più che doppio in occasione della quotazione autunnale.

La logica della scommessa è semplice: se la crescita dei ricavi continuerà a ritmi eccezionali, anche multipli molto elevati potrebbero essere giustificati. Ma è proprio questo il punto che rende l’operazione particolarmente delicata. Una valutazione da 2 trilioni di dollari significherebbe attribuire ad Anthropic un valore enorme rispetto a ricavi ancora costruiti su proiezioni future e in un settore nel quale non esiste ancora un concorrente quotato negli Stati Uniti che possa offrire un termine di paragone diretto.

La società, inoltre, deve dimostrare che la crescita può essere mantenuta mentre il mercato dell’intelligenza artificiale diventa sempre più competitivo. Anthropic ha guadagnato terreno su OpenAI e Google grazie ai suoi modelli Claude e a una forte attenzione alla clientela aziendale, ma nello stesso tempo i modelli cinesi open-weight stanno migliorando rapidamente e vengono offerti a costi molto inferiori. Secondo i dati citati dal Financial Times, il modello di punta di Anthropic costa più di due volte e mezzo rispetto al principale modello di OpenAI, mentre le alternative cinesi hanno prezzi che rappresentano solo una frazione di quelli dei modelli occidentali.

Il problema non riguarda soltanto la concorrenza. Le aziende che utilizzano l’intelligenza artificiale stanno iniziando a fare i conti con il costo dell’adozione su larga scala. Alcune hanno ridotto le indicazioni interne che spingevano i dipendenti a utilizzare il più possibile gli strumenti di AI e hanno iniziato a privilegiare modelli meno potenti ma più economici. Anche i dati di Ramp, società specializzata nei pagamenti aziendali, indicano che le imprese stanno raggiungendo il proprio limite di spesa per l’AI.

È una dinamica che potrebbe diventare decisiva per Anthropic. La crescita dei ricavi è infatti solo una parte dell’equazione: per sostenere modelli sempre più avanzati servono enormi quantità di capacità di calcolo e investimenti infrastrutturali. Se i clienti inizieranno a ridurre la spesa o a spostarsi verso alternative più economiche, la capacità di trasformare la crescita dei ricavi in profitti potrebbe diventare il vero banco di prova della valutazione.

A complicare il quadro ci sono poi i rapporti con Washington. Anthropic ha avuto diversi scontri con l’amministrazione Trump ed è coinvolta in una controversia con il Dipartimento della Difesa statunitense, che l’ha classificata come rischio per la catena di approvvigionamento. A giugno la società è stata inoltre costretta a ritirare temporaneamente alcuni dei suoi modelli di punta dopo l’imposizione di controlli alle esportazioni da parte del Dipartimento del Commercio. L’episodio ha creato preoccupazione tra alcuni clienti che dipendono dai suoi sistemi.

Anthropic ha depositato a giugno la documentazione presso la Securities and Exchange Commission, entrando nella fase di quiet period che limita le comunicazioni pubbliche sulla performance finanziaria. Per gli investitori, dunque, i prossimi mesi saranno cruciali per capire quanto della crescita attuale sia strutturale e quanto invece dipenda dall’euforia che circonda l’intelligenza artificiale.

La possibile Ipo da 2 trilioni di dollari arriva così in un momento particolarmente sensibile per il settore. L’intelligenza artificiale sta dimostrando di avere un valore economico concreto, ma resta aperta la domanda su quanto di questo valore possa essere catturato dai produttori dei modelli. La rapida diffusione di alternative più economiche, l’assenza di elevati costi di sostituzione per molti utenti e la pressione sui budget aziendali potrebbero infatti rendere più difficile difendere margini e valutazioni ai livelli attuali.

 

La corsa di Anthropic verso i 2 trilioni di dollari per l'Ipo è iniziata

Anthropic si prepara a una possibile quotazione a ottobre con una valutazione di almeno 2 trilioni di dollari. Gli investitori scommettono sulla crescita esplosiva dei ricavi, ma l’Ipo arriva mentre aumentano la concorrenza cinese, i costi dell’intelligenza artificiale e le tensioni con Washington

Putin alle Curili, il Pacifico entra sempre più nel confronto tra Russia e Occidente

La prima visita di Vladimir Putin nelle isole contese con il Giappone riapre una disputa mai risolta dalla fine della Seconda guerra mondiale. Ma arriva anche mentre Mosca rafforza la propria postura militare nel Pacifico e usa sempre più la regione per mandare segnali strategici che vanno ben oltre l’Asia

Senza visione non ci può essere coalizione. I consigli di Franchi al campo largo

“Le opposizioni sono in ritardo, servirebbe un programma comune, anche sulla politica estera”, spiega l’esperto giornalista e saggista a Formiche.net. “Aldo Moro parlò per ben sei ore per argomentare sull’utilità di un’alleanza di centrosinistra. Ma non lo fece solo per le sue spiccate doti dialettiche, ma perché dietro c’era un’analisi, uno studio e una visione. Ciò che adesso non accade”

La Cina plasma il racconto della corsa all'AI. E il suo messaggio passa anche dall'Italia

La Cina presenta la propria ascesa nell’intelligenza artificiale come una storia di apertura, sviluppo e inclusione tecnologica. L’ultima newsletter della sua ambasciata a Roma offre uno spaccato significativo di come Pechino voglia trasmettere questo messaggio all’estero e degli interessi geopolitici che lo accompagnano

petrolio

Sanzionare Pechino per colpire Mosca? La carta cinese nella logistica della flotta ombra

Oltre quaranta carichi di Lng russo sanzionato sono arrivati a Beihai in undici mesi, segnale che la Cina sta costruendo un’infrastruttura che rende sostenibile l’export di Mosca. E su cui l’Occidente deve concentrarsi adesso

L’Indo-Pacifico è il nuovo centro del mondo, e l’India sarà decisiva. La versione di Scott Morrison

L’ex premier australiano Scott Morrison legge la trasformazione dell’ordine internazionale attraverso l’ascesa dei minilateralismi e il crescente peso dell’India. Dal Quad ad Aukus, dalla presenza cinese nell’Oceano Indiano alla cooperazione industriale con l’Europa. Il baricentro geopolitico globale si è già spostato verso l’Indo-Pacifico, sostiene, in una conversazione degli Indo-Mediterranean Dialogues, iniziativa del think tank Cnky

Verso la (vera) riforma della giustizia in Venezuela?

Conclusa la prima tappa del dialogo tra l’opposizione venezuelano e il regime chavista, dopo l’arresto dell’ex leader Nicolas Maduro. Cosa hanno concordato, chi critica i negoziati e come hanno contribuito gli Usa nel processo

Il boom del biotech cinese preoccupa il Congresso Usa. Che prende contromisure

Il boom degli accordi sui farmaci sviluppati in Cina accende l’attenzione del Congresso americano. Con il Biotech investment national security act Washington vuole sottoporre a maggiore scrutinio licensing e investimenti nel biotech cinese

La Nuova Zelanda alza il livello su Pechino. Cosa dice il rapporto sullo spionaggio cinese

Nel nuovo rapporto sulla sicurezza nazionale, l’intelligence di Wellington indica esplicitamente Pechino come il principale attore dello spionaggio straniero nel Paese. Nel mirino non ci sono soltanto informazioni governative, ma tecnologie, ricerca universitaria, aziende e infrastrutture spaziali. Una scelta di trasparenza che segna anche l’evoluzione della postura neozelandese all’interno dei Five Eyes

La crisi migratoria riporta al centro lo Stato-comunità. Il commento di Ippolito

La crisi migratoria dell’estate 2026, tra tensioni su Schengen e rotte sempre più pericolose, impone una riflessione sul ruolo dello Stato. La risposta passa dal rafforzamento delle comunità nazionali, dalla difesa della legalità e da un equilibrio tra sicurezza, solidarietà e tutela della persona. Il commento di Benedetto Ippolito

×

Iscriviti alla newsletter