Skip to main content

Fra qualche giorno si conosceranno i particolari del Memorandum Usa-Iran. Solo allora si potrà capire cosa è stato concesso a Teheran e quali i limiti delle sue ambizioni  territorialistiche sullo stretto. Certo è che mai in passato l’Iran aveva osato avanzare pretese su un passaggio che secondo il diritto del mare (scritto e consuetudinario) non può essere né impedito né sottoposto a condizioni: uniche limitazioni ammesse, il rispetto della sovranità Stato costiero, l’osservanza delle norme antinquinamento, la  navigazione in corridoi di traffico  approvati dall’Imo.

Fino alla crisi attuale, era inteso che negli stretti come Hormuz adibiti alla navigazione internazionale i diritti degli Stati con sovranità sulle acque dovevano ritenersi subordinati a quelli dei Paesi in transito. Tale paradigma – sino ad oggi sostenuto dagli Usa –  non è ancora cambiato dal punto di vista giuridico. Bisogna vedere se e come verrà reinterpretato per Hormuz. Intanto, la Coalizione dei volenterosi di cui fa parte l’Italia nell’ambito del G7, ha chiarito che “è essenziale l’urgente riapertura di Hormuz con libertà di navigazione incondizionata e senza restrizioni”.

Le pretese iraniane

Teheran sembra aver perso il senso della misura nell’accampare rivendicazioni a forme di sovranità sull’intera area dello Stretto. Al netto delle dichiarazioni propagandistiche, le pretese si concentrano sulla percezione di compensi (tasse o corrispettivi per servizi come pilotaggio, assistenza o protezione antinquinamento) e sull’obbligo dei mercantili in transito di accreditarsi preventivamente presso l’Autorità dello Stretto (Pgsa dall’acronimo).

Il loro carattere unilaterale e la non conformità alla Convenzione Unclos le rende problematiche. Difficile siano previste dal MoU con gli Usa. Forse ci sarà quindi un doppio standard basato sulla loro  applicazione di fatto da parte iraniana al termine del periodo di prevista “franchigia”.

Nulla toglie che esse possano essere accettate volontariamente da quei Paesi che preferiranno continuare a passare sotto protezione iraniana come già accade ora per le bandiere amiche.

L’incognita omanita

L’Iran potrebbe realmente controllare lo stretto se stabilisse un regime restrittivo concordato con l’Oman. Il Sultanato, per quanto molto cauto e sempre con basso profilo diplomatico, in passato ha assunto posizioni simili a quelle iraniane nel pretendere diritti di sorveglianza sui mercantili in transito.

In tanti anni, e anche durante le crisi passate, Mascate non ha tuttavia mai interferito con la libertà di passaggio nei corridoi di transito, in entrata ed uscita dallo stretto, ricadenti entrambi nelle sue acque territoriali. Risulta però che a volte abbia contestato alle navi da guerra di assumere misure di autoprotezione considerate ostili (come il sorvolo con elicotteri durante il passaggio).

Non sappiamo se sosterrà ora le posizioni estremistiche iraniane o se manterrà il suo tradizionale profilo neutralistico chiarendo magari che il passaggio nei suoi corridoi di traffico sarà libero una volta bonificati dalle mine. Se così fosse,  bisognerebbe mettere in conto che il versante omanita possa diventare un bersaglio per azioni ibride volte a scoraggiare il passaggio.

Il ruolo dei Paesi del G7 e dei “volenterosi”

Come detto il G7 supporta integralmente il ripristino dell’incondizionata libertà di navigazione nello stretto. Per lo sminamento delle rotte sarà ovviamente necessario il consenso dell’Oman, sia perché quelle più praticate passano di lì, sia perché è improbabile che Teheran accetti interferenze straniere.

Questo potrà essere previsto nel Memorandum ma andrebbe comunque concordato – a parere di chi scrive – con i singoli Paesi partecipanti all’operazione come fu fatto dall’Egitto nel 1984 al tempo dello sminamento del Golfo di Suez.

Il consenso dell’Oman potrebbe essere anche la base per il prolungamento dell’operazione navale oltre il termine delle attività di bonifica,  a garanzia della libertà di transito. Il modello sarebbe la missione EMASoH messa in atto dalla Francia  con la partecipazione dell’Italia con finalità di sorveglianza e Roe meramente difensive. In alternativa, la Ue potrebbe estendere a Hormuz il mandato di “Aspides” operante a Bab el Mandeb.

In ogni caso, il nostro Paese – già pronto ad entrare in azione con i cacciamine della Marina dopo l’approvazione parlamentare – ha molte carte da giocare sia sul piano navale che diplomatico, grazie alla sua consolidata e riconosciuta funzione di stabilizzazione nel Golfo.

Hormuz, cosa cambierà davvero con l’intesa tra Usa e Iran

La riapertura di Hormuz non è un ritorno al passato. Ora che Teheran ha rafforzato le sue pretese territorialistiche lo stretto è meno internazionale. Il silenzio dell’Oman complica la situazione. I Paesi del G7 insistono giustamente sull’incondizionata libertà di navigazione. Il ruolo dell’Italia. L’analisi dell’ammiraglio Fabio Caffio

Tutti gli indizi sul nuovo sogno argentino di Thiel

Gli argentini sono preoccupati per la presenza del magnate della tecnologia e il rischio di nuovi meccanismi di sorveglianza e limitazioni delle libertà. Le chiavi del suo piano in un libro…

Perché la Cia è scettica sull'accordo di Trump con l'Iran

L’intelligence americana mette le mani avanti: gli iraniani sono inaffidabili. La prudenza non è mai troppa considerando la situazione a Teheran. Dietro le parole si intravedono prove concrete sulle intenzioni e i piani del regime degli ayatollah. L’analisi di Gianfranco D’Anna

Go Navy! Perché la visita di Crosetto è stata un successo anche per Fincantieri e Leonardo

La missione di Crosetto a Washington sembra aver archiviato le recenti tensioni tra Roma e l’amministrazione americana, rilanciando il dialogo sulla Nato e sulla cooperazione industriale. Dalla cantieristica navale, dove Fincantieri occupa già una posizione rilevante negli Stati Uniti, alla gara della US Navy per il nuovo addestratore con Leonardo in corsa, emergono i segnali di un possibile rafforzamento della presenza italiana nei programmi strategici americani

Il messaggio nascosto nelle nuove manovre orbitali russe. L’analisi del gen. Bianchi

Di Lucio Bianchi

Cinque satelliti russi hanno effettuato una rara e costosa manovra orbitale per allinearsi quasi completamente a Iceye-X36, assetto della costellazione radar utilizzata anche dall’Ucraina. Non ci sono prove di intenti ostili, ma la configurazione raggiunta è compatibile con future operazioni di prossimità. Un caso che mette in luce la crescente rilevanza strategica della manovrabilità orbitale e la sempre più stretta interazione tra infrastrutture spaziali civili e militari. L’analisi del generale Lucio Bianchi

Sicurezza nazionale, AI ed export control. Il significato politico del caso Anthropic secondo Mele

Secondo Stefano Mele, avvocato ed esperto di cybersecurity, sebbene l’accaduto possa essere ricondotto al più ampio ambito del controllo delle esportazioni in campo tecnologico, esso non riguarda soltanto la sospensione dell’accesso a due modelli avanzati di intelligenza artificiale, quanto piuttosto il modo in cui gli Stati Uniti iniziano a giudicare alcune capacità dell’AI quando vengono considerate rilevanti per la loro sicurezza nazionale

Crosetto incontra Hegseth al Pentagono. Spese militari, Nato 3.0 e Hormuz tra i temi

Segnali positivi dal Pentagono, dove Guido Crosetto ha incontrato Pete Hegseth. Il ministro italiano ha ribadito la centralità del legame atlantico, mentre il segretario alla Difesa ha plaudito al lavoro di Giorgia Meloni sulla difesa europea. Sul tavolo del vertice anche l’aumento degli investimenti per la difesa, il sostegno a Kyiv e il possibile contributo italiano allo sminamento dello stretto di Hormuz

A Parigi l’industria italiana porta cyber, carri e guerra elettronica

A Eurosatory 2026 l’industria italiana si presenta con una filiera ampia e con una presenza che intercetta alcuni dei temi più urgenti della difesa terrestre europea, dalla protezione cyber alla guerra elettronica, fino al rinnovamento delle piattaforme corazzate e alla risposta alla minaccia dei droni. Il quadro che emerge da Parigi è quello di un settore chiamato a misurarsi sempre di più con integrazione, rapidità produttiva e capacità di operare in ambienti complessi

Spazio, Difesa e Ponte sullo Stretto. Cosa lega sempre di più Roma e Tokyo

A Villa Pamphilj il vertice tra la premier Giorgia Meloni e la sua omologa Takaichi Sanae sancisce la comunanza di intenti tra due sistemi industriali che hanno molto da spartire. Tra corsa allo spazio, caccia di ultima generazione, nucleare e Ponte sullo Stretto

Altro che crypto. Così l'evasione russa delle sanzioni passa da canali tradizionali

Un report dell’Open Source Centre e di Trm Labs ricostruisce A7, la rete sostenuta dallo Stato russo che avrebbe movimentato oltre 6.100 miliardi di rubli. Il vero motore dell’evasione non sono le criptovalute, ma l’accesso alle banche corrispondenti

×

Iscriviti alla newsletter