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Dal prossimo primo luglio qualcosa cambierà in Europa. Per la prima volta il Vecchio continente sperimenterà l’esistenza di un mercato unico delle criptovalute. D’altronde, le monete virtuali sono da tempo con un piede dentro l’economia reale, elette seppur tra mille dubbi delle autorità monetarie a strumenti di risparmio. E con esse le ben più sicure stablecoin, valute sì virtuali ma saldamente ancorate alle divise sovrane. In mezzo c’è l’euro digitale, la creatura della Banca centrale europea che tra un paio d’anni dovrebbe entrare definitivamente in circolazione. Altra storia, qui si tratta di una moneta avente pieno corso legale ed emessa direttamente da Francoforte.

Fatto sta che il conto alla rovescia è iniziato. Con l’inizio di luglio si chiude definitivamente il periodo transitorio previsto dal regolamento europeo sui mercati delle cripto-attività (Mica), la prima legge organica dell’Ue dedicata all’industria delle criptovalute. Porta piattaforme di scambio, broker e fornitori di portafogli digitali sotto una vigilanza formale simile a quella che da tempo si applica alle banche e alle altre società finanziarie. Ma, soprattutto, sostituisce un quadro frammentato di norme nazionali con un unico corpus di regole valido in tutti i 27 Stati membri. Una società autorizzata in un Paese dell’Ue ottiene così un passaporto per operare in tutto il blocco, ma in cambio deve rispettare requisiti su capitale, governance, tutela dei fondi dei clienti e prevenzione del riciclaggio.

Da quando le norme centrali sono entrate in vigore alla fine del 2024, gli operatori esistenti sono stati autorizzati a continuare ad operare sulla base delle vecchie registrazioni nazionali, ma si è trattato di una concessione temporanea. Secondo l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (Esma), che ad aprile ha escluso qualsiasi proroga, a maggio solo circa 210 società avevano ottenuto l’autorizzazione completa, su oltre 1.200 che in passato disponevano di registrazioni nazionali per attività cripto nell’Ue. Ciò tuttavia corrisponde a un tasso di conversione ben inferiore a un quinto, lasciando la grande maggioranza del vecchio mercato priva di licenza mentre il termine ultimo scatterà tra pochi giorni.

Il caso più eccellente è quello di Binance, la maggiore piattaforma mondiale per volume di scambi di criptovalute. La quale sta cercando un altro Paese europeo disposto a concederle il passaporto regolamentare necessario per restarvi. La distinzione è sostanziale per le strategie future del gruppo, ma potrebbe risultare meno rassicurante per i suoi clienti: dal 1° luglio 2026, in assenza di una licenza valida, la piattaforma non potrà continuare a operare nell’Unione europea come se nulla fosse.

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