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La sicurezza delle cure passa sempre più dalla capacità del sistema sanitario di prevenire l’errore, prima ancora che di reagire alle sue conseguenze. È uno dei fili che hanno attraversato Safe-T 2026, l’appuntamento annuale promosso da Accurate in occasione della Giornata mondiale della sicurezza del paziente, mettendo a confronto istituzioni, professionisti e industria sul ruolo che formazione e simulazione clinica possono assumere nella gestione del rischio. Parliamo di circa 134 milioni di eventi avversi ogni anno nei soli paesi a basso e medio reddito, che vede la simulazione clinica come fattore di riduzione del rischio clinico fino al 37%.

Un cambio di paradigma

“C’è una consapevolezza crescente sul tema della sicurezza del paziente”, ha osservato Patrizia Angelotti, amministratrice delegata di Accurate, ricordando il percorso compiuto negli ultimi anni, dalle linee di indirizzo del ministero della Salute del 2022 fino al nuovo quadro Ecm. Un passaggio che Angelotti legge innanzitutto come “un cambiamento culturale, ancora prima che normativo”: la simulazione non è più soltanto “un metodo innovativo o diverso di fare formazione”, ma uno “strumento concreto che può intervenire efficacemente nella riduzione dell’errore e del rischio clinico”. Per questo, ha aggiunto, “non siamo qui per parlare dell’efficacia della simulazione, perché è dimostrata”, quanto per interrogarsi sulla sua integrazione nei percorsi sanitari. Una prospettiva che si lega al più ampio ripensamento della prevenzione, sottolineato da Maria Rosaria Campitiello, che ha evidenziato come un paziente su dieci subisca un danno nell’ambito dell’assistenza sanitaria e che almeno la metà di questi eventi può essere evitata. La sfida, nella sua lettura, è costruire un sistema che non si limiti a reagire: “Se il sistema non reagisce ma agisce, può organizzare”- Anche l’investimento tecnologico entra in questa trasformazione: il ministero della Salute, ha ricordato Campitiello, ha investito 11 milioni di euro nella formazione per l’utilizzo della chirurgia robotica e degli ospedali virtuali.

La riflessione è condivisa anche da Renato Loiero, consigliere economico del presidente del Consiglio, “il tema non è solo quante risorse investiamo, ma quali outcome riusciamo a realizzare e come possiamo usare al meglio le risorse disponibili”. Da qui anche la domanda su quanto i sistemi di contabilità riescano a cogliere gli spillover positivi della prevenzione sanitaria: prevenire, ha sottolineato, costa meno che curare. Una responsabilità che va ben oltre il perimetro di chi opera all’interno delle strutture sanitarie. Luciano Ciocchetti, vicepresidente della commissione Affari sociali della Camera dei deputati, ha richiamato il ruolo delle istituzioni nel “creare le condizioni che consentano a professionisti e organizzazioni di lavorare su prevenzione, formazione e sicurezza”.

Oltre i confini nazionali

Un livello che può estendersi anche oltre i confini nazionali. Fabrizio Spada, responsabile delle relazioni pubbliche del Parlamento europeo in Italia, ha ricordato l’esperienza della pandemia, quando affrontare il tema dei vaccini a livello europeo e non esclusivamente nazionale ha consentito di aumentare l’efficienza e ridurre i costi. Allo stesso modo, “le buone pratiche sviluppate in Italia possono essere condivise con gli altri Stati membri e viceversa”, affinché efficacia e sicurezza del paziente rimangano al centro. Laura Mazza, della commissione interpalamentare formazione e lavoro, ha allargato ulteriormente questa prospettiva alla cooperazione internazionale, indicando nella capacità di trasferire competenze oltre il territorio nazionale uno degli elementi necessari per costruire, nelle sue parole, “una squadra vincente” orientata a un benessere integrale e che realizza le premesse della “global health”.

Responsabilità di sistema

Il passaggio dalla responsabilità clinica a una più ampia di sistema è stato sottolineato anche da Carlo Riccini, direttore generale di Farmindustria. Il rapporto tra salute e sicurezza, ha osservato, è ormai molto più ampio rispetto al perimetro tradizionale della sanità e coinvolge autonomia, capacità produttiva e organizzazione del sistema. In questo quadro, per Riccini, la simulazione consente di lavorare sugli eventi critici senza esporre il paziente, di allenare i processi per migliorare l’organizzazione e di rafforzare il legame tra “sicurezza dei percorsi, efficacia, efficienza e capacità di programmazione”. L’obiettivo è poter disporre delle cure necessarie “dove ci servono e quando ci servono”, migliorando al tempo stesso la spesa lungo un percorso integrato e riducendo gli sprechi. Sul versante della formazione, Lorena Martini, direttore Uoc Formazione di Agenas, ha richiamato la necessità di superare una concezione basata sul semplice trasferimento di conoscenze, orientandola invece al miglioramento dei comportamenti e, attraverso questi, della qualità delle cure.

Prevenzione e sicurezza come leve di sostenibilità

Il confronto di Safe-T ha provato a spostare il baricentro: non tanto sulla simulazione come tecnologia formativa a sé stante, quanto sul suo inserimento nella programmazione sanitaria, nella prevenzione e nell’organizzazione delle cure. Una formazione sempre più integrata con tecnologie e simulazione può infatti intervenire a monte, riducendo il rischio clinico, preparando i professionisti alla gestione degli eventi critici e contribuendo a limitare errori, inefficienze e sprechi. Prevenzione e sicurezza diventano così anche leve di sostenibilità, migliorare la qualità delle cure significa utilizzare meglio le risorse disponibili e ridurre i costi che un sistema chiamato soltanto a reagire finisce inevitabilmente per sostenere.

Formare per prevenire. Come la simulazione può rafforzare sicurezza e sostenibilità

Prevenire l’errore prima di doverne gestire le conseguenze. In occasione della Giornata mondiale della sicurezza del paziente, Safe-T 2026 ha proposto un dialogo fra istituzioni, professionisti e industria si confrontano sul ruolo della simulazione clinica nella sicurezza del paziente e sulla possibilità di integrare formazione, prevenzione e programmazione per migliorare le cure e utilizzare meglio le risorse del Ssn

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