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Strike, abbattete tutti i birilli del regime di Teheran. Sarà pressappoco questo l’ordine d’attacco del presidente Donald Trump che all’alba di uno dei prossimi giorni, secondo Cnn, Cbs e New Work Times, farà molto probabilmente scattare l’intervento americano contro l’Iran degli ayatollah e dei pasdaran.
A trasformare gli spiragli di pace diplomatici di Ginevra nei venti di guerra del Golfo é stata l’evidente inconsistenza delle trattative avviate da Teheran, che nel frattempo continua a massacrare manifestanti ed oppositori e, soprattutto, prosegue in segreto a sviluppare il programma nucleare per realizzare l’atomica con l’apporto di Russia e Cina.

Il Pentagono ha già comunicato alla Casa Bianca che le forze Usa sono pronte ad attaccare l’Iran, ma prima di decidere il presidente esaminerà ancora una volta con i vertici della sicurezza nazionale tutti i possibili scenari, i rischi e le ripercussioni politiche e militari dell’eventuale escalation. Trump ha davanti agli occhi il disastroso epilogo del blitz del 24 aprile del 1980 ordinato da predecessore Jimmy Carter per tentare di liberare i 52 diplomatici dell’ambasciata Usa nella capitale iraniana presi in ostaggio. Blitz costato la morte di 8 marines e la rielezione di Carter.

Dopo i continui avvertimenti rivolti da Trump personalmente alla guida suprema Khatami e al regime iraniano, l’attendismo dell’amministrazione americana viene paragonata dal generale tedesco Wolf-Jürgen Stahl, all’indeterminatezza che gli Stati Uniti mostrano nei confronti di Putin. Stahl, che non é uno dei tanti Generali europei ma il presidente dell’Accademia federale per la politica della sicurezza nazionale di Berlino, teme fortemente, scrive The Times, che se Putin non viene fermato in Germania e in Europa “vivremo cose che ora non possiamo nemmeno immaginare” e se la prende direttamente con Trump accusandolo testualmente di essere “egomaniaco, narcisista, un affarista imprevedibile con tendenze autoritarie”.

L’intelligence americana, più che la Casa Bianca, ritiene tuttavia, e non a torto, che sull’insanguinato piatto della bilancia delle insidie terroristiche e delle incognite belliche delle dittature, sia intanto urgentemente necessario impedire il definitivo massacro dell’opposizione del popolo iraniano e stroncare una volta per tutte il ricorrente tentativo, che prima o poi fatalmente riuscirà, che un paese in mano ai fondamentalisti islamici disponga di armi nucleari che immancabilmente verrebbero usate contro Stati Uniti ed Europa.

Sindrome di Carter a parte, la prudenza di Trump fa invece sperare che nulla sarà lasciato al caso e se e quando sarà dato l’ordine di strike, i Guardiani della Rivoluzione e il regime iraniano non avranno scampo e non saranno in grado attuare rappresaglie. Ed è comunque certo, trapela dall’Amministrazione, che si “sta pensando molto a questo piano d’attacco”. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha dichiarato che sebbene “la diplomazia sia sempre la sua prima opzione”, l’azione militare resta sul tavolo del presidente. “Ci sono molte ragioni e argomentazioni che si potrebbero addurre a favore di un attacco contro l’Iran”, ha affermato confermando che Trump si sta affidando “prima di tutto” alla consulenza del suo team per la sicurezza nazionale.
La prossima settimana sarà decisiva.

Il fatto che gli Stati Uniti abbiano dispiegato in Medio Oriente il più imponente dispositivo aereo navale dalla guerra in Iraq del 2003, conferma che il Pentagono ha in programma un’azione militare prolungata contro l’Iran. Washington dispone attualmente 13 navi da guerra: una portaerei, la Abraham Lincoln, ed una seconda la Gerald Ford in arrivo, nove cacciatorpediniere e tre navi da combattimento litoranee, con altre tre cacciatorpediniere in arrivo con la Ford.

Ed è raro che vengano mobilitate due portaerei statunitensi e che la fotta aerea rischierata nell’area disponga di tanti caccia stealth F-22 Raptor, F-15 e F-16 e di cisterne aeree per i rifornimenti in volo KC-135. Dopo la condanna a 10 anni di carcere di due turisti britannici accusati di spionaggio, non é escluso che all’eventuale attacco all’Iran partecipi a livello militare e di cyber war anche l’Inghilterra, mentre Israele e Stati Uniti stanno già coordinando strettamente intelligence, comunicazioni e difesa aerea.

Il Wall Street Journal scrive che Trump ha appena ricevuto briefing dettagliati sulle opzioni militari disponibili. Tra queste figurano: un’operazione prolungata volta a catturare decine di leader politici e militari iraniani con l’obiettivo di rovesciare il regime ed un’azione più limitata, concentrata su impianti nucleari e missilistici balistici. Qualunque sia la scelta, per gli ayatollah si aprirà la porta dell’inferno. A meno che i vertici teocratici e i comandanti dei pasdaran non decidano di rifugiarsi come l’ex Presidente siriano Assad e altri a Mosca, la capitale refugium dittatorum.

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