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In Italia lo sport è stato a lungo considerato una dimensione accessoria, confinata tra svago e competizione. Questa lettura non rispecchia più la realtà. Le evidenze economiche mostrano un impatto che va dritto al cuore della sostenibilità pubblica. Ogni anno l’attività sportiva genera risparmi significativi per il sistema sanitario e riduce la pressione su una struttura che deve affrontare l’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle patologie croniche. Di fronte a dati così chiari, lo sport non può essere trattato come un fenomeno marginale. È un elemento della salute collettiva e un fattore di equilibrio per il futuro del Paese. Nella prospettiva dell’Inps il benessere non è un’astrazione, ma un indicatore misurabile che incide sulla tenuta del welfare.

Lo sport partecipa a questa dinamica in modo concreto perché sostiene la capacità delle persone di vivere più a lungo in condizioni migliori, riduce la necessità di cure complesse e favorisce una maggiore autonomia nelle diverse fasi della vita. Ogni chilometro percorso, ogni ora di attività fisica, ogni tipo di pratica sportiva portata avanti con continuità rappresenta un pezzo di prevenzione che vale più di molte misure correttive o assistenziali. La società guadagna salute e il sistema pubblico guadagna sostenibilità. Questa visione ha orientato la riforma previdenziale dei lavoratori sportivi. Era necessario offrire a un settore che genera valore professionale, economico e sociale una cornice di diritti stabile e coerente con gli altri ambiti produttivi. Una regolazione chiara non è solo un atto di equità, ma un passo che riconosce allo sport il peso che già esercita nella vita del Paese.

Rafforzare la tutela di chi opera in questo mondo significa consolidare una componente essenziale dell’economia del benessere. I numeri sulla pratica sportiva mostrano una dinamica che merita attenzione. Una quota crescente della popolazione pratica attività fisica in modo continuativo con un aumento significativo tra donne e anziani. Non si tratta di un semplice cambiamento di abitudini. È un segnale che va nella direzione giusta per affrontare la sfida demografica e per costruire una comunità più resiliente. Una popolazione più attiva ha una maggiore qualità della vita, riduce l’impatto delle malattie croniche, mantiene più a lungo la propria autonomia e contribuisce quindi a un sistema previdenziale più equilibrato. Integrare lo sport nel welfare significa valorizzarne la capacità di generare prevenzione e coesione. Lo sport crea reti sociali, rafforza la fiducia nei territori, riduce l’isolamento e aiuta a tenere insieme generazioni diverse. Una politica che favorisce l’accesso universale allo sport investe nella salute pubblica e, allo stesso tempo, nella vitalità delle comunità locali. È una scelta che non produce risultati immediati, ma garantisce benefici costanti nel tempo.

L’Inps sta lavorando a un modello di welfare generativo che punta a sviluppare competenze, autonomia e responsabilità nelle persone. In questo quadro lo sport non è un complemento, ma un elemento che lavora in profondità sul capitale umano. La disciplina, la perseveranza e la capacità di misurarsi con i propri limiti sono risorse che incidono tanto sul benessere individuale quanto sulla qualità della vita collettiva. Una società più attiva è una società più solida.

Le Olimpiadi e Paralimpiadi invernali di Milano-Cortina offrono un’occasione preziosa per rendere visibile questa prospettiva. Non rappresentano solo un grande evento sportivo, ma un laboratorio che mostra come lo sport possa trasformarsi in una politica pubblica avanzata. Le storie degli atleti, la loro determinazione e la loro capacità di trasformare la fatica in opportunità testimoniano ciò che uno Stato può ottenere se considera lo sport una componente della propria strategia di sviluppo. Se vogliamo un Paese capace di crescere con equilibrio dobbiamo riconoscere allo sport il ruolo che già svolge nella realtà. È una scelta fondata sulla logica, sui dati e sulla responsabilità verso il futuro. L’Inps continuerà a lavorare perché lo sport entri stabilmente nella cultura del welfare come investimento che rafforza la salute, sostiene la coesione e costruisce le condizioni della sostenibilità per le generazioni che verranno.

Formiche 221

Milano-Cortina e non solo, così lo sport salva le casse dello Stato. Scrive Fava

Di Gabriele Fava

Le Olimpiadi e Paralimpiadi invernali di Milano-Cortina non rappresentano solo un grande evento sportivo, ma un laboratorio che mostra come lo sport possa trasformarsi in una politica pubblica avanzata. Il commento di Gabriele Fava, presidente Inps

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