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E se non fosse una stella che al mattino se ne va? La sala è piena, il parterre trasversale. All’incontro milanese promosso da Forza Italia, la presenza più visibile – e politicamente significativa – è quella di Azione e del suo leader Carlo Calenda. Un dettaglio che dettaglio non è. Nel pieno di una fase di scomposizione e ricomposizione degli equilibri politici, dentro e fuori i confini nazionali, il dialogo tra mondi liberali e riformisti torna a farsi concreto. Formiche.net ne ha parlato con il politologo dell’Università di Perugia Roberto Segatori, che legge l’ipotetico asse Forza Italia–Azione come un segnale da inquadrare ben oltre la tattica partitica locale.

Professor Segatori, l’incontro di Milano ha mostrato una sintonia evidente tra Forza Italia e Azione. Come va letta questa convergenza?

Capisco la simpatia reciproca. Ma le aggregazioni politiche, oggi, non si spiegano solo sul piano interno. Vanno inquadrate nel contesto internazionale. La crisi dell’Unione europea, l’impatto destabilizzante del trumpismo, impongono all’Italia di interrogarsi su un nuovo posizionamento strategico. E questo riflette inevitabilmente anche sulle alleanze domestiche.

Il quadro interno, però, sembra altrettanto frammentato.

Le ricette italiane sono in stagnazione. Da anni. C’è un evidente bisogno di ritrovare un posizionamento anche sul versante interno, e qui emergono tutti i limiti dei partiti. Ci troviamo davanti a formazioni imperfette, spesso incoerenti rispetto alle loro idee originarie e non adeguate al presente.

Chi incarna meglio questa “imperfezione”?

Il caso più evidente è la Lega. Salvini ha tentato di trasformarla in un partito nazionale, poi ha imbarcato figure come Vannacci che rappresentano forzature estremiste. Ora prova una marcia indietro, ma la crisi resta: il partito perde consensi e identità.

Calenda parla di un movimento liberale e riformista. È una proposta credibile?

Sono parole d’ordine che funzionano, intercettano un bisogno reale. Ma pagano anche tributi al passato. Non è un caso che questo tentativo maturi nel contesto delle celebrazioni berlusconiane. Forza Italia, però, resta un partito in cui gli eredi di Berlusconi tengono saldamente in mano la cassa. Pensare che possa nascere una forza con la carica evocativa di un De Gasperi è, per ora, lontano.

Cosa serve allora per rendere convincente questa operazione, soprattutto agli occhi del leader di Azione?

Probabilmente occorre individuare un nuovo leader, benché Tajani sia una figura di compromesso. Ma qui emerge un limite anche di Azione: Calenda vuole continuare a essere lui il leader. Dice molte cose giuste, ma deve superare il personalismo. Renzi, pur avendo meno voti, è stato più abile nel costruire Casa riformista.

Nel centrodestra, intanto, Giorgia Meloni sembra muoversi con anticipo verso il centro. È vera transizione?

Fratelli d’Italia è più avanti di tutti nei sondaggi ma non solo. Meloni sta capendo che deve spostarsi verso il centro, anche se la premier è circondata da figure ancora legate al passato. 

Forza Italia, in questo schema, dove si colloca?

È il partito più al centro nella coalizione di governo. Il vero tema è l’equilibrio dei pesi. Un asse Forza Italia–Azione costringerebbe il Pd a una chiarificazione profonda: tutta l’area riformista fatica a riconoscersi nelle linee di Schlein. AVS, invece, ha probabilmente già toccato il massimo: resta ancorata all’ideologia e non si misura con il fare.

In definitiva, che segno politico ha il tentativo di avvicinamento tra Azione e Forza Italia?

È un segno positivo. Coglie la necessità di superare le imperfezioni dei partiti italiani e di ridefinire uno spazio centrale con posizioni non ambigue. Ma a due condizioni: Calenda deve ridimensionare il personalismo, Forza Italia deve diventare più laica. Se accade, questa operazione può diventare un antidoto agli estremismi.

L'abbraccio Forza Italia-Azione può arginare gli estremismi. Segatori spiega perché

Il dialogo tra Forza Italia e Azione, emerso all’incontro di Milano, segnala, secondo Roberto Segatori, la necessità di ridefinire il posizionamento politico dell’Italia in un contesto internazionale instabile e di superare le attuali imperfezioni dei partiti. Forza Italia occupa oggi lo spazio più centrale, mentre Azione intercetta una domanda liberale e riformista ancora incompiuta. L’operazione può rafforzare il centro e fare da argine agli estremismi, ma richiede meno personalismi e una maggiore laicità politica 

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