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La European space conference di Bruxelles ha offerto un quadro aggiornato sullo stato delle politiche spaziali europee, in una fase segnata dall’aumento degli investimenti, dal peso crescente della sicurezza e dalle decisioni assunte al recente Consiglio ministeriale dell’Agenzia spaziale europea. Il confronto si è concentrato sul rapporto tra iniziative nazionali e architettura comune dell’Unione, oltre che sul rafforzamento delle capacità operative condivise.

Iniziative nazionali e quadro europeo

Un primo tema emerso riguarda la gestione della crescita dei programmi nazionali all’interno di un disegno europeo più ampio. Andrius Kubilius, commissario europeo per la Difesa e lo Spazio, ha riconosciuto il valore dell’aumento degli investimenti, chiarendo però che questo deve tradursi in capacità integrate. “Gli investimenti nello spazio anche dai bilanci nazionali e della difesa sono ovviamente una buona notizia. La sfida è costruire assetti molto interoperabili, così da creare una sinergia tra capacità nazionali ed europee”.

Il rischio di una frammentazione del settore è stato richiamato anche da Josef Aschbacher, direttore generale dell’Agenzia spaziale europea. “Troppo spesso frammentiamo e rinazionalizziamo i nostri sforzi. Questo ci rallenta”, ha osservato, sottolineando la necessità di un maggiore coordinamento tra Stati membri, istituzioni europee e industria.

Comunicazioni sicure e resilienza spaziale

Nel quadro delle capacità comuni, particolare attenzione è stata dedicata alle comunicazioni satellitari sicure. Kubilius ha annunciato l’avvio operativo di GovSatCom come primo passo verso una capacità europea sovrana. “Gli Stati membri possono ora avere accesso a comunicazioni satellitari governative e militari, sicure e criptate, costruite e operate in Europa sotto controllo europeo”. L’estensione delle capacità è prevista dal 2027, con IRIS² indicato come operativo nel 2029.

Aschbacher ha collegato questi sviluppi al tema più ampio della sicurezza dallo spazio e alla sostenibilità delle ambizioni europee, richiamando il divario con i principali competitori globali. “Nel 2024 gli Stati Uniti hanno investito sei volte più dell’insieme degli attori europei”, mentre la Cina ha superato l’Europa del 50 per cento, un contesto che rende necessari investimenti stabili e di lungo periodo.

La postura italiana nel contesto europeo

Nel confronto è emersa anche la posizione dell’Italia. Il presidente dell’Agenzia spaziale italiana, Teodoro Valente, ha richiamato una strategia nazionale in pieno allineamento con gli indirizzi di governo e le valutazioni del Comint, indicando tra i programmi chiave Iride, concepito come sistema in grado di interagire con altri flussi di dati di osservazione della Terra e di supportare non solo le esigenze italiane ma anche quelle dei partner. Valente ha inoltre ricordato l’architettura multi-sensore e l’elevato tempo di rivisita della costellazione, insieme ad altre iniziative come la Demo Mission sui servizi in orbita, le comunicazioni satellitari sicure e COSMO-SkyMed di seconda generazione.

Nel complesso, dalla conferenza è emersa una linea condivisa. Il rafforzamento dello spazio europeo passa meno dalla moltiplicazione di programmi paralleli e più dalla capacità di integrarli in un’architettura comune, interoperabile e sostenibile nel tempo.

L’Europa investe nello spazio, ora serve una regia comune

La European space conference ha fotografato una fase di forte trasformazione delle politiche spaziali europee, tra crescita degli investimenti, centralità della sicurezza e nuove scelte strategiche. Il confronto ha evidenziato il rischio di frammentazione dei programmi nazionali e la necessità di integrarli in un’architettura comune. Comunicazioni satellitari sicure, resilienza e coordinamento industriale emergono come leve decisive, con l’Italia impegnata a rafforzare il proprio ruolo in un quadro europeo più coeso

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