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Dal punto di vista di Pechino, l’operazione militare statunitense in Venezuela non è tanto un precedente strategico quanto un evento rivelatore. Rivelatore delle priorità americane, delle nuove modalità di esercizio del potere e, soprattutto, delle vulnerabilità cinesi.

La reazione ufficiale di Pechino — dura sul piano retorico, prudente su quello operativo — riflette una linea ormai consolidata: sfruttare l’episodio per delegittimare Washington, senza però modificare in modo sostanziale il proprio calcolo strategico su dossier centrali come Taiwan.

Ma il Venezuela non è solo una questione politica. È un nodo energetico, finanziario e industriale che incrocia interessi cinesi profondi: dal petrolio pesante alle catene di approvvigionamento critiche, fino al ruolo del dollaro e alle ambizioni strategiche di lungo periodo di Pechino.

Nell’edizione di questa settimana di “Indo-Pacific Salad” analizziamo come l’operazione americana si inserisca nella più ampia cornice America First, quali costi reali potrebbe generare per la Cina e perché, al di là della propaganda, il caso venezuelano rappresenta un test significativo per l’equilibrio globale.

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Cinezuela. L’effetto su Pechino della mossa di Trump contro il regime di Caracas

L’operazione americana in Venezuela potrebbe non aver cambiato la strategia cinese su Taiwan, ma porta alla luce le vulnerabilità profonde di Pechino su energia, finanza e catene di approvvigionamento. Perché Caracas è diventata un tassello chiave della competizione strategica globale?

Quel Copasir dimenticato. Il silenzio che reggeva lo Stato raccontato da Volpi

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Il tempo del Covid è è stato dimenticato. E insieme a quel tempo è stato rimosso anche ciò che, nel silenzio, ha continuato a far funzionare una parte essenziale dello Stato. Il racconto di Raffaele Volpi, ex presidente del Copasir

Dai pro Maduro ai pro Putin. La radicalizzazione della sinistra è una garanzia per Meloni. Parla Velardi

Il presidente del Consiglio alla conferenza stampa di inizio anno si espone sul referendum della Giustizia. Gli avversari si radicalizzano e utilizzano come unico collante l’essere anti-governativi, ma senza reali proposte alternative. L’Ue ha perso la bussola ed è in crisi di leadership. Le piazze pro Maduro, pro Putin e pro Hannoun sommano gli estremismi. Fra gli ayatollah e Trump? La scelta, difficile, è comunque l’America. Colloquio a tutto campo con il direttore del Riformista, Claudio Velardi

Giustizia, adesso i Popolari per il Sì nel nome di Vassalli. L'opinione di Merlo

Nei prossimi giorni in una conferenza stampa a Roma verranno spiegate le ragioni politiche, culturali e storiche che portano molti Popolari ed ex democristiani a
condividere le ragioni della riforma della Giustizia. Nel nome dei principi fondativi del Ppi. La lettura di Giorgio Merlo

Phisikk du role - Le parole di zio Sam

Sarebbe il caso che le comunità delle nazioni che ancora continuano a credere nel valore assoluto della diplomazia e della politica, entrambe poggiate su un lessico compatibile, cominciassero a non lasciar cadere le parole forti, come se a pronunciarle fosse un vecchio zio un po’ così a cui si deve comprensione perché ha una certa età. Perché Zio Sam se può governare una nazione dovrà assumersi anche l’impegno di qualche regola. Cominciando dalle parole. La rubrica di Pino Pisicchio

Tutte le debolezze dei "bloccatori” di riforme. L'antidoto (liberale) di Sterpa

Di Alessandro Sterpa

Il blocco delle riforme è diventato un mestiere, più che una posizione di merito. C’è una differenza tra conservazione e ostruzionismo ideologico. È prassi consolidata l’uso strumentale della Costituzione per difendere lo status quo. Nel paradosso italiano, chi governa riforma e chi si dice progressista frena. Ma sondaggi e mobilitazione debole indicano una possibile inversione: a fermarsi, stavolta, potrebbero essere i “bloccatori”. La via liberale indicata da Alessandro Sterpa, costituzionalista e professore dell’Università della Tuscia 

Dalle rotte ai campi di sterminio, la Libia analizzata da al Ghwell

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La Libia è diventata il terminale violento delle rotte migratorie africane, dove detenzione, estorsione e uccisioni costituiscono un vero e proprio sistema economico. Un sistema alimentato dal collasso regionale e dalla strategia europea di contenimento, che ha spostato a sud il costo umano della deterrenza. L’opinione di Hafed Al-Ghwell, senior fellow e direttore del programma Nord Africa allo Stimson Center

“Ma anche no” di don Rosini è un appello a tornare cattolici. La lettura di Delle Site

Di Benedetto Delle Site

Un saggio contro le semplificazioni del nostro tempo. In “Ma anche no” don Fabio Rosini smonta la logica dell’aut-aut e rilancia l’“et-et” come cifra autentica del pensiero cattolico: tenere insieme verità e carità, giustizia e misericordia, senza cadere nel relativismo né nel manicheismo. Un libro che invita al discernimento, al distacco dalle idolatrie ideologiche e a una fede capace di abitare la complessità senza paura. La recensione di Delle Site 

L’apparato di sicurezza iraniano non è all’altezza della minaccia israeliana. Teti spiega perché

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Le crepe dell’intelligence iraniana non sono contingenti, ma strutturali, poiché esse riflettono un sistema concepito per il controllo interno più che per la competizione strategica esterna. E il futuro della sicurezza iraniana dipenderà dalla capacità di trasformare le ammissioni di fallimento in riforme reali. L’analisi di Antonio Teti

Luci ed ombre nell’intervento Usa in Venezuela. La versione di Polillo

Sarà certamente stata, sul piano militare, una delle “più spettacolari operazioni degli Stati Uniti dalla Seconda guerra mondiale”. Ma lo è stata anche da un punto di vista politico? Il problema merita una riflessione più approfondita. L’analisi di Gianfranco Polillo

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