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La visita del ministro Guido Crosetto in India e il piano di cooperazione militare 2026-2027 si inseriscono in una fase di consolidamento dei rapporti tra Roma e Nuova Delhi. Dopo l’avvicinamento politico degli ultimi anni e il rafforzamento del dialogo tra Italia, India e Unione europea, la cooperazione si estende oggi a settori strategici come difesa, aerospazio e sicurezza marittima. Airpress ne ha parlato con Vincenzo De Luca, ambasciatore e of counsel dello studio Gianni & Origoni, già ambasciatore in India.

Ambasciatore, negli ultimi anni Italia e India hanno costruito un rapporto di crescente fiducia, rafforzato anche dal dialogo tra Meloni e Modi. Che significato assume, in questo quadro, la visita del ministro Crosetto e la firma del piano bilaterale 2026-2027 sulla difesa?

È vero, siamo davanti a una fase nuova. Dopo un periodo di maggiore difficoltà nei rapporti tra Italia e India, legato anche alla vicenda dei marò e ai problemi che avevano coinvolto Leonardo-Finmeccanica, dal 2021-2022 il quadro ha iniziato a cambiare. Nel 2023 è stato firmato il partenariato strategico tra Italia e India, che ha rilanciato la cooperazione anche nei settori strategici.

Non parliamo più soltanto di relazioni commerciali, ma di collaborazioni industriali in ambiti chiave come difesa e aerospazio. Il piano di cooperazione militare 2026-2027, firmato dal ministro Crosetto, rientra proprio in questa cornice. Italia e India si riconoscono oggi come partner strategici, anche alla luce delle preoccupazioni comuni sulla sicurezza tra Mediterraneo e Oceano Indiano.

Nel 2023, in occasione del G20 di Delhi, è stato inoltre lanciato il progetto Imec, il corridoio India-Medio Oriente-Europa, pensato per diversificare le rotte nell’Indo-Pacifico. Questo aumenta l’attenzione dei due Paesi verso connettività, cooperazione marittima e sicurezza.

In parallelo, si sono sviluppate iniziative industriali importanti che coinvolgono grandi imprese italiane come Leonardo, Fincantieri ed Elettronica, ma anche piccole e medie imprese del settore aerospaziale. Penso, ad esempio, all’accordo di Leonardo con Adani per la produzione di elicotteri, alle forniture alla Marina militare indiana e ai programmi di collaborazione nell’elettronica della difesa. È un quadro ampio, al quale l’India guarda con grande interesse anche nell’ambito del programma Make in India, perché Nuova Delhi punta a diversificare gli approvvigionamenti e ad aumentare la propria autonomia strategica nel campo della difesa e della sicurezza.

Lei richiamava il programma Make in India. In che modo l’Italia può inserirsi in questa strategia, soprattutto nei settori della difesa e dell’aerospazio?

L’Italia parte già da una base solida. In India operano circa 800 imprese italiane, molte delle quali investono e producono nel settore manifatturiero: macchinari, meccanica, automotive, food processing, tessile. La cooperazione nel campo della difesa e della sicurezza si innesta quindi su un tessuto produttivo già esistente e su piattaforme industriali integrate da tempo.

L’accordo di libero scambio tra Unione europea e India, al quale dovrebbe seguire anche un accordo sulla protezione degli investimenti, potrà favorire un ulteriore sviluppo. A questo si aggiunge un potenziale crescente di investimenti indiani in Italia, come si è visto di recente con l’importante investimento di Tata su Iveco.

Siamo quindi davanti a un quadro di investimenti cross-border significativo, nel quale oggi si innesta anche un salto di qualità nella prospettiva di partnership nel settore della difesa e della sicurezza.

La sicurezza marittima, le rotte commerciali e l’Indo-Pacifico sono ormai al centro della cooperazione tra Roma e Nuova Delhi come ricordato dal ministro Crosetto. Quale spazio può ritagliarsi l’Italia in una regione così decisiva per gli equilibri globali?

Lo vediamo anche in questi giorni con la gravissima crisi nello Stretto di Hormuz, che conferma quanto siano decisive la libertà di navigazione e la sicurezza dei flussi di trasporto attraverso Oceano Indiano, Golfo Persico, Medio Oriente e Mediterraneo.

Il corridoio Imec nasceva proprio con l’obiettivo di rendere più fluido il meccanismo di trasporto. A questo si aggiunge anche una dimensione digitale, rappresentata dal primo progetto presentato nell’ambito del corridoio quando ero ancora ambasciatore in India, un cavo ad altissima capacità tra Europa e India, con partenza dall’Italia, realizzato da Tim Sparkle in partnership con Google e con una società di telefonia.

Sul piano marittimo, l’Italia partecipa già all’operazione Aspides per la libertà di navigazione nell’area del Canale di Suez. Ora bisognerà vedere come evolverà la situazione nello Stretto di Hormuz, che resta imprevedibile. Il punto è che Italia e India sono entrambe interessate a un ulteriore sviluppo degli scambi commerciali, che potranno essere incentivati dall’accordo di libero scambio tra Europa e India.

Sono due Paesi parte integrante di una crescente integrazione tra continente europeo e subcontinente indiano. In questo contesto, sicurezza marittima, connettività fisica e connettività digitale diventano elementi centrali della relazione.

Alla luce del rafforzamento dei rapporti bilaterali e dell’accordo di libero scambio con l’Unione europea, l’Italia può contribuire a costruire un ponte più solido tra India e Ue, anche sul terreno della difesa?

Siamo un po’ troppo avanti rispetto al quadro attuale. Va ricordato che in Europa ci sono Paesi che hanno consolidato un partenariato strategico con l’India prima dell’Italia, come la Francia, e anche la Germania si sta muovendo in questa direzione.

Detto questo, collaborazioni di alto livello tecnologico, anche nel campo della difesa e della sicurezza, sono contemplate nei recenti accordi tra Unione europea e India. L’Europa ha istituito con l’India un Trade and Technology Council, un formato che prima esisteva solo con gli Stati Uniti, per condividere tecnologie di punta e tecnologie disruptive.

Il quadro è molto ampio e offre a Europa e India la possibilità di lavorare insieme su intelligenza artificiale, tecnologie verdi, energie rinnovabili, sistemi di stoccaggio e molti altri settori innovativi. In questo caso parliamo di industria della difesa e della sicurezza tra Italia e India, ma tutto si inserisce in un framework più ampio. L’accordo di libero scambio sarà storico perché unirà un mercato di circa due miliardi di persone tra Europa e India.

Foto: ministero della Difesa

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