Due figure lontane per stile e visione incarnano oggi due traiettorie profonde degli Stati Uniti. Da un lato una potenza che rinegozia equilibri e alleanze in chiave competitiva, dall’altro una voce che propone un orizzonte di responsabilità e relazione. Non è uno scontro tra individui, ma tra modelli politici e culturali radicati. Per l’Europa, e per il Mediterraneo in particolare, distinguere queste due Americhe diventa una necessità strategica. L’analisi di Raffaele Volpi
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L’Europa si prepara a difendersi da sola. Ecco come
La minaccia di Donald Trump e le crisi recenti hanno riattivato un dibattito mai sopito. L’Europa studia una risposta concreta per garantire sicurezza e continuità operativa. Senza però voler causare ulteriori tensioni con il partner di oltreoceano
L'Iran sgambetta la Cina. Gelata sull'export cinese
A marzo le vendite all’estero sono crollate, a dispetto di previsioni molto più ottimistiche degli analisti. Colpa della chiusura dello stretto di Hormuz, che non risparmia nemmeno il Dragone. Il quale alla fine si scopre esposto alla crisi iraniana tanto quanto il resto del mondo
Hayi e l'ibridazione del terrorismo in Europa
Harakat Ashab al-Yamin al-Islamia (Hayi), ha rivendicato una serie di attacchi a bassa intensità contro obiettivi ebraici in Europa. Episodi con danni limitati ma forte impatto simbolico, diffusi e amplificati attraverso canali vicini all’ecosistema filo-iraniano. Le dinamiche operative e di propaganda indicano un possibile modello di ibridazione del terrorismo in Europa: azioni semplici, esecutori locali e massima ambiguità
A proposito della disputa fra il Vaticano e la Casa Bianca. Gli appunti di Franco Carinci
Un Iran con la bomba atomica darebbe vita ad un continuo equilibrio del terrore. Mi chiedo se alla fine, quando ogni altra strada si sia rivelata impraticabile, sia giustificabile una iniziativa bellica; e se, nella perdurante paralisi di chi se ne dovrebbe far carico, sia comprensibile una guerra condotta da chi è in grado di farlo. La riflessione del Prof. Carinci
Intelligenza artificiale e lavoro, il tempo delle scelte è adesso. Scrive Billi
Il punto centrale è proprio questo: oggi il sistema economico premia chi sostituisce lavoro umano, ma scarica sulla collettività i costi sociali di quella scelta. Se un’azienda automatizza e licenzia, riduce il costo del lavoro e aumenta i margini. Ma lo Stato perde contributi, aumenta la spesa sociale e deve gestire disoccupazione e riqualificazione. Uno squilibrio non più sostenibile. L’intervento di Simone Billi, eletto per il centrodestra nella circoscrizione estero-Europa e presidente del Comitato sugli italiani nel mondo
Estonia, cresce la minaccia russa? Il record di agenti individuati nel 2025
Nel 2025 l’Estonia ha individuato un numero record di collaboratori legati alla Russia, secondo il rapporto dell’intelligence nazionale – Kaitsepolitseiamet (Kapo). Crescono le minacce ibride, tra disinformazione, sabotaggi e operazioni condotte anche tramite civili. Sotto osservazione il caso di Narva, al centro di una campagna online filorussa
Perché aumentare le tasse sul fumo può non essere una buona idea
Dalla notte dei tempi, quando si ha bisogno di soldi, si aumenta il peso del fisco sui prodotti da fumo, tradizionali e non. Una scelta che spesso e volentieri porta più svantaggi che benefici, a cominciare dall’alimentare il mercato illegale. Semmai, servirebbe maggiore uniformità a livello europeo. I risultati e gli spunti dallo studio Logista-Ipsos Doxa
Meloni ha avuto coraggio a difendere Leone XIV. Orsina spiega perché
“Finora Meloni ha cercato di fare da ponte tra le due sponde dell’Atlantico, e la posizione ha anche una sua ragionevolezza. Era prevedibile che, se quelle due sponde si fossero distanziate troppo, il ponte si sarebbe trovato sotto stress, fino magari a spezzarsi o crollare”. L’analisi del politologo e direttore del dip di scienze politiche presso l’Università Luiss-Guido Carli di Roma, Giovanni Orsina
Cos’è l’accordo di difesa Italia-Israele che Roma ha deciso di non rinnovare
Il governo italiano ha bloccato il rinnovo automatico del memorandum sulla cooperazione nella difesa con Israele, attivando la clausola di sospensione subito prima della scadenza. Una decisione, si apprende, condivisa ai vertici dell’esecutivo. Le prime reazioni da Tel Aviv tendono a sottodimensionare la portata della decisione
















