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Con il passare delle ore si addensano sempre più sospetti di un attentato di matrice russa per l’esplosione alla fabbrica di munizioni di Colleferro. Questo imporrà presto il tracciare una chiara linea nella sabbia alla politica italiana, che finora ha cincischiato con tentazioni filorusse, e porterà inevitabilmente a scelte decise e precise per chi sta al governo o all’opposizione a Roma.

Colleferro si inserisce in una lunga catena di eventi sospetti in tutta Europa.

POLONIA

Il 7 agosto, i servizi polacchi hanno arrestato un cittadino russo con il compito di uccidere a Varsavia un cittadino americano e ucraino. Secondo il primo ministro Donald Tusk è la prima volta che qualcuno, su ordine russo, ha tentato di uccidere un cittadino americano sul territorio di un Paese Nato.

GERMANIA

Il 6 agosto, un drone carico di esplosivo è stato rinvenuto nei pressi di una pista dell’aeroporto di Lipsia/Halle accanto a un aereo cargo della compagnia ucraina Antonov Airlines. Due giorni dopo, due droni sono stati avvistati sopra la base della Bundeswehr a Mechernich.

ITALIA

Un incendio scoppiato il 13 agosto nel reparto di compressione delle polveri presso lo stabilimento KNDS Ammo Italy a Colleferro, a sud-est di Roma, è stato seguito da una massiccia esplosione. Lo stabilimento produce munizioni da artiglieria da 155 mm, fornite all’Ucraina.

PAESI BASSI

Nel giro di poche ore, sempre il 13, a Rotterdam il più grande porto d’Europa, sono avvenuti un incendio a un trasformatore, un grave blackout elettrico, uno spegnimento d’emergenza presso la raffineria ExxonMobil di Botlek e un’esplosione presso la raffineria e il terminal della Gunvor Energy, che ha causato la morte di un lavoratore e il ferimento di altri sei.

Oltre a ciò nelle ultime settimane le difese Nato hanno subito incursioni di droni lungo l’intero perimetro dell’alleanza. Il rischio è che qualche paese potrebbe cedere alla pressione russa e scivolare fuori dai ranghi. Cosa farebbe allora la Nato? La guerra in Ucraina potrebbe trasformarsi, in alcune nazioni, in una guerra civile?

L’Italia, patria durante la Guerra Fredda del più grande partito comunista dell’Europa occidentale ha già sperimentato la cosa.

Oggi a Roma certamente molti vogliono nascondere la testa sotto la sabbia perché si tratta di prendere scelte chiare: l’Italia è con la Russia che le fa esplodere le fabbriche o contro? Molti potrebbero pensare a tipiche contorsioni italiche, tipo il Lodo Moro. Allora il governo fece un patto con i palestinesi per lasciare usare il suo territorio come base logistica a patto che non ci fossero attentati palestinesi in Italia. Ma le condizioni oggi sono molto diverse da allora e oggi sappiamo che il Lodo non funzionò.

Quindi l’Italia deve scegliere. Luigi Zanda ricordava che alle spalle della Guerra Fredda c’era stato un patto stretto alla fine della Seconda guerra mondiale tra i leader della Dc e del Pci, Alcide De Gasperi e Palmiro Togliatti. Il Pci poteva rimanere legale e partecipare alle elezioni ma in cambio non faceva la rivoluzione e non andava al governo.

Può esserci un patto simile oggi tra “forze dell’ordine” e la folla confusa di filorussi dentro governo e opposizione? In realtà mancano due pezzi fondamentali del gioco, De Gasperi e Togliatti.
Il patto Dc-Pci evitò la deriva greca, dove nel 1947 ci fu un bagno di sangue contro il partito comunista che stava per prendere il potere ad Atene.

Oggi, quanto a lungo Ue e Usa possono tollerare i balletti italiani? Warren Buffet nei suoi investimenti dice di guardare ai fondamentali. Se i fondamentali ci sono le cose accadranno. Nessuno però può dire con precisione quando. Questa sembra la situazione attuale del Paese. Se i fondamentali non cambiano, qualcosa accadrà presto, anche se nessuno può dire con certezza quando sarà il ‘presto’.

Diversamente da ottant’anni fa sono pochi i duri e puri, ed è possibile che, davanti a rischio di un disastro, molti filo russi di oggi cambino completamente casacca. È una caratteristica storica dell’Italia. Naturalmente in questo i primi nella fuga verso l’ordine saranno preferiti. Cioè però, chi forse pensa che tutto questo sia solo una drammatizzazione italica dove si usano parole fortissime per azioni minime.

Da Colleferro a Varsavia. Una linea rossa presto sulla politica italiana

L’esplosione nello stabilimento di Colleferro, il piano di omicidio sventato in Polonia e la sequenza di incidenti sospetti che attraversa l’Europa pongono una domanda sempre più difficile da eludere: fino a quando la politica italiana potrà permettersi ambiguità nei confronti di Mosca? Il commento di Francesco Sisci

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