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Il Board of Peace, come altre iniziative della presidenza di Donald Trump, è questione complicata e controversa. Non può e non deve essere affrontata secondo facili schemi bianco-nero, Milan-Inter.

Il problema principale è certo il fallimento ormai consumato dell’Onu che però, come ha detto il segretario di Stato americano Marco Rubio a Monaco, non deve e non può essere rimpiazzato. Ma alcune sue mancanze oggettive devono essere affrontate e rimpiazzate. Per esempio, il profilo crescente delle iniziative e del ruolo della Santa sede in ambito internazionale nasce anche da queste mancanze dell’Onu.

Il Board of Peace di Trump cerca di affrontare la questione di stabilire una forza internazionale, che non può essere dell’Onu visti i fallimenti passati, e deve programmare un futuro di sviluppo per Gaza e il Medio oriente. Si deve in qualche modo considerare Israele ma non piegarsi alle logiche delle sue controversie interne, e deve dare un ruolo più ampio a tanti paesi musulmani e non, arabi e non, interessati al futuro di Gaza e più ampiamente al futuro del Medioriente.
La soluzione proposta da Trump certo non è ideale, e anzi si presenta subito con elementi poco digeribili per democrazie compiute. Come fa un governo democratico a dare un miliardo a un’organizzazione in sostanza privata affidata oggi a un uomo che è presidente degli Stati Uniti, ma che domani sarà un privato cittadino di professione uomo d’affari?

D’altro canto, questa sua struttura sbilenca riesce a portare intorno al tavolo governi con organizzazioni politiche “unsavory”. Tali Stati non sono piacevoli ma esistono e non si possono ignorare solo perché non sanno come usare coltello e forchetta quando sono a tavola. D’altro canto, usare bene coltello e forchetta a tavola, è la base della convivenza civile e non lo si può trascurare.
Si tratta in altre parole di una questione, come tante nella vita, in cui bisognerebbe entrare nel dettaglio. Il fatto che in Italia invece tale questione sia diventata oggetto di tifo da stadio, sì o no, a seconda delle simpatie partitiche, dimostra che l’Italia nel suo complesso non riesce più a capire la politica estera.

Certamente non lo capisce l’opposizione di sinistra che sventola la bandiera dell’antipatia a Trump come garanzia dell’antipatia e opposizione per il suo Board of Peace. Ma non lo capisce nemmeno, dispiace, il governo che afferma la sua adesione alla nuova organizzazione (se pure come osservatore) senza troppe spiegazioni o analisi.
Si capisce che lo fa perché Trump preme, non perché il governo capisca la sua complessità, i lati positivi insieme a quelli negativi.

Il risultato è un compromesso all’italiana. Roma parteciperà non come membro effettivo ma come osservatore. Non si sa perché questa ‘osservazione’ nella sostanza. Nella forma sarà perché: la costituzione ce lo proibisce. È ennesima riprova del patrio cerchiobottismo che tante volte è stato utile per la sopravvivenza stessa del Paese, ma che altre volte lo ha dannato al girone più basso degli inferi.
Ve bene così oggi. Tanto le polemiche governo-opposizione saranno destinate a tramontare nello spazio di un mattino, travolte dalla prossima sterile polemica romana.

Resta e resterà il problema della politica estera. Essa si deve capire e deve essere spiegata in maniera compiuta ai cittadini e al Paese. Se il Paese non capisce e non trova unità sulla politica estera esso rischia di ricadere negli anni in cui gli esteri entrarono in Italia per dividerla con terrorismo di tutti i colori e forme.
Oggi proteste violente nelle piazze, attentati ‘anarchici’ alle ferrovie, se non messi sotto controllo rapidamente, potrebbero dare fuoco al pagliaio italiano.

Sul Board of Peace solo tifo da stadio. Il pagliaio italiano alla prova del fuoco di Trump secondo Sisci

Se il Paese non capisce e non trova unità sulla politica estera esso rischia di ricadere negli anni in cui gli esteri entrarono in Italia per dividerla con terrorismo di tutti i colori e forme. Oggi proteste violente nelle piazze, attentati ‘anarchici’ alle ferrovie, se non messi sotto controllo rapidamente, potrebbero dare fuoco al pagliaio italiano. L’opinione di Francesco Sisci

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