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Washington si prepara alla guerra orbitale e lo fa chiamando a raccolta gli alleati. Andati sono i tempi in cui lo spazio si configurava unicamente come un’infrastruttura di supporto alle operazioni sul pianeta. Per le potenze, le orbite saranno presto un teatro operativo completo ed è in questa prospettiva che lo United States Space Command sta lavorando insieme ad alcuni alleati a un piano congiunto per la futura “orbital warfare”. Ad annunciarlo è stato il generale Stephen Whiting, comandante dello Spacecom. Secondo l’ufficiale dei Guardiani, il piano dovrebbe essere completato entro la fine del 2026 e coinvolgerà Australia, Canada, Francia, Germania, Nuova Zelanda e Regno Unito. 

Dalla deterrenza alla “maneuver warfare” orbitale

La definizione stessa utilizzata da Whiting segnala il cambio di paradigma. Non “space security” o “space deterrence”, ma “orbital warfare”. In questo contesto, la Space Force americana sta progressivamente ridefinendo la propria postura operativa, con un focus crescente sulla cosiddetta manovrabilità orbitale. Da mesi i vertici militari statunitensi parlano chiaramente della necessità di sviluppare satelliti in grado di manovrare, rifornirsi in orbita e sostenere operazioni prolungate nello spazio profondo. Lo stesso Whiting ha insistito più volte sul concetto di “maneuver warfare” applicato allo spazio. In altre parole, si tratta la capacità di muovere rapidamente assetti orbitali, aggirare minacce, proteggere infrastrutture critiche e, se necessario, neutralizzare quelle avversarie. Per certi versi, questo mutamento ricorda il passaggio dottrinario tra la guerra di posizione e quella di movimento, con le trincee al posto delle orbite e i veicoli spaziali al posto dei carri armati. Nelle parole di Whiting, “vogliamo portare nello spazio quella capacità di manovra che rappresenta un punto di forza della Joint Force americana”.

Cina e Russia accelerano sulla dimensione spaziale

Negli ultimi anni Pechino ha accelerato in modo significativo le proprie capacità spaziali dual-use, sviluppando satelliti manovrabili, tecnologie anti-satellite e sistemi di guerra elettronica capaci di disturbare o neutralizzare assetti occidentali nello spazio. Anche Mosca, seppur in difficoltà sul piano convenzionale a causa della guerra in Ucraina, continua a investire in sistemi Asat e capacità di interferenza orbitale. Per gli Stati Uniti, perdere la superiorità spaziale significherebbe, oltre ai disservizi civili, compromettere comunicazioni militari, sistemi di targeting, la navigazione Gps e i sistemi di allerta missilistica. È per questo che Washington considera ormai lo spazio una componente essenziale della deterrenza strategica contro i competitor sistemici.

In cosa consisterà la collaborazione

L’iniziativa presentata dallo Spacecom non punterebbe soltanto a migliorare il coordinamento tecnico tra Paesi partner, ma a costruire una vera dottrina condivisa per il combattimento nello spazio. Il coinvolgimento di Australia, Canada, Francia, Germania, Nuova Zelanda e Regno Unito riflette la volontà americana di consolidare un nucleo occidentale altamente interoperabile nel dominio spaziale. Non è un caso che alcuni di questi Paesi facciano già parte del meccanismo di intelligence condivisa dei Five Eyes o che abbiano sviluppato negli ultimi anni proprie strategie di difesa spaziale. 

Secondo Whiting, il piano servirà a definire concretamente “come combattere insieme nello spazio”. Il progetto dovrebbe includere procedure comuni di space control, protocolli di risposta alle minacce anti-satellite, condivisione dell’intelligence orbitale e capacità integrate di comando e controllo. Questo approccio implica anche lo sviluppo di nuove capacità logistiche, incluso il rifornimento orbitale dei satelliti, la manutenzione in orbita e l’impiego di costellazioni distribuite e ridondanti più difficili da neutralizzare. La logica è quella di superare il modello tradizionale dei grandi satelliti statici, considerati oggi troppo vulnerabili in caso di conflitto ad alta intensità.

Resta volutamente più ambiguo il capitolo sulle capacità offensive. Ufficialmente Washington continua a parlare di deterrenza e difesa delle infrastrutture spaziali, tuttavia il concetto stesso di “orbital warfare” implica, inevitabilmente, anche la possibilità di condurre operazioni contro assetti avversari, attraverso guerra elettronica, cyberattacchi, jamming e sistemi co-orbitali capaci di interferire con i satelliti nemici senza distruggerli fisicamente. 

Guerra spaziale, la Space Force chiama a raccolta gli alleati. Di che si tratta

Per Washington lo spazio non è più soltanto un’infrastruttura strategica, ma un vero teatro operativo. Lo Space Command americano sta lavorando con sei alleati occidentali a una dottrina comune di “orbital warfare”, incentrata su satelliti manovrabili, interoperabilità e capacità di risposta alle minacce anti-satellite. Sullo sfondo, la crescita delle capacità spaziali di Cina e Russia

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