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Per la prima volta in quasi vent’anni di rilevazioni del Pew Research Center, gli italiani esprimono un giudizio più favorevole sulla Cina che sugli Stati Uniti, segnando un’inversione significativa nell’opinione pubblica di uno dei principali alleati europei di Washington.

Il nuovo sondaggio evidenzia uno dei cambiamenti più marcati registrati in Italia negli ultimi anni e suggerisce un’erosione dell’immagine degli Stati Uniti che potrebbe avere implicazioni anche sul consenso pubblico alla tradizionale collocazione transatlantica del Paese.

Secondo il Pew Research Center, il quadro globale è cambiato sensibilmente dal 2023. In 25 dei 37 Paesi presi in esame la Cina raccoglie oggi valutazioni più positive degli Stati Uniti. Per i ricercatori, questo cambiamento riflette “soprattutto il deterioramento delle opinioni sugli Stati Uniti”, più che una crescente adesione al modello politico o economico di Pechino.

I risultati confermano una tendenza già emersa anche nel sondaggio pubblicato a gennaio dall’European Council on Foreign Relations (Ecfr), che evidenziava un cambiamento nelle percezioni europee degli Stati Uniti, della Cina e di un ordine internazionale sempre più post-occidentale.

L’Italia rappresenta uno dei casi più significativi. Secondo Pew, il 51% degli italiani ha oggi un’opinione favorevole della Cina, contro il 31% registrato nel 2022, il 45% nel 2025: un aumento di 20 punti percentuali in quattro anni. I dati allegati al sondaggio mostrano inoltre che gli Stati Uniti raccolgono oggi un giudizio favorevole solo tra il 31% degli italiani.

Il cambiamento è particolarmente evidente tra i più giovani. Il 63% degli italiani tra i 18 e i 34 anni esprime un’opinione favorevole della Cina, quota che scende al 46% sia nella fascia 35-49 anni sia tra gli over 50.

Anche l’orientamento politico incide sulle percezioni. Tra gli elettori di sinistra il 66% ha un’opinione favorevole della Cina, contro il 48% dei centristi e il 54% di quelli di destra. Qui c’è un’altra unicità italiana: secondo i dati forniti da Pew, l’Italia è l’unico Paese del campione in cui gli elettori di destra mostrano una maggiore inclinazione verso la Cina rispetto a quelli di centro.

Il sondaggio non individua le cause di questo cambiamento e non stabilisce un nesso tra l’evoluzione dell’opinione pubblica e specifici eventi politici. Tuttavia, uno dei fattori che potrebbe aver alimentare il dibattito è il progressivo deterioramento del rapporto politico tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il presidente americano Donald Trump. Pur senza poter stabilire un rapporto di causa-effetto, mesi di tensioni pubbliche tra Roma e Washington potrebbero aver contribuito a rafforzare un più generale peggioramento della percezione degli Stati Uniti.

Anche il contesto politico interno potrebbe aver avuto un ruolo. Le forze di opposizione hanno fatto dell’opposizione a Trump uno degli assi della loro comunicazione politica. In Italia, questo messaggio si intreccia spesso con filoni di anti-americanismo presenti da tempo in alcuni settori del dibattito politico, contribuendo potenzialmente ad ampliare la critica oltre l’attuale amministrazione americana e verso gli Stati Uniti più in generale. Forze come il Movimento 5 Stelle hanno inoltre dimostrato già in passato di essere molto aperti al dialogo con Pechino. Una contro-tendenza rispetto all’umore generale dell’Unione Europea, che sta chiedendo alle forze politiche – di governo e non – degli Stati membri di aumentare l’attenzione sulla Cina, in ottica di un de-risking generale, che va oltre la sfera del commercio.

I risultati sono inoltre destinati a riaccendere il dibattito sull’impatto delle campagne di influenza e delle narrazioni strategiche promosse da Cina e Russia. Il sondaggio Pew non analizza i fattori che hanno determinato il cambiamento dell’opinione pubblica e non consente di attribuire il mutamento a specifiche campagne informative, ma attività di disinformazione e promozione strategica sono costantemente in corso nei Paesi europei e non. Stando alle indiscrezioni dei media americani, il presidente Donald Trump dovrebbe per esempio rendere pubbliche campagne cinesi per interferire nelle elezioni statunitensi; in un intervista al Messaggero, l’ambasciatore statunitense in Italia, Tilman Fertitta, ha ricordato come la Russia può interferire nel dibattito pubblico ed elettorale di tanti Paesi. Questo genere di sharp powerdi cui ha parlato recentemente Christoper Walker (Cepa) su Formiche.net – è accomunato dalla diffusione di narrazioni anti-occidentali destinate a modificare il pensiero collettivo delle cittadinanze.

Resta ora da capire se questa inversione rappresenti un cambiamento strutturale dell’opinione pubblica italiana oppure rifletta una fase particolare. In ogni caso, il dato più rilevante che emerge dall’indagine non è tanto una crescita dell’entusiasmo verso la Cina quanto l’indebolimento della percezione americana. Per l’Italia, questo cambiamento investe il presupposti su cui si fonda, anche sul piano culturale e del consenso pubblico, la relazione transatlantica.

Perché gli italiani vedono la Cina più favorevolmente degli Stati Uniti. Sondaggio Pew

Il dato italiano si inserisce in una tendenza più ampia: in 25 dei 37 Paesi analizzati, la Cina gode oggi di un livello di predilezione superiore a quello degli Stati Uniti. Secondo Pew, il sorpasso è dovuto soprattutto al deterioramento dell’immagine americana, più che a una crescente fiducia nel modello cinese

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