Skip to main content

Forse è un segnale al mondo, o forse è un bluff. Fatto sta che la Cina nei prossimi anni spenderà meno in Difesa e più in tecnologia. L’ultimo piano quinquennale approvato dal partito comunista, porta in dote uno spostamento delle ambizioni industriali del Dragone. L’imperativo è rafforzare le nuove forze produttive. Chip, tecnologia quantistica, biomedicina e Intelligenza Artificiale sono chiamati a diventare i nuovi traini di una crescita di maggiore qualità e più strategica.

Pechino sa che si tratta dei principali nodi della competizione con gli Usa, tanto che nel piano si ribadisce l’enfasi al perseguimento dell’autosufficienza tecnologica, orizzonte necessario per schermarsi dalle restrizioni alle catene di approvvigionamento più avanzate. Non a caso l’aumento più pronunciato degli investimenti settoriali, +10,4%, riguardi proprio scienza e tecnologia.

A discapito, si fa per dire, degli armamenti. Nel suo discorso di preambolo al piano, il premier Li Qiang ha affermato che la Cina deve ottenere “solidi progressi nell’addestramento militare e nella prontezza al combattimento”. Eppure, scartabellando la strategia quinquennale, crescono meno rapidamente le spese di difesa: +7%, con un rallentamento dello 0,2% della crescita rispetto al 2025. La Cina prova dunque a dare un segnale di stabilità sul budget militare, anche se l’attacco contro l’Iran conferma a Pechino la necessità di accelerare il già ampio processo di rafforzamento dell’arsenale nucleare come forma di deterrenza.

L’altra priorità, semmai, è la natalità, mai così in crisi nel Dragone. Anche la Cina, come molte altre parti del mondo, sta affrontando una crisi demografica dovuta all’invecchiamento della popolazione e al calo del tasso di natalità. La sua popolazione di 1,4 miliardi di persone è diminuita per il quarto anno consecutivo lo scorso anno, con un calo di circa 3 milioni nel 2025 rispetto all’anno precedente. I dirigenti cinesi hanno promesso di costruire una “società favorevole alla fertilità” con politiche volte a migliorare l’istruzione, l’occupazione, l’assistenza all’infanzia e il supporto sanitario, nella speranza di incoraggiare un maggior numero di nascite.

Meno difesa, più tecnologia. Il nuovo baricentro cinese

L’ultimo piano quinquennale approvato dal partito, porta in dote una nuova scala di valori. Quantistica e Intelligenza Artificiale saranno le frontiere del futuro, a discapito degli investimenti in armamenti. E la natalità torna al centro del villaggio

La competizione biotech non si vince solo nei laboratori. Torlizzi spiega perché

Di Gianclaudio Torlizzi

Nel nuovo scenario globale le biotecnologie sono diventate un mercato strategico che intreccia venture capital, politica industriale e competizione tra potenze. Stati Uniti e Cina consolidano ecosistemi integrati, mentre l’Europa deve superare frammentazione e sotto-capitalizzazione per restare competitiva. Il punto di Gianclaudio Torlizzi, consigliere del ministro della Difesa e fondatore di T-Commodity

Quale futuro per l'arte iraniana

Ciò che sarà estremamente importante, per il futuro del Paese, è evitare che ci sia un appiattimento della narrazione artistica contemporanea verso una narrazione dei soli vincitori. E qui, il fattore “mercato” può avere un ruolo umano importante. La riflessione di Stefano Monti

L'IA, una nuova umanità e Giorgia Meloni. L'opinione di Pedrizzi

Dobbiamo chiederci cosa c’è al di là dei nostri limiti e come possiamo controllare un’intelligenza eventualmente superiore alla nostra? E come potremo convivere con questa nuova intelligenza? Una prima risposta ce la fornisce la premier Giorgia Meloni. Il racconto di Riccardo Pedrizzi

Cyberattacco contro le reti dell'Fbi. Il sospetto cinese

Attività sospette rilevate a febbraio su una rete che gestisce metadati di intercettazioni e strumenti investigativi. Coinvolte Nsa e Cisa. Gli investigatori parlano di tecniche “sofisticate”. Washington mobilita Nsa e Cisa, si diffonde il sospetto cinese ma l’attribuzione resta incerta

Non solo Trump, chi e perché premia i leader dominanti e conflittuali. L'analisi di Becchetti

La crisi della democrazia non riguarda solo una leadership, ma l’intero ecosistema informativo e politico che la seleziona e la amplifica. Se il problema fosse solo un uomo, basterebbe attendere il prossimo ciclo elettorale. Ma se il problema è la macchina che premia quel tipo di leadership, allora la questione è molto più profonda. Il commento di Leonardo Becchetti

Giustizia, perché la riforma può rafforzare il sistema. Parla Porena (Csm)

La riforma della giustizia vista da dentro il Csm. Il costituzionalista Daniele Porena analizza i nodi della revisione costituzionale: separazione delle carriere, correnti della magistratura e nuova Alta Corte disciplinare. Un confronto sul terreno del diritto più che delle polemiche politiche

Realtà on demand. Quando gli algoritmi riscrivono i fatti

Di Antonio Scala

Le piattaforme digitali non diffondono soltanto informazioni: organizzano il contesto in cui gli eventi vengono interpretati. Lo stesso fatto può apparire come provocazione, reazione o complotto a seconda dell’ambiente algoritmico in cui circola. La disinformazione non nasce più solo da contenuti falsi, ma dalla frammentazione della realtà condivisa prodotta dagli ecosistemi informativi online. L’analisi di Antonio Scala, dirigente di ricerca presso l’Istituto dei Sistemi Complessi del Cnr

Così risorse e rotte ridisegnano la geopolitica. L'analisi di Billi

Di Simone Billi

Dalla pietra al petrolio fino alle terre rare: la storia del potere passa sempre dai materiali strategici. Oggi la competizione globale si gioca tra minerali critici, rotte artiche e nuove infrastrutture, mentre Cina e altre potenze rafforzano la loro presenza nelle regioni polari. La riflessione di Simone Billi, capogruppo della Lega in Commissione Esteri

Come gli Emirati hanno fermato la rappresaglia iraniana

Sotto la pressione degli attacchi iraniani, gli Emirati Arabi Uniti hanno mostrato che la loro sicurezza non dipende solo dall’ombrello americano, ma da una strategia costruita nel tempo tra alleanze, investimenti e sviluppo tecnologico interno. La difesa aerea multilivello ha limitato l’impatto della rappresaglia, ma la vera sfida sarà reggere nel lungo periodo, tra scorte finite e tensioni crescenti nel Golfo. L’analisi di Luigi Martino, docente di Intelligence and National Security Università di Firenze

×

Iscriviti alla newsletter