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Il Regno Unito vuole dotarsi di un nuovo strumento legislativo per colpire non soltanto le attività dirette di Stati ostili, ma anche le reti, i gruppi e le organizzazioni che operano per loro conto sul territorio britannico. È uno dei passaggi più rilevanti contenuti nel King’s Speech, il discorso con cui il governo ha presentato l’agenda legislativa della nuova sessione parlamentare. Tra i provvedimenti annunciati compare infatti il Tackling State Threats Bill, una legge pensata per affrontare “la crescente minaccia rappresentata da entità statali straniere e dai loro proxy”.

La cornice è quella di un deterioramento del quadro di sicurezza interno, nel quale terrorismo, ostilità statale e intimidazione transnazionale tendono sempre più spesso a sovrapporsi. Come ha scritto Reuters, la nuova normativa consentirebbe alle autorità britanniche di vietare organizzazioni sostenute da governi stranieri quando siano ritenute coinvolte in attività di spionaggio, sabotaggio o interferenza. L’idea, in sostanza, è introdurre poteri “simili alla proscrizione” già previsti per i gruppi terroristici, adattandoli però al terreno delle minacce di Stato.

A esplicitare il senso politico e operativo dell’intervento è stato ieri il ministro della Sicurezza Dan Jarvis, che ha riportato alla Camera dei comuni una panoramica sullo scenario britannico. “Stiamo registrando livelli record di attività investigativa su complotti terroristici, spionaggio e minacce collegate a Stati stranieri contro singoli individui”, ha spiegato il ministro, annunciando una legislazione accelerata “nelle prossime settimane” contro persone e gruppi impegnati in attività ostili per conto di potenze estere. La misura, ha aggiunto Jarvis, includerà nuovi poteri per bloccare l’azione di “organizzazioni sostenute da Stati” ritenute una minaccia alla sicurezza nazionale britannica.

Chi, come e cosa?

Londra prende atto che una parte crescente della pressione esercitata da attori avversari non passa più attraverso forme classiche di intelligence clandestina, ma utilizza intermediari, reti criminali, strutture para-istituzionali, associazioni di copertura e soggetti incaricati di intimidire oppositori, dissidenti o comunità sensibili. Il disegno di legge annunciato dal governo prova a illuminare proprio questa zona grigia, dove la minaccia non sempre assume la forma di un’operazione di spionaggio tradizionale, ma produce comunque effetti politici, sociali e di sicurezza.

Il riferimento – non esplicitato – è all’Iran. Reuters ha osservato che il nuovo impianto potrebbe offrire al governo britannico uno strumento alternativo per agire contro organizzazioni riconducibili o vicine alla Repubblica islamica, in un momento in cui l’esecutivo Starmer è sottoposto a forti pressioni affinché assuma una linea più dura nei confronti del Corpo delle guardie della rivoluzione islamic, già oggetto, nelle ultime settimane, dell’intensificazione britannica del contrasto alle reti iraniane attive nel Regno Unito, ufficializzato il 12 maggio con l’annuncio delle sanzioni contro nove individui e tre entità accusati di essere coinvolti in attività ostili collegate a Teheran, compreso il ricorso a reti criminali per minacce e operazioni all’estero.

Il perimetro legislativo

Poche settimane fa, il Joint Terrorism Analysis Centre ha innalzato il livello della minaccia terroristica nazionale da “substantial” a “severe”, cioè “altamente probabile”. La decisione, presa in modo indipendente sulla base dell’intelligence disponibile, è arrivata dopo l’attacco antisemita di Golders Green e in un contesto segnato, secondo il governo, da un aumento delle minacce jihadiste e dell’estremismo di destra. Ma l’MI5 ha affiancato a questo quadro un’altra valutazione: accanto al rischio terroristico permane “un ritmo sostenuto e significativo” di minacce collegate a Stati esteri, incluse quelle dirette contro individui e istituzioni ebraiche e israeliane.

Misure, contromisure e adattamenti che indicano come il Regno Unito stia ridefinendo la propria risposta e postura di fronte al cambiamento delle minacce e alla loro evoluzione La logica del Tackling State Threats Bill sarà probabilmente quella di contrastare l’ambiguità delle minacce ibride e di riconoscere che uno Stato avversario può esercitare pressione anche senza dispiegare direttamente i propri apparati, finanziando, orientando, attivando o proteggendo soggetti terzi, sfruttando l’asimmetria tra la capacità offensiva delle reti e la difficoltà dei sistemi democratici nel qualificarle giuridicamente.

Londra prepara la stretta contro i proxy degli Stati ostili

Il governo Starmer annuncia una nuova legge per colpire organizzazioni e reti che agiscono per conto di potenze straniere. Al centro del dossier, attività di spionaggio, intimidazione e interferenza, l’aumento delle minacce iraniane e il salto di qualità dell’allarme interno britannico

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