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C’è una ragione per cui l’Europa ha deciso, finalmente, di alzare un muro contro la Cina e la sua manifattura che tutto si mangia. Nelle stesse ore in cui a Bruxelles si lavora a una regolamentazione per obbligare le imprese europee ad acquistare non meno del 40% di materia prima o prodotti made in Europe, uno dei più autorevoli centri studi del Vecchio continente, la cui attività è proprio incentrata sul Dragone, il Mercator Institute for China Studies, dà contezza della presenza cinese in Europa. Ancora una volta troppo ingombrante.

Ebbene, gli investimenti diretti esteri cinesi in Europa sono aumentati per il secondo anno consecutivo, raggiungendo il livello più alto dal 2018. Nel 2025, sono cresciuti del 67%, arrivando a 16,8 miliardi di euro. La ripresa, secondo il Mercator, è stata trainata dalle operazioni di fusione e acquisizione, che hanno registrato un aumento dell’89% su base annua, raggiungendo i 7,9 miliardi di euro. Tuttavia, gli investimenti greenfield sono rimasti il principale canale per gli investimenti cinesi in Europa, con un incremento del 51%, arrivando al record di 8,9 miliardi di euro. Nel complesso, nel 2025, l’Europa ha rappresentato quasi un quarto degli investimenti diretti cinesi globali, rispetto al 17% del 2024.

E chi funge da calamita per il Dragone? Gli economisti del Mercator non hanno dubbi. Sebbene l’Ungheria rimanga la principale destinazione per gli investimenti diretti esteri cinesi in Europa, Germania e Francia stanno nuovamente attirando maggiori investimenti. Nel 2025 Budapest ha attratto investimenti cinesi per un valore di 3,9 miliardi di euro, rispetto ai 3,2 miliardi di euro del 2024, la Germania (2,5 miliardi di euro) e la Francia (1,9 miliardi di euro) si sono classificate rispettivamente al secondo e terzo posto. La quota della Germania sul totale degli investimenti diretti esteri cinesi in Europa è salita al 15% dal 10% del 2024, mentre quella della Francia è aumentata al 12% dal 5%.

Non è tutto. Nel 2025, il settore automobilistico ha attratto più investimenti diretti esteri cinesi di qualsiasi altro settore. Gli investimenti nel settore hanno totalizzato 7,6 miliardi di euro, di cui il 93% concentrato sulla filiera dei veicoli elettrici. La quota del settore automobilistico sul totale degli IDE cinesi in Europa si è attestata al 45%, in calo rispetto al 52% del 2024. Il settore dell’intrattenimento si è classificato al secondo posto, con 2,3 miliardi di euro, pari al 14% del totale, seguito dai beni e servizi di consumo con 2 miliardi di euro, pari al 12%. Numeri che messi in sequenza, plasmano una sentenza: la Cina in Europa è ancora forte. Troppo.

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