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Il petrolio è ormai prossimo ai 105 euro al barile, il gas si è di nuovo portato oltre i 50 euro a megawattora. E per l’Italia ogni metro conquistato verso il riassetto energetico è prezioso. Mentre infuria la guerra contro l’Iran e lo stretto di Hormuz rimane pressoché bloccato, l’Europa si interroga sul suo futuro. Orfano del gas russo, anche se in queste ore si registrano i primi rigurgiti per un ritorno alle forniture di Mosca, il Vecchio continente deve fare i conti con se stesso e capire cosa può fare e cosa, invece, no. La Francia ha il nucleare ed è quindi sostanzialmente immune dalle tensioni energetiche, la Germania vive il paradosso di un ritorno al carbone, mentre l’Italia è in piena ristrutturazione delle proprie forniture.

In attesa che un giorno torni a fare capolino il nucleare, il mix dello Stivale risponde essenzialmente al nome di gas e rinnovabili, più una quota non trascurabile (circa l’11%) di carbone. Ed è proprio qui che si gioca la partita: chiuso il fianco est, adesso per l’Italia è tempo di puntellare i due assi portanti della nuova geografia degli approvvigionamenti: quello americano, con le metaniere cariche di Gnl venduto dagli Stati Uniti e quello africano, con la testa di ponte dell’Eni. E proprio su quest’ultimo versante si registra un ulteriore passo in avanti dell’Italia, proprio in un momento in cui la dipendenza energetica del Paese (80%) rischia di avere un peso decisivo sulle speranze di crescita.

Eni ha infatti effettuato due nuove scoperte a gas e condensati in Libia a seguito di una campagna esplorativa avviata negli ultimi mesi. Due strutture geologiche adiacenti, Bahr Essalam South 2 e Bahr Essalam South 3 sono state investigate con successo rispettivamente dai due pozzi B2 16/4 e C1-16/4 a circa 85 km dalla costa, in ca 200 metri d’acqua, e 16 km a sud del giacimento di gas Bahr Essalam. Come hanno spiegato dal Cane a sei zampe i livelli mineralizzati sono stati rinvenuti in entrambi i pozzi nella Formazione Metlaoui, nota per essere la principale formazione produttiva dell’area.

“I dati di perforazione”, ha chiarito Eni, “indicano un reservoir di eccellente qualità, con produttività confermata da test di produzione già eseguito sul primo pozzo. Le prime valutazioni volumetriche indicano che le strutture contengono complessivamente oltre 28 miliardi di metri cubi di gas in posto. La prossimità alle strutture esistenti del campo di Bahr Essalam, il più grande campo gas offshore della Libia in produzione dal 2005, consentirà un rapido sviluppo grazie al collegamento alle strutture esistenti”. Ed ecco la buona notizia per l’Italia, che potrà contare su nuovi, importanti, approvvigioanmenti. Il gas sarà infatti destinato sia al mercato domestico libico che all’esportazione verso l’Italia.

Tutto questo mentre a Bruxelles la Commissione europea predica calma, ribadendo che al momento non ci sta una crisi sulle forniture, ma, semmai, una crisi sui prezzi la quale, nell’esaminare diversi tipi di misure per intervenire su questo fronte, esclude invece “cambiamenti strutturali al nostro sistema di energia”. Il commissario europeo per energia e immobiliare abitativo, Dan Joergensen  ha messo in chiaro come sia “importante mettere in rilievo che non abbiamo una crisi sulla sicurezza degli approvvigionamenti, che sarebbe molto grave e che richiederebbe altre misure, ma siamo in una crisi dei prezzi. E il fatto che i prezzi siano così alti è qualcosa che non possiamo ignorare”.

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Il Cane a sei zampe ha effettuato due nuove scoperte in Libia, a seguito di una campagna esplorativa avviata negli ultimi mesi, per un totale di circa 28 miliardi di metri cubi. E così, mentre la guerra in Iran mette a nudo l’Europa dinnanzi alle sue vulnerabilità, l’Italia può contare su nuovi e importanti approvvigionamenti

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