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Un comunista italiano, un intellettuale, una persona affettuosa, impegnata e che garantiva fiducia e conoscenza. Questo, in estrema sintesi, il ricordo che l’ex tesoriere dei Ds Ugo Sposetti, parlamentare di lungo corso e dirigente del partito, affida a Formiche.net a pochi giorni dalla scomparsa di Gianni Cervetti.

Quanto è stata determinante la figura di Cervetti per immaginare di portare il Pci nell’alveo della socialdemocrazia europea?

Intanto Cervetti ha un percorso politico, una formazione che è classica nel Pci. Giovanissimo studente universitario di medicina venne individuato dal gruppo dirigente milanese per andare a Mosca all’università. Il caso ha voluto che nella stanza dei ricordi a Roma furono trasferite le lunghe conversazioni tra di noi, c’era anche il comandante Valerio. Erano, quelle, scelte fatte per i giovani che venivano attenzionati dal partito e così Cervetti fece questa esperienza a Mosca, che fu per lui molto importante sotto tanti aspetti. Sia per le relazioni che costruì con i suoi coetanei stranieri, sia per le opportunità che nacquero, come ad esempio la conoscenza con Gorbaciov.

Quali i suoi riferimenti?

Era un togliattiano vero e puro. Togliatti e Amendola furono i suoi riferimenti negli anni della formazione.

Perché riteneva che il riformismo fosse il naturale (e di ampio respiro, guardando al futuro) punto di caduta della sinistra italiana?

Perché studiando bene Togliatti, quegli spunti già erano visibili, oltre che in quel gruppo dirigente della prima ora, come dimostrano gli scritti di Eugenio Curiel. Dalla storia del Pci a Milano i suoi rapporti internazionali lo spinsero verso l’Europa. Dopo la sua esperienza in segreteria con Berlinguer, infatti sarà eletto parlamentare europeo e capogruppo della delegazione del Pci. Quindi in Cervetti c’è un punto di arrivo che dimostra la formazione di un dirigente, di un comunista italiano proiettato al riformismo.

Quale la sua qualità migliore, anche umana?

Era un vero intellettuale, come dimostra la frequentazione con Umberto Eco e Guido Rossi per la ricerca di libri antichi. Il salotto di Cervetti era pieno di libri, dalla Divina Commedia ad Ariosto, era cultore della bibliografia antica. E poi a Milano fece una cosa eccezionale, mettendosi pancia a terra per dare vita all’orchestra giovanile Verdi. Tant’è che la camera ardente è all’Auditorium della Verdi. Gianni ha dato molto alla città di Milano. Io sono rimasto molto impressionato, quando gli fu assegnato l’Ambrogino d’oro, dai discorsi del Sindaco Sala e del Presidente della Regione Fontana. Fu intenso l’affetto con cui entrambi lo ricordarono.

Ha un aneddoto che le fa piacere ricordare?

Io ero un po’ più giovane, oggi ho 80 anni e lui a settembre ne ha compiuti 93. Lo ricordo quando a Roma era responsabile dell’organizzazione nella segreteria con Berlinguer, mentre io ero un giovane segretario di federazione. Mi fu chiesto di andare a fare il Presidente della Provincia perché lui aveva un’attenzione molto particolare verso i giovani. Mi raccontava della frequentazione avuta con i cosiddetti miglioristi come allora ci chiamavano in modo dispregiativo.

Invece era quello il tasso qualitativo…

Sì, ma lui non se ne curava ed era anche molto affettuoso, tenendo particolarmente ai rapporti con le persone che aveva frequentato.

Quando l’ultima volta che lo ha sentito?

Quattro giorni fa. Eravamo soliti fare lunghe e periodiche conversazioni telefoniche: dal semplice saluto alle notizie sulla fine di un libro, sulla lettura delle bozze, difatti ci eravamo dati appuntamento per la presentazione del suo ultimo libro ai primi di settembre. E io avevo preso l’impegno di passarlo a salutare nelle prossime settimane, cosa che non potrò fare. Mi addolora molto.

Quale indirizzo secondo la sua opinione darebbe oggi Cervetti, dinanzi alle diverse anime del centrosinistra?

Posso dire che, al netto del fatto che ha vissuto le trasformazioni e l’evoluzione del Pci, ha comunque deciso di iscriversi al Pd. Questa mossa la dice tutta sul fatto che non vedeva finita la sua storia, perché nutriva una speranza per il futuro dei giovani e, quindi, per il futuro di questo Paese. Poi il dolore per la guerra e il dolore per tutto quello che succede nel mondo era una sofferenza vera nelle sue parole. Chi come lui ha vissuto la guerra da bambino può capirlo. Mi piace ricordarlo come un comunista italiano, un intellettuale, una persona affettuosa, impegnata e che garantiva fiducia e conoscenza.

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“Il salotto di Cervetti era pieno di libri, dalla Divina Commedia ad Ariosto, era cultore della bibliografia antica. E poi a Milano fece una cosa eccezionale, mettendosi pancia a terra per dare vita all’orchestra giovanile Verdi. Tant’è che la camera ardente è all’Auditorium della Verdi. Gianni ha dato molto alla città di Milano”. Intervista all’ex tesoriere dei Ds

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