Skip to main content

La guerra contro l’Iran sta riportando al centro dell’attenzione la dipendenza europea dal carburante per l’aviazione, una questione particolarmente rilevante per l’aspetto militare. Oggi oltre il 90% del greggio utilizzato per produrre il carburante impiegato dai jet europei è importato, e una crisi prolungata potrebbe tradursi in una limitazione concreta delle capacità operative delle forze aeree del continente. Il segnale più immediato arriva dai prezzi. Il cherosene ha raggiunto livelli record, toccando i 1.795 dollari per tonnellata, più del doppio rispetto al periodo precedente agli attacchi statunitensi e israeliani. Ma il vero nodo non è solo economico, e riguarda anzi logistica e strategia. La possibilità che i flussi energetici dal Golfo vengano interrotti, come ricordatoci dagli sviluppi delle ultime settimane, espone l’Europa a un rischio sistemico che coinvolge tanto il settore civile quanto quello militare.

In questo contesto, sta emergendo con forza il tema dei carburanti alternativi, in particolare gli e-fuels e i sustainable aviation fuels (Saf). I primi sono prodotti combinando idrogeno verde e Co2 catturata, dando origine a un cherosene sintetico non derivato da fonti fossili. I secondi derivano invece da biomasse, come residui agricoli, oli esausti e grassi. Non si tratta più soltanto di una questione ambientale, poiché l’interesse crescente per queste tecnologie è legato alla loro dimensione strategica. Produrre carburante in Europa, con filiere interne significa infatti ridurre la vulnerabilità a shock esterni. È una logica che si inserisce pienamente nel dibattito sull’autonomia strategica europea, ma che finora era rimasta confinata soprattutto al piano industriale e regolatorio.

Alcuni segnali operativi esistono già. La Francia ha testato un elicottero Nh90 alimentato con Saf, mentre la Norvegia ha sperimentato l’impiego di una miscela contenente carburanti sostenibili su un caccia F-35. Si tratta ancora di iniziative limitate, ma indicative di una direzione precisa: integrare progressivamente carburanti alternativi anche nelle operazioni militari. Il problema, tuttavia, resta la scala. Oggi gli e-fuels sono estremamente costosi (fino a dieci volte più del carburante tradizionale) e la capacità di produrli è ancora marginale. L’Unione europea ha fissato un obiettivo minimo dell’1,2% di e-fuels nel mix di carburanti per l’aviazione entro la fine del decennio, ma la distanza rispetto a un utilizzo significativo resta ampia. A rendere il quadro ulteriormente più complesso è il progressivo declino della capacità di raffinazione europea. Negli ultimi quindici anni il numero di raffinerie attive è diminuito in modo significativo, riducendo ulteriormente l’autonomia del continente. In uno scenario di conflitto ad alta intensità, questa tendenza potrebbe tradursi in un collo di bottiglia critico per le operazioni aeree.

Non a caso, anche il settore della difesa si sta muovendo. Rheinmetall ha avviato collaborazioni per lo sviluppo di carburanti sintetici, sottolineando come la possibilità di produrre e-fuel direttamente sul campo possa diventare un elemento chiave della logistica militare. La lezione, del resto, è già stata appresa dagli Stati Uniti nei teatri operativi in Iraq e Afghanistan, dove il costo e la vulnerabilità delle linee di rifornimento hanno rappresentato un fattore critico. Resta però un punto di fondo. La domanda militare non è sufficiente a sostenere il mercato. Come sottolineato dal Ceo di Safran, il vero driver resterà l’aviazione civile, dove i volumi sono incomparabilmente più elevati. In questo senso, la sicurezza energetica e la transizione ecologica si intrecciano in modo sempre più stretto.

La guerra in Iran riapre il dossier energia per la difesa europea

La crisi in Iran riporta al centro una vulnerabilità strutturale europea: la dipendenza dal carburante per l’aviazione. Tra prezzi record e rischi sulle supply chain, i combustibili sintetici emergono come possibile leva strategica per difesa e autonomia industriale

Soldati robot umanoidi in Iran? Le opzioni per un possibile blitz Usa

In una intervista al Financial Times Trump ha affermato che intende impadronirsi del petrolio iraniano con un blitz sull’isola di Kharg. Affermazione che conferma l’intenzione di compiere raid terrestri in Iran. Mini invasioni mordi e fuggi per le quali il Pentagono avrebbe dei piani per risparmiare vite umane. L’analisi di Gianfranco D’Anna

Byd sorpassa Tesla, ma gli utili diminuiscono. Tutti i numeri

Gli utili del costruttore di Shenzhen, che lo scorso anno ha scalzato Tesla, cadono per la prima volta in quattro anni, per colpa di un mercato domestico depresso dai sussidi statali a senso unico. E così la politica industriale cinese si ritorce contro i suoi stessi campioni

Pizzaballa e il Santo Sepolcro. Cronaca di una Domenica delle Palme a Gerusalemme

La polizia israeliana durante la Domenica delle Palme ha bloccato il Patriarca latino di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa, che insieme al Custode di Terra Santa, padre Francesco Ielpo, voleva entrare al Santo Sepolcro per una piccola celebrazione privata. “Lavoriamo ad un piano per garantire le celebrazioni al Santo Sepolcro”, ha detto Netanyahu nella tarda serata di ieri

Trump chiude gli occhi su una nave russa verso Cuba. Ecco perché

“Cuba è finita. Ha un governo molto cattivo e corrotto, e se ricevono un carico di petrolio o no, in realtà non ha importanza”. L’imbarcazione russa – sotto sanzioni internazionali anche da parte dell’Europa – si chiama Anatoly Kolodkin e ha 730.000 barili di petrolio. La scelta del presidente americano di permettere l’attraccaggio risponde a considerazioni umanitarie

 

L’Ocse e i malanni cronici dell’Italia. L'analisi di Polillo

L’Italia cresce meno di tutti da oltre vent’anni, ma il nodo non è solo politico. Tra errori di impostazione europea, austerità e squilibri delle partite correnti, emerge la necessità di ripensare le regole fiscali dell’Unione. L’analisi di Gianfranco Polillo

Ecco la strategia quantistica di Italia ed Europa. Una guida per innovatori di domani

Di Leonardo De Cosmo e Eva Filoramo

Pubblichiamo un estratto dal volume “Gatto vivo gatto morto” di Leonardo De Cosmo e Eva Filoramo, Il Sole 24 Ore, con la prefazione di Francesco Profumo, dedicato alle roadmap istituzionali per le tecnologie quantistiche. Attraverso l’intervista a Tommaso Calarco, il testo mette in luce punti di forza e criticità dell’ecosistema europeo e italiano, dall’eccellenza scientifica alla scarsità di investimenti privati, fino alla necessità di sviluppare hardware quantistico per evitare nuove dipendenze tecnologiche

Islamabad, il nuovo centro del mondo. Per ora. Scrive Caruso

Il conflitto Iran-Usa-Israele ha spostato l’asse della diplomazia regionale verso il Pakistan. Ma il formato che emerge è fragile, i suoi fondamenti giuridici sono incerti, e il precedente che rischia di creare potrebbe ridisegnare l’ordine marittimo globale. L’opinione del generale Ivan Caruso, consigliere militare della Sioi

Un mondo in bilico tra caos, riarmo e polarizzazione. Il libro di Ansalone

Di Gianluca Ansalone

Una riflessione sulla fine della lunga stagione di relativa stabilità del secondo dopoguerra e sull’ingresso in una nuova fase segnata dal ritorno della guerra, dal riarmo degli Stati e dalla crisi del multilateralismo. Tra conflitti tradizionali, guerre ibride, deterrenza nucleare e nuove tecnologie militari, si delinea un mondo sempre più instabile, polarizzato e dominato dai rapporti di forza. Pubblichiamo un estratto dal volume “Estremi – Il mondo in bilico tra caos e polarizzazione” di Gianluca Ansalone, con prefazione di Francesco Rutelli, in uscita il 3 aprile per Guerini e Associati.

Il caso Pizzaballa al Santo Sepolcro. La risposta compatta del governo italiano

Alle autorità israeliane è stato contestato il divieto imposto al cardinale Pizzaballa di celebrare la Messa delle Palme al Santo Sepolcro. L’Italia reagisce con fermezza: Tajani convoca l’ambasciatore israeliano, mentre Meloni, Crosetto e Salvini esprimono una condanna unitaria dell’episodio

×

Iscriviti alla newsletter