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Londra “chiama Bruxelles” per il programma Safe sulla difesa, ma per ora il Regno Unito può accedere al programma come Paese terzo e non ha diritto a una partecipazione più completa, come previsto in origine. Che cosa rischiano in questo modo Uk e Ue? Il formalismo dato dalla Brexit nella fattispecie legata alla progettualità per la difesa è un ostacolo che si può superare, oppure resterà una zavorra a tutto vantaggio dei super player esterni? La Commissione europea sta valutando l’opportunità di lanciare una seconda edizione del suo programma di prestiti per rafforzare le proprie difese. Ne farà parte anche Londra, che al contempo flirta con Pechino?

MENO SAFE PER LONDRA

Più volte, anche nel recente passato, sia l’ambasciatore dell’Ue in Gran Bretagna, Pedro Serrano, sia alti funzionari britannici hanno espresso l’auspicio che il Regno Unito potesse raggiungere un accordo per essere incluso nel programma Safe, ma il riscontro non c’è stato, anzi la Francia ha rilanciato proponendo il pagamento di una quota di ingresso per i cosiddetti Paesi terzi (fra cui il Regno Unito). Una mossa che si inserisce nella postura macroniana non proprio incline al riavvicinamento con Londra. Anche per questa ragione i commissari europei Maros Šefčovič e Valdis Dombrovskis nella missione inglese ad hoc di queste ore ascolteranno le istanze dei ministri britannici, ufficialmente in vista del secondo vertice Ue-Regno Unito previsto per la fine dell’anno, ma ufficiosamente anche per quanto concerne Safe.

In questo senso vanno lette le parole pronunciate dal primo ministro Keir Starmer che lasciando la Cina dopo la lunga visita da Xi ha assicurato di voler “avvicinarsi” all’Ue più di quanto abbia fatto finora, non solo in materia di difesa e sicurezza, ma anche di energia, emissioni e commercio.

IL RUOLO DELLA CINA

Entrando nello specifico si tratta di un piano da 177 miliardi di dollari che Londra non ha avallato lo scorso novembre perché non ha inteso versare il contributo finanziario richiesto per aderire. Quindi se oggi Starmer ha cambiato idea deve, in primis, tornare politicamente sui suoi passi e in secondo luogo adempiere agli obblighi finanziari connessi. Per quanto riguarda la prima mossa nulla potrà prescindere da una valutazione anche geopolitica. In questo momento c’è il rischio che Londra sia più vicina a Pechino che a Washington, una circostanza foriera di precise conseguenze, anche in materia di sicurezza e difesa.

Nonostante il fallimento dell’accordo di novembre Bruxelles è ancora disponibile a ulteriori colloqui per cercare di raggiungere una soluzione, anche per via dei dossier interconnessi, come il Gcap, i futuri progetti delle aziende britanniche del settore della difesa, le capacità militari dell’Ue e della Nato, oltre al rapporto che si sta creando tra Starmer e Xi.

SCENARI

Il discorso riguarda, ancora una volta, le nuove relazioni sino-britanniche che Starmer punta a rafforzare per via delle grandi difficoltà finanziarie del Regno Unito, settore dove non mancano i rischi. Se Londra diventasse il nuovo cavallo di troia cinese nel continente, dopo le “battute di arresto” alla Via della Seta in Italia e nei Balcani, allora si porrebbe anche un problema di carattere geopolitico. Spionaggio industriale, pannelli solari, diritti civili sono dossier scomodi che Starmer non ha toccato nell’incontro con Xi, ma che torneranno gioco forza sul tavolo delle discussioni, a cui va sommato il rapporto con Donald Trump. È un fatto che la Gran Bretagna ha migliorato i suoi rapporti con la Cina dopo la diffidenza delle precedenti amministrazioni conservatrici, ma ciò sta causando una serie di preoccupazioni sulla sicurezza nazionale (non solo del Regno Unito). E la difesa europea è parte di queste ansie.

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