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Dopo otto anni nell’esilio (obbligato), Dinorah Figuera è tornata in territorio venezuelano. Era dovuta scappare in Spagna per fuggire dalle minacce del regime chavista. Medico e attivista dell’opposizione, Figuera è arrivata a Caracas come rappresentante della missione americana incaricata di negoziare la transizione democratica con il presidente ad interim, Delcy Rodriguez.

“Accolgo l’invito del Dipartimento di Stato americano”, ha confermato Figuera una volta atterrata nella capitale venezuelana. Una volta a Caracas, ha partecipato a una riunione con l’incaricato di affari degli Usa, John Barret, e il presidente dell’Assemblea Nazionale, Jorge Rodríguez, uno degli uomini forti della dittatura venezuelana e fratello di Delcy.

Negli incontri sostenuti da Figuera la priorità è stata la definizione di un’agenda di lavoro, con una mappa di costruzione dello scenario democratico, plurale e istituzionale, che contribuisce al recupero del Paese, tutto grazie al lavoro del tavolo tecnico e politico paritario. “Si tratta del primo incontro formale tra rappresentanti del chavismo e dell’opposizione venezuelana dalle riunioni che hanno sostenuto con l’obiettivo di rendere possibili le elezioni presidenziali del 2024”, si legge sulla Bbc. Tentativo fallito con la frode elettorale conclamata da parte del regime.

Tommy Pigott, portavoce del Dipartimento di Stato, ha celebrato sulla piattaforma X la riunione tra Figuera e Rodriguez a favore del dialogo politico e della transizione democratica in Venezuela.

Ma chi è Dinorah Figuera? Nata a Caracas nel 1961, cresciuta in un quartiere popolare all’ovest della capitale. La sua attività politica è iniziata da molto giovane, mentre studiava medicina all’Università Centrale del Venezuela. Faceva parte del movimento studentesco e successivamente del partito di sinistra La Causa R. Tra il 1995 e il 2004 ha fatto politica localmente, a Caracas, come sottosegretaria del governo municipale e dopo come consigliere municipale.

Negli ultimi anni in Venezuela ha fatto parte del partito Primero Justicia. Nel 2010 è stata eletta deputata dell’Assemblea Nazionale – e poi rieletta nel 2015 – ed è stata presidente delle commissioni di Famiglia e di Scienze e Tecnologie del Parlamento venezuelano.

In seguito al fallimento dell’esperimento politico di Juan Guaidó, il procuratore generale Tarek William Saab accusò per motivi politici Figuera di usurpazione delle funzioni, tradimento della patria, riciclaggio e associazione a delinquere, per cui è stata costretta a fuggire in Spagna, dove ha ricevuto l’asilo politico per persecuzione. La sua vita era in pericolo dopo l’omicidio – sotto custodia della polizia – del consigliere dell’opposizione Fernando Albán, che era amico personale e compagno di partito di Figuera.

Il ritorno di Figuera sulla scena politica venezuelana è stato una sorpresa. Ad aprile, il sottosegretario di Stato per gli Affari dell’Emisfero Occidentale, Michael Kozac, l’ha incontrata e ha cominciato ad avviare gli argomenti per una “transizione democratica, stabile, ordinata e consolidata” nel Paese sudamericano.

E perché Figuera e non Maria Corina Machado, leader dell’opposizione e premio Nobel per la Pace 2025? Per molti analisti è l’ennesima prova che Trump non si fida del sostegno interno, specialmente delle forze armate, che può avere Machado. Carmen Beatriz Fernández, consulente politica di Datastrategia, ha spiegato alla Bbc che il Dipartimento di Stato americano ha visto la possibilità di un’uscita più istituzionale. Alla fine dei conti, loro vedono Machado come una candidata presidenziale e non come una candidata che deve negoziare l’istituzionalità, ma che deve farlo un terzo, molto più neutro”.

La scelta di Figuera, dunque, potrebbe fare parte di una strategia per facilitare il dialogo, oltre gli scontri che hanno caratterizzato da sempre i rapporti tra Machado e il regime chavista.

Chi è e cosa farà l’incaricata di Trump per negoziare in Venezuela

Medico e attivista politica dell’opposizione, Dinorah Figuera ha l’incarico formale del Dipartimento di Stato americano per dialogare con il regime di Delcy Rodríguez e spianare il terreno verso la transizione democratica. Perché lei e non il Premio Nobel per la Pace, Maria Corina Machado?

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