Skip to main content

La crescente convergenza strategica tra Cina e Russia è ormai uno dei temi centrali del dibattito sulla sicurezza internazionale. Un rapporto che, pur caratterizzato da obiettivi e approcci differenti, rappresenta una sfida sempre più rilevante per l’Europa e per l’alleanza transatlantica. È quanto emerso nel corso di un’audizione alla Commissione Helsinki, agenzia indipendente del governo statunitense, creata dal Congresso nel 1976 per monitorare l’osservanza degli accordi firmati nella capitale finlandese l’anno precedente, dedicata alle dinamiche geopolitiche tra Pechino, Mosca e l’Unione europea.

Secondo Valbona Zeneli, senior fellow dell’Atlantic Council, il rapporto tra i due Paesi si fonda su una convergenza strategica che ha come obiettivo principale quello di contrastare l’influenza occidentale. “La Cina e la Russia sono strani compagni di letto”, ha spiegato, sottolineando come i due attori “condividano un allineamento strategico, principalmente per contrastare l’imposizione degli Stati Uniti e della Nato, ma anche l’ordine internazionale liberale più in generale”. La differenza tra i due partner resta tuttavia significativa. Mosca viene descritta come “una potenza nucleare revisionista che cerca di minare la Nato e distruggere l’attuale ordine internazionale”, mentre Pechino adotterebbe una strategia più sofisticata e graduale. mirando a “rimodellare le istituzioni globali e trarne vantaggio”.

Il conflitto in Ucraina ha rappresentato un punto di svolta nella percezione europea della Cina, con il sostegno politico ed economico offerto da Pechino a Mosca ha contribuito ad accrescere la diffidenza di molti governi europei, come evidenzia Zeneli, sottolineando come ciò abbia aumentato la consapevolezza delle sfide alla sicurezza poste dalla Cina. In questo contesto, il partenariato tra Xi Jinping e Vladimir Putin ha continuato a rafforzarsi. “Negli ultimi due anni si sono incontrati più di 40 volte”, ha ricordato la relatrice, “questo dovrebbe dirci qualcosa”.

Nel corso dell’audizione, i membri del Congresso hanno poi affrontato il tema dei diversi approcci seguiti dai Paesi membri dell’Unione europea nella gestione del rapporto con Pechino. Il rappresentante Joe Wilson ha citato in particolare il caso della Spagna, criticata per la decisione di affidarsi a Huawei per sistemi sensibili, inclusi strumenti utilizzati per le intercettazioni giudiziarie, chiedendo come sia possibile disincentivare partnership tecnologiche che potrebbero creare vulnerabilità sfruttabili da Pechino.

Decisamente opposto il caso italiano, che invece viene descritto da Zeneli come un esempio di riallineamento della politica europea nei confronti della Cina. “L’Italia ha ricalibrato la sua politica nei confronti della Cina uscendo dalla Belt and Road Initiative e rafforzando il suo allineamento con gli Stati Uniti e la più ampia comunità transatlantica”, ha spiegato l’esperta, suggerendo che la decisione di uscire dalla Bri sia uno dei segnali più chiari di questo cambio di rotta. Allo stesso tempo, ha proseguito Zeneli, “Roma ha rafforzato le sue regole di screening degli investimenti di potere dorato e ha bloccato o limitato le acquisizioni in settori strategici quali semiconduttori, robotica e telecomunicazioni”. Un approccio che dovrebbe fungere da esempio per gli altri Paesi europei.

L’Italia si riallinea all’Occidente sulla Cina. Cosa è stato detto all'audizione del Congresso Usa

Nel dibattito americano sulla convergenza tra Pechino e Mosca emerge anche il ruolo dell’Europa. Durante un’audizione alla Commissione Helsinki l’Italia è stata indicata come uno dei Paesi che hanno ricalibrato la propria politica verso la Cina, rafforzando i legami con Washington e limitando le acquisizioni in settori strategici

Gas e stoccaggi, Snam investe sulla sicurezza energetica

La società guidata da Agostino Scornajenchi aggiorna il piano industriale e prevede 14 miliardi di investimenti da qui al 2030, di cui 9,2 per la rete e 2,1 per il potenziamento delle scorte. Lo scorso anno utile su del 10%. E non c’è un allarme Medio Oriente per l’Italia

Anthropic, Pentagono e AI. Chi decide i limiti della guerra algoritmica? Risponde il prof. Teti

“Chi controlla gli algoritmi, i dati e la capacità di calcolo controlla anche una parte significativa della capacità decisionale delle istituzioni. Per l’Europa questo significa affrontare due sfide contemporaneamente. Da un lato è necessario sviluppare capacità tecnologiche autonome per evitare una dipendenza eccessiva da fornitori esterni. Dall’altro è indispensabile costruire un sistema di governance che garantisca trasparenza, responsabilità e rispetto dei diritti fondamentali”. Intervista al prof. Antonio Teti, esperto di intelligence, cybersecurity e intelligenza artificiale, docente dell’Università G. d’Annunzio

Nel Golfo sotto attacco dall'Iran la risorsa più preziosa non è il petrolio. È l’acqua

La crescente tensione tra Iran, Stati Uniti e Israele riporta al centro una vulnerabilità spesso ignorata del Golfo: la dipendenza quasi totale dagli impianti di desalinizzazione per l’acqua potabile. In caso di escalation militare, queste infrastrutture potrebbero diventare obiettivi strategici con conseguenze potenzialmente devastanti

Artic Circle. Il Grande Nord non è più una periferia, ma sicurezza, clima e potenze ridisegnano l’interesse italiano

Il forum internazionale ospitato a Roma segnala come l’Artico sia ormai entrato al centro delle dinamiche geopolitiche globali, tra rotte commerciali emergenti, competizione tra potenze e trasformazioni climatiche. In questo nuovo scenario, anche Paesi non artici come l’Italia cercano di costruire un ruolo attraverso ricerca scientifica, diplomazia multilaterale e cooperazione industriale

Sicurezza nazionale, serve una cultura condivisa. La riflessione di Pagani

Di Alberto Pagani

La Relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza letta da Alberto Pagani, esperto di intelligence e sicurezza, docente di Terrorismo Internazionale presso l’Università di Bologna. Al centro sovranità tecnologica, minacce ibride, criminalità transnazionale e radicalizzazione giovanile. Rizzi, Guerini e Mantovano sottolineano la centralità dell’innovazione e della competizione geopolitica nel ridefinire le priorità dell’intelligence italiana

Tecnologia è potere. La nuova consapevolezza strategica dell’Italia secondo Irdi

La Relazione annuale 2026 dell’intelligence italiana segnala una nuova consapevolezza strategica sul ruolo della tecnologia nella competizione globale. Come osserva Beniamino Irdi (German Marshall Fund), oggi esiste quasi un’equazione tra supremazia tecnologica e supremazia geopolitica, con la tecnologia che è anche vettore abilitante delle minacce ibride

Scorte, assetti strategici e formazione. Le priorità del Pentagono

La competizione con la Cina obbliga Washington a interrogarsi sulla reale prontezza delle proprie Forze armate. L’Index of U.S. Military Strength della Heritage Foundation, appena presentato, ha messo in evidenza criticità strutturali che vanno dalle scorte di munizioni alla lentezza del procurement industriale. Nel dibattito che ne ha accompagnato la presentazione, sono emersi anche i nodi della deterrenza nucleare, dell’innovazione tecnologica e della resilienza spaziale

Tutte le variabili sulle mosse di Erdogan in Iran

La sensazione è che le mosse turche molto dipenderanno dalla durata del conflitto e dal tipo di “modello” politico che Trump intenderà applicare all’Iran: se quello venezuelano con un cambio rapido di regime, su cui si registrano forti perplessità in considerazione delle differenze politiche e sociali tra Iran e Venezuela, o se quello di una rigenerazione interna, favorita anche dalle pressioni degli ex alleati dell’Iran

Da Chabahar a Starlink, infrastrutture e controllo dei dati entrano nel conflitto

Nel pieno delle tensioni tra Iran, Stati Uniti e Israele, il programma spaziale di Teheran passa da vetrina tecnologica a possibile punto di pressione. Il nuovo polo di Chabahar, i satelliti e le stazioni di terra diventano tasselli sensibili tra osservazione e sicurezza. Sullo sfondo, Starlink riapre il tema del controllo dell’informazione, tra blackout, costi in impennata e contenzioso all’International telecommunication union

×

Iscriviti alla newsletter