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La tedesca Helsing ha appena chiuso il più grande round di finanziamento mai realizzato da una startup della difesa in Europa. La società con sede a Monaco ha raccolto 1,8 miliardi di dollari in un round di Serie E, portando la propria valutazione a 18 miliardi di dollari. Un salto che conferma la fiducia crescente degli investitori nella tecnologia militare basata sull’Intelligenza artificiale e le applicazioni software, ma che offre anche un chiaro esempio delle differenze con il contesto italiano.

I numeri di Helsing

Secondo quanto comunicato dalla stessa azienda, la domanda degli investitori ha superato in modo significativo l’allocazione disponibile, segno di un appetito che va ben oltre le aspettative iniziali. Helsing, fondata nel 2021 da Gundbert Scherf, Niklas Köhler e Torsten Reil, resta quindi a maggioranza europea anche dopo l’ingresso di nuovi soci come Lightspeed Venture Partners e General Catalyst, che si affiancano ad azionisti storici come Prima Materia, Accel e Greenoaks. Il nuovo round ha portato la valutazione della società dai 12 miliardi di euro stimati nel giugno 2025 agli attuali 18 miliardi di dollari. Si tratta di numeri che collocano Helsing tra le realtà della difesa più interessanti del continente, nonostante i suoi appena cinque anni di vita. Il portafoglio prodotti dell’azienda spazia dal drone d’attacco HX-2 al software di comando e controllo Altra, fino al concept del caccia autonomo CA-1. Helsing conta inoltre svariate partnership con attori industriali di rilievo, da Rheinmetall a Kongsberg, passando per l’accordo con Saab per l’integrazione dell’IA sul caccia Gripen. 

Un trend europeo

Questo round di finanziamento non è un episodio isolato, ma si inserisce in una tendenza più ampia che interessa le startup europee del defense tech. Solo questo mese, la tedesca Quantum Systems ha raccolto 1,2 miliardi di dollari in un round che l’ha valutata 8 miliardi, mentre la britannica Kraken Technology, attiva sui droni navali, ha ottenuto 175 milioni di dollari, raggiungendo quota 1 miliardo di valutazione. A giugno, la tedesca Stark ha incassato 500 milioni di euro con una valutazione di 3,2 miliardi, la finlandese Iceye ha raccolto 450 milioni di euro per i suoi satelliti radar e a gennaio la francese Harmattan AI ha raggiunto 1,4 miliardi di euro di valutazione, diventando il primo unicorno della difesa transalpino. 

…ma non italiano?

In Italia, invece, la Difesa rimane un tema divisivo e le indecisioni sulle allocazioni di spesa non fanno bene né alle Forze armate, le quali si trovano a dover riconfigurare interi programmi di ammodernamento a lavori già avviati, né al tessuto industriale, che senza garanzie sugli ordini futuri non può impostare strategie di lungo termine. Discorso che per le startup, che dispongono di capitali limitati, vale ancora di più. Di conseguenza, anche per gli investitori internazionali, che ragionano su orizzonti pluriennali e cercano un certo grado di prevedibilità, questa instabilità rappresenta un rischio. Non stupisce, dunque, che i fondi di investimento si interessino sempre più a Paesi come la Germania, il Regno Unito e i baltici, dove i governi spendono di più e con maggiore continuità, a prescindere dal consenso.

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