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Due funzionari dell’ambasciata americana in Messico sono morti in un incidente d’auto nel nord del Messico. Entrambi erano agenti della Cia, secondo quanto riferito dal quotidiano The Washington Post, ed erano impegnati in un’operazione. Un caso che ravviva le tensioni tra Usa e Messico su cooperazione bilaterale, sicurezza regionale e sovranità.

Nell’incidente in quetsione sono morte quattro persone, due funzionari americani e due rappresentanti delle autorità messicane. Il fatto è accaduto poche ore dopo l’operazione di intervento in un laboratorio clandestino di droghe in una zona isolata di Chihuahua. Secondo alcuni report dei media locali, i due agenti americani tornavano da una riunione di debriefing di un’operazione  antidroga quando il veicolo su cui viaggiavano ha perso il controllo ed è caduto in un dirupo, esplodendo. I due non erano intervenuti direttamente nell’operazione ma partecipavano nelle ricerche di intelligence e sostegno.

Claudia Sheinbaum, presidente del Messico, si è pronunciata sul caso e ha annunciato l’apertura di un’indagine per possibili violazioni delle leggi sulla sicurezza nazionale, sostenendo che non c’è stata una notifica formale alle autorità federali sull’operazione. Dal canto suo César Jáuregui Moreno, procuratore di Chihuahua, sostiene che l’operazione è stata eseguita da agenti messicani e per questo l’ufficio presidenziale non fosse stato informato. Sheinbaum ha anche dichiarato che al momento “non ci sono operazioni congiunte” tra forze americane e statunitensi, e ha spiegato che la cooperazione si limita allo scambio di informazioni dentro di un contesto legale prestabilito.

La cooperazione in materia di sicurezza, e i limiti legali degli interventi stranieri, continuano ad essere un tema di dibattito politico in Messico. Da Washington, la pressione per intensificare la lotta contro i cartelli del traffico di droga è aumentata e le agenzie insistono sul lavoro di coordinamento con le forze messicane. Sotto la direzione di John Ratcliffe, la Cia ha allargato il suo ruolo nelle operazioni antidroga in America latina, con scambio di informazioni di intelligence e addestramento delle forze locali, nonché l’uso di droni per identificare laboratori illegali.

Grazie a queste informazioni di intelligence è stato identificato il luogo dove si trovava il leader del cartello di Jalisco, Nemesio Rubén Oseguera Cervantes, conosciuto come El Mencho. L’ultima polemica, invece, riguarda l’arresto in Messico dell’ex atleta canadese Ryan Wedding, ricercato negli Stati Uniti. Funzionari messicani sostengono che è arrivato volontariamente all’ambasciata americana per consegnarsi alle autorità, mentre da Washington insistono che la detenzione è il risultato di un lavoro di cooperazione bilaterale.

David Saucedo, analista di sicurezza messicano, ha spiegato al Chicago Tribune che ciò spiega perché il governo del Messico mantiene un approccio che nega la presenza di agenti americani armati sul territorio, implicando che operazioni come queste sarebbero una specie di violazione della sovranità. “Per questo si è sempre cercato di nascondere questo tipo di collaborazione”, chiosa Saucedo.

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