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Non è bastato il crollo verticale, costato il 45% del capitale, di Unitree, la prima startup cinese a portare la robotica in Borsa. E non sono bastati i dubbi, piuttosto forti, del partito sulla resistenza umana dinnanzi all’avanzata dell’Intelligenza Artificiale. La verità è che in Cina la febbre da Ipo continua ad essere alta. Troppo forte il richiamo dei listini, del mercato, dove raccogliere miliardi da mettere al servizio della corsa contro gli Stati Uniti. E poco importa che in Cina, ma anche fuori, tiri aria di bolla. I segnali ci sono, a cominciare proprio da Unitree, passando per il clamoroso flop, lo scorso luglio di Zhonji Innolight. E poi c’è il governo e i suoi fantasmi di una Cina sempre più macchina e meno umana.

Adesso è il turno di DeepSeek, il primo unicorno cinese a vendere tecnologia a basso costo al mondo, spauracchio degli stessi colossi dell’Intelligenza Artificiale. La quale sta valutando la quotazione alla Borsa di Shanghai con l’obiettivo di realizzare l’operazione entro l’anno. La società fondata dall’imprenditore Liang Wenfeng ha assegnato un incarico a Citic Securities in vista della quotazione che dovrebbe avvenire sullo Star Market del Shanghai Stock Exchange, segmento dedicato alle società tecnologiche e ad elevata crescita. In estate DeepSeek era impegnata in nuovo round di funding sulla base di una valutazione di 75 miliardi di dollari dopo aver raccolto a giugno 7,4 miliardi sottoscritti tra gli altri dallo stesso fondatore, da Tencent Holdings e dal gruppo cinese delle batterie al litio Catl.

Una spinta verso la Borsa che arriva mentre diverse società del settore cercano capitali pubblici per sostenere costi crescenti legati a data center e personale altamente qualificato. Tra le aziende cinesi già quotate figurano Z.AI e MiniMax, entrambe approdate a Hong Kong nel 2026. Ma non è finita qui. La startup Moonshot, con sede a Pechino, ha per esempio presentato una domanda per la quotazione, con una valutazione intorno ai 50 miliardi di dollari, inferiore a quella di DeepSeek e Z.AI. La stessa Moonshot intende avviare immediatamente le trattative con potenziali investitori per un ulteriore aumento di capitale.

Tra gli attuali investitori di Moonshot, sulla cui Ipo c’è un’attesa carica di aspettativa da parte del mercato, figurano i leader tecnologici cinesi Meituan e Tencent Holdings, le società di venture capital Idg Capital, Hsg e ZhenFund, e le società statali China Mobile e il Fondo di investimento per l’industria dell’IA di Pechino. Attenzione però ai particolari. Mai dimenticare, per esempio, il fatto che le valutazioni delle società cinesi restano distanti da quelle dei concorrenti americani dell’AI. Secondo Reuters, per esempio, Anthropic potrebbe puntare a una valutazione fino a 2 trilioni di dollari nella sua Ipo, mentre OpenAI potrebbe raggiungere un trilione.

L’oro dell’AI cinese chiama la Borsa. DeepSeek accelera, ma il rischio bolla resta

Anche il primo vero unicorno cinese dell’Intelligenza Artificiale ha voglia di scommettere sul mercato, vincendo anche le remore del partito. Ma i capitomboli visti fin qui non sono un buon auspicio. E anche Moonshot rischia

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