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C’è poco clamore nelle comunicazioni alla Camera del ministro degli Esteri Antonio Tajani, nel senso che al di là della formula con cui l’Italia sarà nel board per Gaza, contava esserci. E Roma sarà presente come osservatore. Per cui la presenza del titolare della Farnesina dinanzi ai deputati (dopo il vertice a Palazzo Chigi di ieri pomeriggio) si rivela esercizio dialettico per ricordare ciò che è già noto: ovvero che l’Italia condanna ogni annessione della Cisgiordania, che sin dal principio ha lavorato con gli altri partner per la pace a Gaza, che è stata in prima fila dal punto di vista umanitario, che si tratta di un impegno destinato ad aumentare e che semmai la sua assenza al tavolo della pace sarebbe stato contrario allo spirito dell’articolo 11 della nostra carta costituzionale.

Punto di partenza, il posizionamento internazionale dell’Italia. Secondo il ministro, ogni vuoto politico alimenta l’instabilità e aggiunge che il governo italiano ha sostenuto fin dall’inizio il piano di pace per Gaza promosso dagli Stati Uniti. Se qualcuno ritenesse che esistono alternative concrete e praticabili a questo piano dimostrerebbe di non sapere fare i conti con la realtà. Al contempo, il ministro condanna qualsiasi tentativo di annessione della Cisgiordania da parte di Israele, nella consapevolezza che il ruolo italiano si coagula essenzialmente attorno a un concetto destinato ad essere ampliato nelle prossime settimane: un dialogo costante “con Israele, con l’autorità palestinese e con tutti i partner chiave della regione con cui abbiamo mantenuto in questi mesi un costante e stretto raccordo”. L’Italia infatti è stato il primo Paese a organizzare l’evacuazione dalla striscia di Gaza (“siamo il Paese occidentale che ha fatto di più”).

Ma non è tutto, perché Gaza è cruciale per la sicurezza nazionale anche in chiave del contrasto al terrorismo. È infatti parte di una crisi che incide sugli equilibri regionali, sulla stabilità del Mediterraneo allargato, aggiunge Tajani, e “sulla sicurezza delle rotte commerciali del nostro export, che transita per il 40 per centro attraverso il Mar Rosso, rotta fondamentale anche per il corridoio economico logistico Imec”.

Di qui la stoccata ai critici: “L’assenza dell’Italia a un tavolo in cui si discute di pace, sicurezza e stabilità nel Mediterraneo sarebbe non solo politicamente incomprensibile, ma anche contraria alla lettera e allo spirito dell’articolo 11 della Costituzione, laddove sancisce il ripudio della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie”. Tra l’altro, “in ogni contatto con l’amministrazione americana Roma ha sempre richiamato la necessità di garantire la stretta osservanza dei principi della nostra Costituzione e il coinvolgimento del Parlamento. L’ho fatto io stesso più volte con il segretario di Stato Rubio nelle nostre frequenti occasioni di incontro”.

Infine Tajani indica dove si concentrerà la sua azione, ovvero nella formazione delle forze di sicurezza palestinesi, dal momento che i Carabinieri non solo sono già attivi in Cisgiordania da oltre dieci anni attraverso la missione bilaterale Miadit, ma inizieranno presto in Giordania l’addestramento di 50 funzionari di sicurezza palestinesi da dispiegare nella Striscia. Per cui proprio nel momento in cui si apre la fase più delicata del Piano Trump, che prevede il disarmo di Hamas, la smilitarizzazione della Striscia e l’avvio della ricostruzione, l’Italia sarà presente, conscia che si tratta di “sfide enormi, che richiedono un chiaro impulso politico e il più ampio e coeso sostegno della Comunità internazionale”.

Addestramento e presenza ai tavoli negoziali. Il ruolo dell'Italia a Gaza spiegato da Tajani

In occasione delle comuicazioni alla Camera, il ministro degli esteri Tajani puntualiza la cornice dell’impegno di Roma: formare le forze di sicurezza palestinesi, dal momento che i Carabinieri non solo sono già attivi in Cisgiordania da oltre dieci anni attraverso la missione bilaterale Miadit, ma inizieranno presto in Giordania l’addestramento. Si tratta di un momento in cui si apre la fase più delicata del Piano Trump, che prevede il disarmo di Hamas, la smilitarizzazione della Striscia e l’avvio della ricostruzione, “sfide enormi, che richiedono un chiaro impulso politico e il più ampio e coeso sostegno della Comunità internazionale”

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