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Il telefono squilla senza sosta. Dall’altra parte, famiglie in ansia, studenti in viaggio, imprenditori bloccati tra Dubai e Abu Dhabi e altre località nella Regione del Golfo. Dopo i raid congiunti di Stati Uniti e Israele contro l’Iran e la successiva rappresaglia di Teheran, il Golfo è entrato in una fase di forte instabilità. E l’Italia ha dovuto reagire in fretta.

Alla Farnesina, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha disposto l’attivazione di una Task Force Golfo composta da cinquanta funzionari dedicati esclusivamente all’assistenza dei connazionali.

Un dispositivo parallelo all’unità di crisi, con linee telefoniche potenziate e centralino operativo per smistare le migliaia di chiamate arrivate nelle ultime ore.

L’obiettivo è uno: garantire informazioni aggiornate e supporto concreto ai circa 21mila italiani presenti tra residenti e turisti nel Golfo.

La situazione più delicata resta quella di Dubai e Abu Dhabi. Qui, oltre all’elevato numero di connazionali, si registra la presenza di gruppi di minorenni in viaggio scolastico. Sono stati 165 i missili e 541 i droni che l’Iran ha lanciato come rappresaglia dell’attacco subito per conto di Usa e Israele.

Il dato definisce la serietà della situazione, un elemento che ha imposto una gestione ancora più attenta: contatti costanti con i genitori, coordinamento con scuole e organizzatori, verifiche puntuali sulle condizioni di sicurezza e sulla logistica.

La priorità è evitare decisioni improvvisate e garantire un’assistenza continua. Nel frattempo, dopo il danneggiamento di un edificio vicino alla sede diplomatica ad Abu Dhabi, parte delle attività si è spostata nelle residenze per ragioni precauzionali, così da mantenere operativa la struttura senza esporre personale e utenti a rischi ulteriori.

Il governo ha scelto una linea di prudenza: evitare spostamenti non necessari e, per chi è bloccato dalla chiusura temporanea dello spazio aereo, rimanere dove si trova in attesa di sviluppi. Anche perché alcune frontiere, come quella con l’Oman, stanno restringendo gli accessi.

Il messaggio è chiaro: ridurre al minimo le iniziative individuali e affidarsi alle indicazioni ufficiali.

In queste ore la Farnesina è in contatto costante con le autorità locali per assicurare sistemazioni adeguate e sostegno logistico, mentre il flusso di informazioni viene aggiornato in tempo reale.

In questo quadro si inserisce anche il rientro del ministro della Difesa Guido Crosetto, che si trovava a Dubai al momento dell’escalation ed è tornato in Italia con un volo militare, continuando a coordinarsi con l’unità di crisi e con i partner internazionali. Un rientro funzionale alla gestione complessiva della fase, senza interrompere il lavoro diplomatico e operativo avviato sul posto.

Domani Tajani riferirà in Aula per fare il punto sulle iniziative adottate e sugli scenari possibili.

Al centro dell’informativa ci saranno le misure di assistenza, il coordinamento con ambasciate e consolati, il rafforzamento delle linee di emergenza e l’analisi dell’evoluzione militare dopo la risposta iraniana che ha colpito anche Paesi del Golfo non coinvolti direttamente nei raid iniziali.

Per ora la cronaca è fatta di telefonate, elenchi aggiornati, verifiche e contatti continui con famiglie e autorità locali. È la diplomazia di crisi nella sua forma più concreta: meno dichiarazioni, più organizzazione.

Con quel fine preciso: mettere in sicurezza i cittadini italiani mentre l’equilibrio regionale resta appeso alle prossime mosse di Teheran.

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