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L’Ucraina potrebbe aver scritto una nuova pagina nella storia delle operazioni anfibie, mettendo in atto un’operazione di sbarco impiegando solamente sistemi unmanned. Nelle scorse ore è stato diffuso un video che mostrerebbe un’azione condotta su quella che sembrerebbe essere la penisola di Kinburn, nell’area meridionale del Paese attualmente occupata dalle forze russe, nel quale un’imbarcazione di superficie senza equipaggio (Usv) e trasporta fino alla spiaggia un veicolo terrestre robotizzato (Ugv), che sembrerebbe essere un esemplare del Rys sviluppato dall’azienda ucraina Roboneers e armato con una mitragliatrice Pkt da 7,62 millimetri. Una volta raggiunta la riva, il mezzo di terra sbarca autonomamente, prende posizione tra la vegetazione e, secondo il filmato, apre il fuoco con una mitragliatrice verso una postazione situata più avanti lungo la costa. L’intera operazione viene osservata e documentata da un drone aereo che segue le varie fasi dell’azione.

Restano tuttavia numerose incognite. Al momento non esistono conferme indipendenti sull’esito dell’operazione né sul suo reale obiettivo militare. Non è chiaro se il bersaglio fosse effettivamente occupato da soldati russi, se il robot abbia completato la missione o se sia stato successivamente recuperato da un secondo Usv. Anche la geolocalizzazione precisa del filmato non è stata verificata ufficialmente. L’operazione potrebbe quindi rappresentare tanto un vero raid operativo quanto una dimostrazione tecnologica finalizzata a testare procedure e concetti destinati a essere sviluppati in futuro.

Secondo alcune fonti ucraine, inoltre, le difficoltà nei rifornimenti avrebbero costretto parte delle unità russe a ridurre la propria presenza nella zona. Informazioni che non possono essere verificate in modo indipendente, ma che contribuiscono a spiegare perché Kyiv stia intensificando la pressione proprio su questo settore del fronte. La penisola di Kinburn occupa una posizione strategica all’ingresso dell’estuario del Dnipro-Buh e controlla l’accesso marittimo verso il porto di Mykolaiv. Da mesi l’area è interessata da attacchi ucraini contro le linee logistiche russe e da continue operazioni con droni.

Al di là del risultato tattico, il valore dell’episodio è soprattutto concettuale. Se confermato, si tratterebbe infatti della prima operazione anfibia in un contesto di guerra nella quale trasporto, sbarco, combattimento e osservazione vengono affidati interamente a piattaforme senza equipaggio. Negli ultimi anni il conflitto in Ucraina ha già trasformato il ruolo dei droni aerei e navali. I droni di superficie hanno messo in seria difficoltà la Flotta russa del Mar Nero, mentre i piccoli droni Fpv hanno modificato profondamente il combattimento terrestre. L’integrazione di un mezzo terrestre robotizzato all’interno di questa architettura rappresenta però un ulteriore passo avanti.

Naturalmente un singolo robot non può sostituire un’operazione anfibia tradizionale. Resta da capire come questo approccio possa essere trasposto su scala maggiore, coordinando contemporaneamente più Usv, Ugv e Uav per creare una vera forza d’assalto robotizzata. E d’altronde è proprio questo l’aspetto più interessante, poiché anche se il raid avesse avuto un impatto militare limitato, esso dimostra che Kyiv sta sperimentando (con successo) nuove forme di integrazione tra sistemi senza equipaggio appartenenti a domini diversi.

Come già avvenuto per i droni navali e per gli Fpv, l’importanza di queste operazioni potrebbe quindi non risiedere tanto nel loro successo immediato quanto nella capacità di anticipare l’evoluzione del campo di battaglia. Se il modello dovesse dimostrarsi efficace, le future operazioni anfibie potrebbero essere precedute, o in parte sostituite, da ondate di mezzi senza equipaggio incaricati di aprire la strada alle forze convenzionali.

 

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