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Ci sono la Nato, la guerra in Ucraina, l’equilibrio fra poteri. E ancora, molti passaggi geopolitici che vanno oltre il rapporto bilaterale tra Regno Unito e Stati Uniti, ma abbracciano una visione globale della situazione internazionale e delle future dinamiche politiche da distendere armonicamente e responsabilmente fra le due sponde dell’Atlantico. La visita di Re Carlo III negli Stati Uniti, ufficialmente per celebrare il 250° anniversario dei duraturi legami anglo-americani, è caduta all’indomani dell’attentato a Donald Trump durante la cena dei corrispondenti e in un frangente ricco di tensioni (anche dialettiche) tra Washington e le principali capitali europee, in primis Londra, fino ad oggi scettica nel sostenere pienamente la guerra contro l’Iran. Il monarca nel suo lungo discorso al Congresso non solo ha tentato di allentare queste tensioni, ma ha dato alcune indicazioni per così dire programmatiche su punti cardine delle democrazie, scendendo anche nel merito di dossier spinosi come Ucraina e Nato.

Instabilità e incertezze

Quello che è stato il primo intervento di un membro della famiglia reale al Congresso dai tempi del discorso della Regina Elisabetta II al Campidoglio nel 1991, si è mosso essenzialmente su quattro filoni. Il primo ha toccato la caratteristica più significativa dei tempi attuali, quella che pochi giorni fa la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni ha citato alla 76esima assemblea di Federalberghi (“l’instabilità nostra normalità, ma al lavoro ogni minuto”). Re Carlo ha iniziato il suo discorso affrontando subito i “tempi di grande incertezza” che attendono sia gli Stati Uniti che il Regno Unito: il riferimento è stato ai conflitti, tanto in Medio Oriente quanto in Europa, sottolineando Stati Uniti e Regno Unito non sono sempre stati d’accordo. “Con lo spirito del 1776 nella mente possiamo forse convenire sul fatto che non siamo sempre d’accordo, ma i due popoli quando sono in sintonia, possono compiere grandi cose non solo a beneficio dei nostri popoli, ma di tutti i popoli”. Il legame di parentela e di identità tra l’America e il Regno Unito “è inestimabile ed eterno, insostituibile e indissolubile”. Di qui discende il doppio tema rappresentato dai controlli e dagli equilibri, nella consapevolezza che le parole dell’America hanno peso e significato, “come hanno avuto fin dall’indipendenza, le azioni di questa grande nazione contano ancora di più”.

Il valore della Nato e la difesa dell’Ucraina

È stato quello il preambolo al passaggio sulla Nato, nella consapevolezza che “i nostri due Paesi hanno sempre trovato il modo di collaborare”. Ha quindi citato l’ex segretario di Stato americano Henry Kissinger a proposito di una partnership atlantica, puntualizzando che l’unica volta in cui la Nato si è mobilitata in difesa di uno dei suoi Stati membri è stata dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre da parte di al-Qaeda, di cui quest’anno cadono i 25 anni. “Un’atrocità” che ha permesso al Re di ricordare concetti come sicurezza comune, cooperazione, determinazione a proposito del sostegno che va garantito alla difesa dell’Ucraina e del suo popolo coraggiosissimo. “È necessaria per garantire una pace veramente giusta e duratura. Dalle profondità dell’Atlantico alle disastrose calotte glaciali dell’Artico, l’impegno e la competenza delle Forze Armate degli Stati Uniti e dei loro alleati sono al centro della Nato: si impegnano a difendersi a vicenda, a proteggere i propri cittadini e interessi, a tenere al sicuro nordamericani ed europei dai comuni avversari. I nostri legami in materia di difesa, intelligence e sicurezza sono indissolubili, frutto di relazioni che si misurano non in anni, ma in decenni”.

Il futuro di Stati Uniti, Regno Unito ed Europa

Per questa ragione ha rimarcato il “modus” della collaborazione militare tra Usa e Uk, che si concretizza nelle migliaia di operatori statunitensi di stanza nel Regno Unito e nel personale britannico che presta servizio “con pari orgoglio” in 30 Stati americani; nella costruzione congiunta degli F-35 e nel programma di sottomarini più ambizioso della storia, l’Aukus in collaborazione con l’Australia. Perché questa progettazione procede di pari passo? Non per sentimentalismo, assicura, ma perché contribuisce a “costruire una maggiore resilienza condivisa per il futuro, rendendo così i nostri cittadini più sicuri per le generazioni a venire”.

Infine il futuro: traccia un orizzonte, il monarca, quando indica la provenienza (le profonde divisioni di 250 anni fa) e la nuova prospettiva, basata sullo sforzo di aver forgiato un’amicizia che si è trasformata in una delle alleanze più importanti della storia umana. “Prego con tutto il cuore affinché la nostra alleanza continui a difendere i nostri valori condivisi con i nostri partner in Europa, nel Commonwealth e in tutto il mondo, e affinché ignoriamo gli appelli per un ripiegamento sempre più su noi stessi”. Fisiologica, a proposito, la citazione del presidente Lincoln nel Discorso di Gettysburg, quando disse: “Il mondo potrà anche dare poca importanza a ciò che diciamo, ma non dimenticherà mai ciò che facciamo”.

Carlo III e la diplomazia della Corona. Così Londra tenta di riavvicinare Washington e l’Europa

Il discorso del monarca inglese al Congresso anche come occasione per riannodare il fili dell’atlantismo su temi complessi, come il sostegno all’Ucraina e la guerra in Iran. Spicca il richiamo all’esigenza incrollabile di rafforzare le relazioni tra Usa, Uk ed Europa nella consapevolezza che bisognerà ignorare “gli appelli per un ripiegamento sempre più su noi stessi”

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