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Si è tenuta la prima riunione del Global Gateway Board, l’organismo direttivo del programma europeo di investimenti da 300 miliardi di euro entro il 2027 in Paesi in via di sviluppo nei settori della sanità, dell’energia, del digitale e altro. L’iniziativa si inserisce tra i tentativi dell’Occidente di proporre soluzioni concrete e alternative alla Belt and Road Initiative cinese che, pur tra inefficienze, ritardi e prestiti capestro, sta contribuendo al potenziamento delle infrastrutture commerciali nei Paesi partner.

Già una settimana fa Ursula von der Leyen aveva parlato del progetto come qualcosa di fortemente appetibile per le economie emergenti. “Sanno che siamo trasparenti, sanno che gli investimenti vanno di pari passo con il buon governo, sanno che non ci sono livelli di debito insostenibili che rimangono e sanno che concepiamo i progetti con i Paesi”, quindi “con le comunità locali”, ha continuato. “E portiamo con noi il settore privato, che in questa forma non esiste in Cina”, ha proseguito la presidente.

La strategia Global Gateway è in fase di realizzazione e la riunione ne ha illustrato i traguardi al 2023. Nel primo anno di attuazione sono stati effettuati investimenti chiave per potenziare la connettività digitale attraverso cavi sottomarini e connessioni terrestri tra l’UE e i suoi partner, per aumentare la produzione di energia rinnovabile con investimenti in impianti solari e parchi eolici.

Nel settore digitale, ad esempio, troviamo il cavo sottomarino in fibra ottica Medusa, di 7.100 km, con un investimento totale di 342 milioni di euro per collegare Algeria, Egitto, Marocco e Tunisia a Cipro, Francia, Italia, Portogallo e Spagna. Oltre all’estensione del cavo sottomarino e terrestre in fibra ottica “Bella” all’America centrale e ai Caraibi e la creazione di centri di osservazione della Terra a Panama attraverso il programma “Copernicus”.

Nel settore dell’energia, il progetto comprende il corridoio elettrico trans-balcanico per collegare il sistema di trasmissione di Serbia, Montenegro e Bosnia-Erzegovina a Croazia, Ungheria, Romania e Italia, con un investimento totale stimato di 41,2 milioni di euro, nonché impianti fotovoltaici in Albania, Kosovo e Macedonia settentrionale e parchi eolici in Macedonia settentrionale e Serbia. L’Ue ha inoltre firmato partenariati per l’idrogeno verde e le materie prime critiche con la Namibia, l’Egitto e il Kazakistan.

Nel settore sanitario, gli investimenti includono anche oltre 1 miliardo di euro da parte del Team Europe per sostenere l’accesso e la produzione di vaccini, farmaci e tecnologie sanitarie in Africa, con un sostegno in corso in Ruanda, Senegal, Ghana e Sudafrica, mentre nel settore dell’istruzione, l’UE sta investendo in 25 progetti di rafforzamento delle capacità nel campo dell’istruzione e della formazione professionale che coinvolgono 26 Paesi africani.

Dal lancio della strategia Global Gateway, sono stati impegnati più di 9 miliardi di euro in sovvenzioni dal bilancio dell’Ue per investimenti chiave in tutti i settori identificati in Africa, America Latina e Caraibi e nel Pacifico.

Insomma, dopo qualche perplessità sembrerebbe che la strategia stia decollando. Fornendo investimenti strategici ai partner, l’Unione Europea si posizionerà in maniera più chiara in un mondo geopoliticamente conteso. Rimane certamente la questione del come attrarre investitori privati, ma anche a questo proposito si stanno facendo passi avanti.

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