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Allargamento dell’Ue, ruolo italiano nei Balcani, prospettive euroatlantiche ad ampio raggio sono certamente le priorità sul tavolo il giorno dopo il vertice di Tirana, con la cornice del tema energia che resta il principale, non fosse altro che per la contingenza amara del momento.

Le parole di Giorgia Meloni sulla Francia nel post conferenza sono certamente spia di realpolitik che vanno anche al di là dei rumori di fondo: come dire, indirizzo acquisito, ora serve dare spazio ai principi. Ma oltre alle molteplici attenzioni verso il rapporto con Parigi ecco che si stagliano quelle con Berlino, nella consapevolezza che la Germania, peraltro, è paese che occupa una posizione strategica e che ha un’economia molto più complementare con quella italiana, dall’energia alla manifattura. Questo per dire che il rapporto con Olaf Scholz è e sarà importantissimo.

Con Parigi

“Con la Francia, al di là del racconto giornalistico, i rapporti continuano, ci sono fior di bilaterali – ha detto il premier a margine del summit Ue-Balcani Occidentali – E anche la questione migratoria va avanti, finalmente l’Europa fa tavoli e organizza riunioni per capire come cambiare prospettiva e affrontare in maniera più sistematica questo problema. Quindi mi pare che le cose vadano bene”.

Il filo con Parigi è al momento monopolizzato dal dossier migranti, dal momento che la posizione di Chigi è che occorrerebbe passare “da redistribuzione che non risolve il problema a protezione confini esterni Ue”. Per cui è un fatto che la Commissione europea abbia posto in primo piano il tema della rotta del Mediterraneo (“questo non era mai accaduto, oggi sì”, ha detto il premier), rivendicando il risultato che oggi venga considerata prioritaria “la difesa dei confini esterni dell’Unione e io considero che questo accada anche grazie al fatto che l’Italia ha posto il problema”.

Con Berlino

Nel colloquio con il cancelliere tedesco il premier ha toccato il ruolo centrale e strategico che l’Italia può giocare sul terreno dell’approvvigionamento energetico, mettendo un forte accento su come fermare i costi della speculazione, tema che “necessita di soluzioni che possano dare il segnale che l’Europa riesce e rispondere, visto che la proposta della Commissione non è sufficiente”. L’energia, dunque, è la traccia del dialogo italo-tedesco proprio per via delle interrelazioni industriali fra i comparti dei due paesi, come l’automotive.

Capire a fondo che quella relazione andrà progettata, strutturata e attuata, pur nel rispetto delle proprie peculiarità, è uno snodo fondamentale per le politiche internazionali italiane, al netto delle differenze politiche esistenti tra i governi di Roma e Berlino.

Scenari

Per cui lo spunto che viene dal summit di ieri sul come fare asse nei Balcani è, in prospettiva, molto interessante per le potenzialità italiane e per come il governo procederà nel dare fiato alle intenzioni. I banchi di prova non mancano di certo: si va dal capitolo visti per i kosovari, alla costruzione di una facilitazione infrastrutturale maggiore per le nostre pmi; dalla capacità di fare rete con acqua ed energia, alle relazioni armoniche con strati sociali diversi.

In questo momento si può spingere, dal momento che l’Italia parla tranquillamente con tutti, dai greci ai turchi, dai serbi ai kosovari mentre questi fra loro no, oppure con grande fatica. Per cui le premesse per sfruttare armonicamente questo elemento per interessi nazionali legati alle nostre politiche sul costone balcanico ci sono tutte. Vanno messe a terra.

Non solo migranti, l'energia al centro del dialogo fra Roma e Berlino

Oltre ai dossier aperti con la Francia (migranti, Libia) l’Italia ha come obiettivo parlare e comprendersi con la Germania, che occupa una posizione strategica e ha un’economia molto più complementare con quella italiana. Appunti dopo il summit Ue-Balcani Occidentali

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