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Nel suo forte richiamo di qualche giorno fa su come affrontare realmente il nodo della corruzione così grosso e intrecciato nel nostro Paese, il ministro della Giustizia, Carlo Nordio (che il giorno successivo ha fatto un richiamo ancora più forte sulla questione delle intercettazioni e della separazione delle carriere per i magistrati), ha evocato anche una grave questione.

L’ex procuratore ha infatti sottolineato con vigore quanto l’enorme quantità della legislazione (io direi invece normazione), sia in Italia, secondo lui, dieci volte più elevata che nella media dei Paesi europei e incida, oltre che sul fenomeno della corruzione, come una pesante palla al piede per il sistema economico e sociale e per la vita civile. Si tratta di una questione indubbiamente di grande rilievo da tempo emersa e mai affrontata seriamente dai vari governi che si sono succeduti.

C’è però un’altra questione che si intreccia con quella della quantità: quella della qualità della legislazione, altrettanto pesante, che contribuisce alla grave incertezza del diritto e dei diritti dei cittadini. Credo proprio che sarebbe finalmente il caso che il nuovo governo inserisse nella sua agenda questi due punti nodali fra loro collegati e aggrovigliati.

Quanto alla qualità della legislazione, nei tanti articoli, saggi da me prodotti sulla materia, ho sempre tenuto presente, quasi come una Scilla e Cariddi, due citazioni di due autori a me molto cari. La prima è tratta dall’Esprit des lois di Montesquieu: “Le leggi inutili indeboliscono quelle necessarie” (anche se forse sarebbe meglio per i tempi odierni le norme al posto delle leggi). Se questa è la Scilla, la Cariddi in cui si inabissa la qualità delle nostre leggi la traggo dal Purgatorio della Divina Commedia di Dante: “Le leggi son, ma chi pon mano ad esse”, attribuita da Dante a Matteo Lombardo.

Già da alcuni decenni, l’Ocse definisce orientamenti o indirizzi sulla qualità della legislazione alla ricerca di quella che indica come “better regulation”. Mi è capitato già tra il 1996 e il 1999, soprattutto insieme al capo del dipartimento degli affari giuridici e legislativi della presidenza del Consiglio di allora, Carlo Malinconico, di tentare di dare un contributo appunto ad una “better regulation”.
Ricordo che verso la fine del governo Prodi e durante il governo D’Alema riuscimmo a varare in via sperimentale, tramite circolari del Presidente del Consiglio, strumenti per l’analisi di impatto della regolamentazione e per la valutazione di impatto della regolamentazione. Successivamente, è stato introdotto per legge l’adempimento della relazione tecnico normativa di accompagnamento ai ddl del governo, così come alla Camera è stato introdotto il Comitato per la legislazione.

Sono passati 25 anni, ma mi pare che siamo di fronte ad una decadenza ulteriore della nostra legislazione, affetta sempre più tra l’altro da due vizi di fondo: l’inflazione normativa (anche perché si emanano decreti imbottiti di centinaia e centinaia di norme) e l’inquinamento normativo, che definisco tale perché le norme contribuiscono spesso a peggiorare il sistema normativo, sono piene di rinvii ad altre norme, e quindi molto difficilmente comprensibili.

Ritengo perciò molto importante nel momento dell’avvio di un nuovo governo che si focalizzi l’attenzione su questo tema con cui anche personalità autorevoli come, tra gli altri, Sabino Cassese e Luciano Violante si sono misurati. Mi sembra di poter dire che oggi alla presidenza del Consiglio, nei due ruoli chiavi di Segretario generale e di capo del dipartimento degli uffici giuridici e legislativi, ci sono due ottimi legisti. Anche il Senato, tra l’altro sta introducendo il Comitato per la legislazione di cui prima non era dotato.

Non basta certo un breve articolo per individuare i nodi chiave della qualità della legislazione, peggiorata grazie al fenomeno dei decreti legge a cascata sia quanto a numero sia, soprattutto, quanto a numero di articoli e commi introdotti negli stessi. Uno dei fenomeni che più contribuisce all’incertezza del diritto per i cittadini e per gli operatori. Fra l’altro, per i decreti legge non si adotta la relazione tecnico-normativa, che viene formulata in accompagnamento ai disegni di legge, ma va rilevato che in molti casi le relazioni tecnico-normative sono molto carenti, non ben formulate e non favoriscono orientamenti per le stesse commissioni parlamentari che poi discutono i testi normativi, com’è noto quasi sempre quelli proposti dal Governo.

C’è poi il fenomeno ormai noto dei decreti attuativi a cascata. Nonostante il tentativo di accelerazione del varo dei decreti attuativi ereditati dai precedenti governi per mano del governo Draghi, permangono centinaia di decreti attuativi che attendono di essere implementati: ciò che contribuisce notevolmente all’incertezza del diritto e dei diritti per i cittadini e gli operatori.

Mi fermo qui per ora. Il punto è che riterrei importante che i migliori legisti, i migliori esperti, i rappresentanti delle grandi associazioni di imprese si confrontassero su questi nodi della qualità della legislazione che incidono pesantemente e gravemente sulla vita economica, sociale e civile, alla ricerca finalmente di una “better regulation”.

Nordio e i nodi della legislazione. Un’agenda cruciale per Meloni

L’ex procuratore ha sottolineato con vigore quanto l’enorme quantità della legislazione (io direi invece normazione), sia in Italia, secondo lui, dieci volte più elevata che nella media dei Paesi europei e incida, oltre che sul fenomeno della corruzione, come una pesante palla al piede per il sistema economico e sociale e per la vita civile

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