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Nei giorni del grande dibattito sull’utilità o meno del ponte sullo Stretto, che la Lega vuole a tutti i costi portare a casa, e della tragedia di Niscemi e del suo popolo, arrivano dati piuttosto incoraggianti sul futuro del Sud. Proprio quando il governo di Giorgia Meloni stringe sulla Zes unica, la maxi area a fiscalità avvantaggiata e burocrazia più snella per imprese e artigiani: l’Inps ha infatti aperto ufficialmente la strada al bonus Zes unica, una misura strategica pensata per trasformare il Mezzogiorno in un polo di crescita e nuove opportunità lavorative.

I numeri sono quelli di Confindustria e di Srm, il centro studi di Intesa Sanpaolo. La sintesi è questa: l’economia del Sud è in ripresa, con un progressivo recupero accompagnato da un rafforzamento strutturale. “La dinamica di crescita, trainata dagli investimenti, negli ultimi anni è più sostenuta rispetto al resto del Paese, pur all’interno di un contesto macroeconomico e geopolitico complesso. Gli storici divari rispetto alle altre macroaree del Paese non sono superati, ma si registra un cambio di passo significativo, che apre una traiettoria credibile di convergenza”, si legge nel rapporto.

Il Pil del Mezzogiorno è cresciuto del +7,7% nel periodo 2019-2024, oltre la media nazionale (+5,8%). Nel 2024 la crescita è risultata pari allo 0,7%, con prospettive di rafforzamento nel 2026 grazie anche all’attuazione del Pnrr. E anche sul lavoro il Sud ha spinto, con una crescita dell’occupazione del +0,8%, superiore al dato nazionale, anche se permangono criticità legate al costo del lavoro e al mismatch delle competenze. Il superamento di Decontribuzione Sud e le difficoltà applicative della nuova fase richiedono risposte chiare e coerenti. Più fragile invece l’export, che nel 2025 mostra una fase di debolezza, sebbene la manifattura continui a rappresentare il pilastro delle esportazioni meridionali, oltre il 93%.

Numeri che, secondo Massimo Deandreis, direttore generale di Srm, evidenziano “un chiaro cambio di passo nelle traiettorie di crescita del Mezzogiorno, che tra il 2019 e il 2024 ha registrato un aumento del Pil del +7,7%, circa due punti percentuali in più rispetto alla media nazionale. Un Sud più solido rappresenta oggi un fattore chiave di competitività per l’Italia; inoltre, nel nuovo contesto geoeconomico può essere valorizzato il ruolo naturale del Mezzogiorno nell’area euromediterranea come hub produttivo, infrastrutturale ed energetico, a beneficio dell’intero sistema Paese”. 

“Per consolidare la fase di crescita e trasformarla in sviluppo strutturale è necessario garantire certezza delle regole, continuità degli strumenti e coerenza delle politiche, in una visione di medio-lungo periodo», ha commentato Natale Mazzuca, vicepresidente di Confindustria per le Politiche Strategiche per lo Sviluppo del Mezzogiorno”. Insomma, il Sud c’è. Aspettando il Ponte. Oltre al pacchetto sicurezza, nel Consiglio dei ministri è stato esaminato anche il decreto Infrastrutture del Mit che punta, tra l’altro, a superare i rilievi della Corte dei Conti sul Ponte sullo Stretto di Messina.

Pil e lavoro, il risveglio del Sud. I numeri di Confindustria-Srm

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