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L’audio in cui Silvio Berlusconi dice di aver riallacciato i rapporti con Vladimir Putin? “Non ero presente ed è meglio così”. Con queste dichiarazioni pronunciate ieri sera all’uscita da Montecitorio, Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 Stelle, è intervenuto sulle parole del leader di Forza Italia.

L’ex presidente del Consiglio, definito “un punto fortissimo di riferimento di tutte le forze progressiste” tre anni fa da Nicola Zingaretti quando questi era segretario del Partito democratico, è riuscito a non citare Putin né la Russia neppure questa volta.

Eppure Berlusconi aveva avvertito che “se entrasse nella Nato la guerra sarebbe guerra mondiale”. E ancora: “I ministri russi hanno già detto in diverse occasioni che siamo noi in guerra con loro, perché forniamo armi e finanziamenti all’Ucraina”.

E se a queste parole si sommano quelle del leghista Lorenzo Fontana, presidente della Camera, sulle sanzioni contro la Russia per l’invasione dell’Ucraina (“se diventano un boomerang noi potremmo trovarci in grave difficoltà”), ecco spuntare una coincidenza tra chi oggi mina la durata, se non proprio la nascita, dell’esecutivo di Giorgia Meloni e chi ha affondato il governo di Mario Draghi. A tal proposito, Sergey Razov, ambasciatore russo in Italia, intervistato dalla Tass ha dichiarato che “il raffreddamento tra Roma e Mosca è iniziato con l’arrivo di Draghi”.

La leader di Fratelli d’Italia appare indisponibile a fare un governo a qualsiasi condizione. Che sia un bluff o meno, le tensioni di queste ore non sembrano improvvisate né destinate a evaporare in poco tempo.

Il mix esplosivo della situazione economica e di quella politico-internazionale potrebbe spingere l’Italia in una posizione di difficoltà su entrambi i fronti. Gli incendiari giocano con il fuoco per definizione e il loro interesse è nell’incendio in sé e il piacere del rogo. Gli incendiari al governo saranno – sarebbero? – un problema non banale.

Chi ha fatto cadere Draghi, chi sgambetta Meloni. Coincidenze?

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