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In Francia è cominciato l’anno legislativo dell’Assemblea Nazionale fino a giugno del 2023. I parlamentari sono tornati al lavoro in un momento di grande tensione di geopolitica internazionale e con le difficoltà che derivano dalla mancanza di una maggioranza assoluta.

Anche prima di ripartire, il presidente francese Emmanuel Macron aveva minacciato lo scioglimento immediato del Parlamento, nel caso non fosse raggiunto un accordo per l’avviamento del suo piano di riforme. Tra le iniziative in discussione c’è la posizione francese sulla guerra russa in Ucraina, la legge di bilancio di quest’anno, la spesa pubblica e la riforma delle pensioni.

La riforma delle pensioni

Questo progetto è uno dei più contestati tra gli oppositori al governo di Macron. A inizio settembre, il presidente francese l’ha fatta diventare una delle priorità della sua amministrazione giacché è stata una delle promesse della campagna elettorale che l’ha fatto vincere.

Durante la presentazione del progetto di legge sulla disoccupazione, il presidente della sessione ha dovuto richiamare all’ordine più volte a causa degli scontri e dei litigi tra i parlamentari. Non si è potuto arrivare ad alcun accordo.

A giugno, Macron ha ottenuto la maggioranza relativa semplice e questa situazione gli ha impedito di eseguire manovre simili a quelle che hanno permesso di governare agli ultimi presidenti francesi. Tra loro, per esempio, c’era il presidente Jacques Chirac nel 2002, Nicolas Sarkozy nel 2007, François Hollande nel 2012 e anche lo stesso Macron nel mandato del 2017.

Divisione delle forze politiche

La situazione politica in Francia è molto polarizzata. Da una parte ci sono La France Insoumise di Jean Luc Mélenchon (che conta su 75 deputati), e il Partito Socialista con 31 parlamentari. Dall’altra parte invece Rassemblement National con 89 deputati e Les Républicains con 62 deputati.

La settimana scorsa Macron è stato molto duro. Ha detto che, nel caso si proseguisse con la mozione di censura, andrà allo scioglimento immediato dell’Assemblea Nazionale. Il voto per una mozione di censura ha bisogno di una maggioranza assoluta e questo sarebbe ipotizzabile solo con un’alleanza tra i partiti di sinistra, i repubblicani e l’estrema destra, tra cui Rassemblement National di Marine Le Pen.

L’ultima volta che c’è stato lo scioglimento dell’Assemblea Nazionale in Francia era il 1962. Una mozione di censura proposta dai deputati contro il governo del primo ministro Georges Pompidou ha cercato di bloccare il piano per eleggere il Presidente della Repubblica attraverso il voto universale diretto.

Le Pen, pronta per governare

Intanto, Le Pen si prepara per festeggiare i 50 anni dalla creazione del Front National (Fn), il partito di estrema destra, poi divenuto Rassemblement National. Come Fratelli d’Italia, anche la leader francese ha voluto mantenere la fiamma tricolore nel simbolo del partito nazionalista fondato dal padre Jean-Marie Le Pen, un logo similare a quello del Movimento Sociale Italiano (Msi), ad eccezione dei colori: con il blu del tricolore francese al posto del verde italiano.

Rassemblement National è la prima forza politica di opposizione in Francia, con oltre il 40% dei voti ottenuti alle elezioni presidenziali di aprile vinte da Emmanuel Macron. Ora Le Pen si dice pronta a governare, in caso dello scioglimento dell’Assemblea Nazionale e una convocazione ad elezioni anticipate.

Francia, è crisi di governo. La strada stretta di Macron

Il presidente francese è in difficoltà nell’approvazione di alcune leggi, tra cui la riforma pensionistica e il bilancio, perché non ha la maggioranza legislativa. Per questo ha minacciato di sciogliere l’Assemblea Nazionale. E il Rassemblement National di Marine Le Pen…

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