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L’ingresso della Finlandia nell’iniziativa Pax Silica segna un passaggio che va oltre l’allargamento di un’iniziativa guidata da Washington. È la formalizzazione di un ordine tecnologico che lega sicurezza economica e sicurezza nazionale, tendenza sempre più evidente in questo momento storico, e che definisce chi partecipa allo sviluppo delle tecnologie di frontiera e a quali condizioni. Con il passo annunciato nei giorni scorsì, Helsinki diventa il primo membro dell’Ue ad aderire formalmente al progetto – al netto del ruolo strutturale dei Paesi Bassi attraverso Asml – collocandosi dentro un ecosistema pensato per presidiare le fondamenta dell’era dell’intelligenza artificiale.

Lanciata dagli Stati Uniti nel dicembre 2025, la Pax Silica riunisce un gruppo selezionato di Paesi attorno al controllo e allo sviluppo coordinato delle catene del valore dell’AI: semiconduttori, infrastrutture di calcolo, energia, logistica e minerali critici. La leadership tecnologica si gioca lungo queste filiere. Chi ne governa i passaggi chiave determina ritmo e direzione dell’innovazione.

L’intelligenza artificiale agisce da moltiplicatore di potenza – leggere “The Technological Republic: Hard Power, Soft Belief, and the Future of the West”, il New York Times Best Seller scritto da Alexander C. Karp & Nicholas W. Zamiska, che sta spopolando anche perché Palantir ne ha publicato su X una resa rapida in bullet point. Ed è consequenziale che la competizione si sposti anche sulla base materiale che la sostiene: silicio, terre rare, capacità energetica, manifattura e infrastrutture digitali. Le supply chain diventano il campo di confronto tra grandi potenze. Il controllo di questi segmenti consente di incidere non solo sulla produzione tecnologica, ma sulla traiettoria stessa della crescita e della sicurezza nel XXI secolo.

In questo contesto si colloca anche la postura italiana. Al Wilson Center di Washington, durante un evento co-organizzato con Decode39, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha esplicitato una convergenza strategica con gli Stati Uniti: “Italia e Stati Uniti condividono l’interesse a ridurre le dipendenze critiche e a rafforzare catene di approvvigionamento affidabili e trasparenti in settori chiave come energia, semiconduttori, farmaceutica e minerali critici”. Il punto di caduta è netto: “La resilienza delle supply chain è oggi una componente centrale della sicurezza nazionale”.

Il riferimento non resta sul piano dichiarativo. Nei colloqui a Washington con il segretario al Tesoro Scott Bessent e altre figure chiave dell’amministrazione, Giorgetti ha affrontato il tema della cooperazione sui minerali critici all’interno di un’agenda che include energia, tensioni geopolitiche e stabilità economica. Un altro elemento di riferimento negli incontro è stato Imec, il progetto di interconnessione tra India, Europa e Medio Oriente, con il corridoio che potrebbe essere anche parte della filiera delle relazioni tecnologiche più strategiche, dato che il suo network di connettività permetterà i collegamenti tra Europa (e Usa) e Indo-Pacifico, attraverso l’Indo-Mediterraneo.

Il dossier sui minerali critici e catena di valore della tecnologia è ormai trasversale. A febbraio, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha partecipato al Critical Minerals Summit, indicando la necessità di un coordinamento tra alleati per gestire la competizione con la Cina. Nel frattempo, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni insiste su un punto: mantenere un terreno di convergenza transatlantica anche in una fase segnata da frizioni politiche. I minerali critici offrono una base concreta su cui ricostruire una (nuova) forma di unità transatlantica.

Il movimento italiano si inserisce in una dinamica più ampia. Parigi ha avviato interlocuzioni con Washington, pur criticando l’esclusione dell’Unione Europea come istituzione, Svezia e Grecia hanno singolarmente firmato una dichiarazione d’intenti sull’iniziativa. Il mese scorso, i paesi dell’Ue non sono riusciti ad approvare la richiesta della Commissione europea di avviare colloqui formali con il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti in merito alla potenziale adesione all’Unione – l’Italia era tra i paesi che sostenevano l’adesione dell’UE a Pax Silica, la Francia era contraria. Il segnale è duplice: da un lato, l’urgenza di restare agganciati alle filiere strategiche; dall’altro, una progressiva marginalizzazione del livello europeo a favore di dinamiche intergovernative.

La Pax Silica riflette una visione transazionale delle relazioni internazionali. È una coalizione di capacità, costruita lungo uno “stack” tecnologico considerato affidabile. L’accesso alle tecnologie di frontiera è riservato ai membri pienamente integrati; gli altri mantengono un rapporto di mercato, regolato e reversibile. Ne deriva una struttura ad anello, con gerarchie chiare tra partner e clienti.

Questa impostazione risponde a una necessità strategica. La Cina mantiene una posizione dominante nelle filiere estrattive e nella lavorazione delle terre rare, trasformando dipendenze industriali in leve geopolitiche. La sicurezza delle catene del valore dell’AI passa anche da qui. Se i minerali critici sostengono le tecnologie di frontiera e queste, a loro volta, sostengono la sicurezza economica, il controllo delle filiere diventa una questione di potere.

La Pax Silica va letta come una cornice che organizza inclusioni, esclusioni e interdipendenze nell’economia dell’intelligenza artificiale. L’Italia è consapevole che l’ingresso in questo perimetro non riguarda soltanto la politica industriale e l’accesso agli investimenti. Definisce il posizionamento del Paese dentro una competizione tra ecosistemi tecnologici rivali, destinata a plasmare gli equilibri globali dei prossimi anni.

Nella catena di Pax Silica c'è spazio anche per l'Italia. Ecco perché esserci

Con l’ingresso della Finlandia, l’iniziativa guidata dagli Stati Uniti consolida un sistema “like-minded” sulle filiere dell’AI. Roma si muove sui minerali critici per restare dentro l’asse transatlantico, come raccontano gli ultimi impegni istituzionali italiani a Washington

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