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Il primo ministro israeliano, Naftali Bennett, è arrivato in Bahrain, il 14 febbraio sera, per una visita ufficiale definita storica dalla stampa locale, in quanto è la prima di un capo di governo israeliano in questo Paese del Golfo, a dimostrazione del successo degli Accordi di Abramo e del suo sviluppo. Il piccolo del Paese del Golfo rappresenta inoltre per Israele un alleato prezioso per fermare le ambizioni iraniane in Medio Oriente.

Nella giornata di oggi, 15 febbraio, è iniziato il giro di incontri che ha visto Bennet prima dal re, Hamad bin Isa Al Khalifa, poi dal principe ereditario e primo ministro Salman bin Hamad, alla presenza di diversi alti funzionari del Regno.

“I due leader hanno discusso dei modi per migliorare le relazioni bilaterali, dei progressi su questioni diplomatiche ed economiche, con particolare attenzione alla tecnologia e all’innovazione”, si legge in una nota ufficiale.

Si tratta della prima visita di un premier israeliano nel Regno, dopo l’accordo di normalizzazione dei rapporti firmato da Manama e Abu Dhabi con Gerusalemme nel settembre 2020, con la mediazione degli Stati Uniti. Il Bahrain insieme agli Emirati Arabi Uniti al Sudan e al Marocco sono tra i Paesi arabi entrati nell’alveo degli Accordi di Abramo che hanno visto una normalizzazione delle relazioni con lo Stato ebraico.

Il ministro della Difesa israeliano, Benny Gantz, accompagnato da funzionari dell’esercito e della sicurezza, ha già visitato il Bahrain all’inizio di questo mese in una visita che ha prodotto la firma di un accordo nel campo della Difesa tra le due parti. Sul fronte commerciale, Israele ha affermato che lo scambio commerciale con il piccolo regno arabo è salito a 6,5 ​​miliardi di dollari l’anno scorso e che ci sono voli diretti tra i due Paesi.

Il Bahrain è un alleato importante per Israele in quanto è uno dei Paesi presi di mira dall’Iran, che utilizza la presenza sul territorio di una forte comunità sciita per provocare disordini e destabilizzare la società, al fine di prenderne il controllo. Dopo Baghdad, Damasco, Sana’a e Beirut anche Manama quindi è nel mirino degli Ayatollah. Per questo il governo locale ha bisogno del sostegno israeliano in modo particolare nel settore della sicurezza e della Difesa. Lo prova quanto accaduto ieri nell’area di Al-Dayeh, a ovest di Manama, che ha assistito a una piccola manifestazione ostile non solo alla visita di Bennett ma anche ai rapporti con Israele, dietro la quale c’erano le formazioni sciite del Paese.

È per questo che, intervistato dal quotidiano bahreinita “Al-Ayyam“, il premier israeliano ha spiegato come “durante la mia visita, discuteremo una serie di questioni e rafforzeremo le nostre relazioni in vari campi: economia, servizi sanitari, turismo e sicurezza”. In un altro passaggio dell’intervista ha aggiunto: “Israele e Bahrain stanno affrontando grandi sfide nel campo della sicurezza che provengono dalla stessa fonte, che è la Repubblica islamica dell’Iran. L’Iran destabilizza l’intera regione. L’Iran sostiene le organizzazioni terroristiche che operano nella regione al fine di raggiungere un obiettivo, che è distruggere i paesi moderati che hanno a cuore il benessere del loro popolo e raggiungere stabilità e pace, e installare organizzazioni terroristiche assetate di sangue al loro posto. Non lo permetteremo. Stiamo combattendo l’Iran e i suoi gruppi nella regione giorno e notte e aiuteremo i nostri amici a promuovere la pace, la sicurezza e la stabilità, ogni volta che ci verrà chiesto”.

Anche secondo Eleonora Ardemagni, Associate Research Fellow, Ispi, “gli Emirati Arabi Uniti e il Bahrain si stanno trasformando nella porta di Israele per entrare nel Golfo: una porta posta proprio di fronte all’Iran. Ora che gli attori armati filo-iraniani stanno intensificando gli attacchi asimmetrici contro la regione del GCC, dallo Yemen, dall’Iraq e nel Mar Rosso, Abu Dhabi, Manama e Tel Aviv hanno tutti mostrato problemi di sicurezza allineati. Questi sono condivisi anche dall’Arabia Saudita: minacce alla sicurezza marittima (in particolare ordigni esplosivi improvvisati trasportati dall’acqua e mine marine); la proliferazione di missili balistici e droni armati; la lotta al contrabbando; terrorismo; e attività di pirateria. Riad ha una forte, anche se a volte dialettica, partnership con gli Emirati Arabi Uniti, oltre a una convergenza geopolitica informale con Israele. Ciò significa che i sauditi sono formalmente fuori dagli “Accordi di Abramo”, ma che fanno parte dell’equazione di sicurezza “basata su Abramo” della rotta Mediterraneo-Mar Rosso-Bab el Mandeb poiché molti dei progetti relativi alla “Visione 2030″ coinvolgono la costa occidentale saudita”.

La visita di Bennett a Manama è stata anche l’occasione per un incontro con i rappresentanti della comunità ebraica presenti nel piccolo Regno arabo. Il capo del governo israeliano ha espresso la sua gratitudine ai membri della comunità ebraica in Bahrain in quanto lavorano per “rafforzare l’impatto degli Accordi di Abramo e le relazioni tra i due paesi”. La comunità ebraica del Bahrain (che conta circa 50 persone) si è riunita per decenni in case private dopo che l’unica sinagoga del paese è stata distrutta all’inizio del conflitto arabo-israeliano nel 1947, ma può contare oggi sulla presenza di un luogo di culto ufficiale.

Bennet e re Bahrain a Manama

Bennett in Bahrain per rafforzare gli accordi di Abramo

Il premier israeliano a Manama per siglare accordi in campo economico e di Difesa e per aiutare la sicurezza del piccolo Regno minacciato dall’Iran

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