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Non solamente Matteo Salvini, reduce dalla colossale figuraccia che rimarrà negli annali della storia, ma anche giornalisti, politici, personaggi dello spettacolo si trovano oggi come oggi in una imbarazzante posizione: dover “rinnegare”, per lo meno di facciata, il supporto dato in modo servile e spesso fortemente interessato a Putin ed al suo regime nel corso degli ultimi anni.

Ma la condizione non è per nulla semplice: fare una inversione di marcia a centottanta gradi nello spazio di poche ore o giorni è un compito difficile anche per i migliori comunicatori, e un lavoro per chi di Scenari di Crisi di Comunicazione si occupa quotidianamente. Sfortunatamente molti dei personaggi che necessitano del cambio di rotta non sono equipaggiati con le conoscenze necessarie per operare questa fine strategia di comunicazione, e per loro (e tanti altri) ho deciso di redigere questo breve scritto che spiega la scienza (e l’Arte) di “Cambiare opinione senza perdere la faccia”.

E come tutte le strategie che si rispettano bisogna iniziare dalla teoria, soprattutto quella che ha direttamente a che gare con la cognizione e l’alterazione della opinione pubblica.

“The Nature and Origins of Mass Opinion” è un saggio del 1992 ad opera dello scienziato politico John Zaller, che esamina i processi attraverso i quali gli individui formano ed esprimono opinioni politiche e le implicazioni che questo ha per la ricerca sull’opinione pubblica. Da molti definito come il testo cardine più importante sull’opinione pubblica dopo il classico di V. O. Key del 1961, “Public Opinion and American Democracy”, nel volume Zaller sostiene che l’opinione pubblica è pesantemente influenzata dall’esposizione al discorso delle élite su questioni politiche.

Non solo: Zaller attribuisce la variazione degli orientamenti politici degli gli individui alle differenze a livello sia di ricettività individuale ai singoli discorsi – prevalentemente in termini di consapevolezza politica – e secondariamente come manifestazione della concordanza con le credenze precedenti, in cui i nuovi messaggi ricevuti sono (o non sono) conformi ai valori politici di base di un individuo.

Il modello RAS di Zaller si basa su quattro punti chiave su come le persone rispondono alle domande su questioni politiche e di attualità (principalmente rappresentate nel testo dal comportamento alla somministrazione di sondaggi di opinione pubblica):

  • Le persone hanno vari livelli di consapevolezza degli accadimenti;
  • Le persone sono in grado di reagire alle questioni in modo critico solo se hanno alti livelli di consapevolezza delle questioni;
  • Le persone non hanno un pensiero “cristallizzato” rispetto agli eventi e accadimenti, ma al contrario se interrogati reagiscono alle sollecitazioni al momento, creandosi “dichiarazioni di opinione” temporanee;
  • Le persone rispondono alle domande in base ai dati più disponibili per loro.

Nel tentativo di sintetizzare queste e molte altre osservazioni sull’opinione pubblica, Zaller costruisce quello che chiama il modello RAS (Receive-Accept-Sample) per spiegare la formazione dell’opinione pubblica.

Il modello matematico è costruito su quattro assiomi:

  • Assioma della ricezione: maggiore è il livello di impegno cognitivo di una persona su di una questione, più è probabile che sia esposta e comprenda – in una parola, che riceva – i messaggi politici riguardanti quella questione. Leggasi: più sono impegnato politicamente su un fronte più sono sensibile all’argomento e ne so abbastanza da ricevere un messaggio;
  • Assioma della resistenza: le persone tendono a resistere al cambiamento di opinione su argomenti che non sono coerenti con le loro predisposizioni politiche, ma lo fanno solo nella misura in cui possiedono le informazioni contestuali necessarie per percepire una relazione tra il messaggio e le loro predisposizioni. Leggasi: se voglio fare accettare un messaggio devo ancorarlo a dei punti cardini della fede politica del mio pubblico e dare abbastanza informazioni per fare scattare la scintilla di associare le affermazioni a cosa sta accadendo;
  • Assioma dell’accessibilità: più recentemente una considerazione è stata richiamata alla mente, discussa o pensata, meno tempo ci vuole per recuperare quella considerazione o le considerazioni correlate dalla memoria e portarle ad esempio come opinione spendibile. Leggasi: è necessario fare ripensare e sollecitare la opinione del pubblico con accadimenti recenti per fare “ricordare” la loro opinione in merito;
  • Assioma della risposta: gli individui rispondono alle domande del sondaggio facendo una media tra le considerazioni che sono immediatamente salienti o accessibili in memoria per loro. Leggasi: la opinione che esterno è quella dei fatti a cui ho pensato (o mi hanno fatto pensare) più di recente.

Ritornando a politici, giornalisti, donne e uomini di spettacolo di cui discutevamo più sopra, la strategia per cambiare opinione e non perdere totalmente autorevolezza e seguito (oltre che la faccia) è a questo punto abbastanza lineare da poter essere seguita da tutti in tre (più uno) passi.

Il primo passo è quello di essere convincenti verso una piccola élite di persone molto informate sui fatti: possono essere il mio nucleo di principali seguaci, altri influenti colleghi, un paio di pensatori al soldo del mio partito o della mia emittente. A loro devo fare passare il segnale più forte, che si può sintetizzare nella seguente visione: seguivo o seguivamo le idee del dittatore di turno perché erano coerenti con la nostra visione dei fatti, con la nostra linea politica e potevano portare al perseguimento dei nostri scopi, ma ora che ha valicato il limite e si è schierato contro altri ideali più importanti in cui crediamo (la sacralità della vita, i bambini, le mamme…) dobbiamo rivedere la nostra posizione non sulle questioni ma su di lui.

Convinta la élite, che ci darà ragione a valle, possiamo pensare alla strategia da adottare con le persone comuni ed il nostro seguito, ancorando questo nuovo punto di vista a idee che il pubblico piò capire e sentire come sue, con concetti come: non si possono attaccare i civili, c’è un limite a tutto e sono i bambini, la vita è sacra ed in Europa la dobbiamo tutelare come abbiamo sempre fatto, e così via…

A questo punto parte la ripetizione ossessiva – saranno necessarie decine di occasioni per ribadirli – solamente di questi nuovi concetti, non dando spazio al passato e rispondendo a domande anche dirette con frasi già pronte: ho già spiegato a sufficienza perché avevamo deciso di seguire quel punto di vista, bisogna concentrarsi sul presente e nel 2022 il problema è la guerra, non siamo qui per parlare di passato ma del futuro ecc…

Infine, il quarto passaggio, bonus e fatality finale: mostrare ad un intervistatore critico o anche ad un avversario politico come mantenere le vecchie posizioni sarebbe stato incoerente verso valori più importanti. Ed è qui che arriva il genio finale, mostrando come dare ora supporto a Putin equivarrebbe ad essere contro la vita e contro i bambini e le famiglie, una posizione che non possiamo tenere perché contraria ai più alti valori.

Tutto qui.

D’altronde persuadere le persone è un’arte o un mestiere come tanti altri.

Come cambiare opinione (su Putin) senza perdere la faccia

Matteo Flora, professore in Corporate Reputation & Business Storytelling, CyberSecurity e Data Driven Strategies, analizza come utilizzare il modello RAS (Receive-Accept-Sample) dello scienziato politico John Zaller per mostrare un cambio di opinione al proprio pubblico

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