L’economista Jeremy Schwarts firma un report in cui prevede rialzi per 200 punti base entro l’anno da parte della Banca centrale americana. E la Bce si manterrà in scia, ma con le dovute precauzioni
Ma quale dessert, Jerome Powell è solo agli antipasti. Nell’anno della grande inflazione americana, costo della vita all’8,6% (ai massimi dai primi anni Ottanta), figlio di una domanda tornata impetuosa anche e non solo per errori di calcolo dell’amministrazione Biden, la Federal Reserve ha dato solo un assaggio della sua politica monetaria, non più votata alla manica larga. Chi pensava che l’annuncio di tre giorni fa, 75 punti base in più, non succedeva dal 1994, fosse una specie di zenit, dovrà ricredersi.
C’è ancora molto da fare per mettere a sedere il nemico pubblico numero uno dei redditi fissi. Di questo sono più che convinti gli economisti del Credit Suisse, tra cui Jeremy Schwarts, capo per l’area americana.
“Negli Usa”, si legge in un report che porta la firma di Schwarts, “ci aspettiamo che l’inflazione diminuisca gradualmente per il resto dell’anno, pur rimanendo ben al di sopra del target. La pressione inflazionistica sottostante sta iniziando a registrare una graduale moderazione: la crescita salariale sembra perdere un po’ di vigore, le limitazioni della fornitura interna sono migliorati, alcuni comparti nella vendita al dettaglio hanno ora scorte sovradimensionate e gli effetti di base inizieranno probabilmente a esercitare una pressione al ribasso sull’inflazione”. Bene, anzi no. Perché la Federal Reserve non cambierà rotta. Anzi.
“Prevediamo”, spiega l’economista della banca d’affari elvetica, “che l’inflazione elevata sia destinata a persistere, con la ragionevole certezza che le banche centrali certamente manterranno il loro atteggiamento aggressivo nel prossimo futuro”. E allora, “la Federal Reserve è determinata a rialzare rapidamente i tassi verso la sua stima neutrale. Dopo il rialzo dei tassi di 75 punti base a metà giugno, ci aspettiamo altri 200 punti di rialzi quest’anno, cosicché i tassi saliranno fino al 3,50%-3,75%”. La rotta è tracciata.
E la Bce, che a metà settimana è dovuta correre ai ripari per calmare gli spread di mezza Europa? Che cosa farà? A Zurigo hanno un’idea abbastanza precisa. “La Banca centrale europea è ora destinata a seguire la Fed nell’implementazione di un rapido percorso di rialzi. Di recente abbiamo aggiornato le nostre previsioni e ci aspettiamo che il tasso di deposito salga dal –0,5% all’1,0% entro la fine dell’anno e al 2,0% entro la fine del 2023, con ulteriori rischi al rialzo”.
L’economista Jeremy Schwarts firma un report in cui prevede rialzi per 200 punti base entro l’anno da parte della Banca centrale americana. E la Bce si manterrà in scia, ma con le dovute precauzioni
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