Skip to main content

Energia e Piano Mattei, mai come in questo preciso frangente, sono legati. La visita di mercoledi prossimo del presidente del Consiglio Giorgia Meloni in Algeria cade in un momento delicatissimo, dal momento che la crisi iraniana che interessa il Qatar dopo il blocco di Hormuz ha riportato in auge il dibattito sulla diversificazione delle fonti di approvvigionamento energetico. Nello specifico, l’Italia guarda anche ad altri attori, assolutamente strategici, come Algeria e Azerbaigian per non avere conseguenze dirette su famiglie e imprese. Nuovi flussi di gas sono già disponibili, andrà valutato il relativo costo. Al momento l’Algeria è il principale fornitore dell’Italia via gasdotto, con 20,1 miliardi di metri cubi importati. Al secondo posto il Tap con 10 mld mc, che rappresenta circa il 15,8% della domanda italiana. Numeri significativi che raccontano di una traiettoria strategica che il governo ha da tempo imboccato, viste le eccelleti relazioni con Algeri e Baku.

Il rapporto tra Algeri e Roma

L’Algeria è il principale fornitore di gas dell’Italia grazie a 20 miliardi di metri cubi importati nel 2026, numeri che hanno rafforzato oltremodo un rapporto già strategico. Le relazioni bilaterali sono basate su un Trattato di Amicizia siglato nel 2003, che abbraccia una serie di ambiti di primaria rilevanza come la difesa, la cooperazione energetica e lo sviluppo: tutti temi che hanno registrato un balzo in avanti dalla nascita del Piano Mattei, vero e proprio pendolo geopolitico. Lo scorso giugno infatti i due paesi hanno Piano siglato il protocollo per la creazione di un polo d’eccellenza per la formazione professionale in agricoltura in occasione del quinto Vertice intergovernativo svoltosi a Roma: verrà infatti creato un polo d’eccellenza per la formazione professionale in ambito agricolo dedicato alla memoria di Enrico Mattei. “Algerian-Italian Excellence Center for Agricultural Training, Research and Innovation – Enrico Mattei”, questo il nome, sarà situato a Sidi Bel Abbes, città nel territorio nordoccidentale algerino con un ecosistema locale di ricerca nel settore agronomico.

Al centro del quinto vertice tra Italia e Algeria dello scorso luglio la cooperazione era stata focalizzata su materie prime critiche, transizione energetica, idrogeno verde e riduzione delle emissioni di metano: un appuntamento centrale come dimostrò la presenza del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin e del suo parigrado algerino Mohamed Arkab, che formarono oltre 40 accordi di cooperazione nei settori dell’energia, industria, ambiente e formazione tecnica e la presenza nevralgica dell’Amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, e del ceo di Sonatrach, Rachid Hachichi.

Eni e Sonatrach

Il Cane a sei zampe ha già in piedi una collaborazione con Sonatrach da 1,35 miliardi di dollari per sviluppare il giacimento di Zemoul El Kbar. Con una durata iniziale di 30 anni, l’intesa ha la possibilità di essere prolungata per altri 10 al fine di massimizzare il recupero delle risorse disponibili. Una mossa che seguì l’assegnazione a Eni, in partnership con Pttep, del blocco Reggane II, avvenuta nell’ambito della Gara Algeria 2024. Eni è presente in Algeria dal 1981 dove si conferma la principale compagnia energetica internazionale operante nel Paese grazie ad produzione netta di circa 137.000 barili di olio equivalente al giorno nel 2024.

Tutti elementi che corroborano la tesi che tra il governo Meloni e Algeria sono entrate rapidamente in una dimensione più profonda e strategica, anche alla luce del nuovo cavo elettrico sottomarino Algeria-Italia in cui studio di fattibilità sarà completato entro l’anno con la partecipazione di Sonatrach, Sonelgaz ed Eni. Inoltre i due paesi si sono impegnati a realizzare il corridoio South H2, il corridoio dell’idrogeno verde che collegherà la produzione algerina ai porti del Sud Italia, con un vantaggio diretto non solo per l’Italia ma per l’Europa intera.

Nuovi flussi di gas e Piano Mattei. L'Italia continua a rafforzare le relazioni con l'Algeria

Roma e Algeri vantano già un nesso programmatico assoluto alla voce energia, lo dimostra l’interlocuzione di Eni e Snam con Sonatrach e Sonelgaz su progetti primari, come il corridoio South H2 e il nuovo cavo elettrico sottomarino Algeria-Italia. Il Piano Mattei è sempre più pendolo geopolitico, a maggior ragione in questa fase legata alla crisi iraniana. Il viaggio del premier di mercoledì prossimo servirà per confermare la partnership

Fascicolo sanitario elettronico, il vero test è farne una infrastruttura

Entro il 31 marzo 2026 tutte le strutture sanitarie dovranno adeguarsi ai nuovi standard del Fascicolo sanitario elettronico. Ma il punto non è solo tecnico. In un SSN segnato da cronicità, divari territoriali e bisogno crescente di continuità assistenziale, il fascicolo può diventare una vera infrastruttura solo se supera la logica dell’adempimento e viene usato per integrare dati, servizi e percorsi di cura

La Marina Usa accelera sui sottomarini e punta sulle fabbriche del futuro

Il contratto da 900 milioni di dollari affidato a Hadrian racconta una priorità ormai evidente per Washington, rafforzare la base industriale che sostiene i programmi subacquei americani. Tra automazione, software e manifattura avanzata, la sfida va oltre i sottomarini e si lega alla Golden Fleet e a una modernizzazione più ampia delle forze armate. Il banco di prova sarà la capacità di trasformare visione strategica e defense tech in produzione stabile

Iran, negoziati in corso. Trump prova a rimodellare la crisi di Hormuz

Il rinvio degli attacchi da parte di Trump apre una finestra negoziale che sposta la crisi di Hormuz dalla logica militare a quella diplomatica. Nei prossimi giorni si gioca l’equilibrio tra de-escalation e ritorno alla pressione militare, mentre l’Iran consolida la sua leva sul traffico energetico globale

La Cina fugge da Wall Street. Lo scudo di Trump funziona

Nei primi mesi dell’anno, solo due società cinesi hanno azzardato la quotazione sulla principale piazza finanziaria del mondo. Erano state 19 nello stesso periodo del 2025. Merito delle maglie, sempre più stringenti, della vigilanza statunitense. Il precedente del Nasdaq

Come la guerra divide il Sud globale del mondo. L'analisi di Jaconis

Di Stefania Jaconis

Il discusso economista statunitense Jeffrey Sachs giorni fa ha proposto che proprio i Brics, di cui l’Iran è parte, intervengano come intermediari per fermare la guerra in corso. Se mai la cosa accadesse potremmo dire che un organismo del Sud Globale ha raggiunto uno degli obiettivi che più raramente questi Paesi si sono posti: quello di una maggior rilevanza diplomatica. L’analisi dell’economista Stefania Jaconis

Dossier sensibili, l’Ue taglia fuori l’Ungheria. Dietro i sospetti di fughe verso la Russia

Secondo Politico, l’Ue sta limitando in modo informale la condivisione di informazioni sensibili con l’Ungheria per timori di fughe verso Mosca. Intanto, cresce il ricorso a formati ristretti tra Paesi più allineati, segno di una fiducia sempre più fragile all’interno dell’Unione

Chi aiuta la difesa iraniana? Quanti indizi al Pireo

Le Guardie Rivoluzionarie sarebbero destinatarie di un carico sospetto transitato dalla Grecia. Il tema dei traffici illeciti al Pireo è corroborato da numerosi sequestri che si intrecciano ai player internazionali coinvolti e dimostrano, una volta di più, come la permeabilità delle infrastrutture logistiche mediterranee sia un elemento geopolitico che si affianca alle strategie politiche

Il puzzle della guerra contro l’Iran tra etica e politica. L'analisi di Polillo

In discussione non è la necessità di giungere alla caduta di un regime sanguinario, ma le strategie e le tattiche necessarie affinché questo si realizzi. In questo caso il dissenso nei confronti di Donald Trump è pienamente giustificato. Ma la critica deve essere quella che si rivolge ad un proprio alleato per non trasformarsi, seppure in modo inconsapevole, in supporter delle peggiori autocrazie (Russia, Cina, Iran, Corea del Nord), che dominano la scena internazionale

Blitz di Poste su Tim, ecco il campione nazionale delle tlc

La società guidata da Matteo Del Fante, già azionista forte dell’ex Telecom, lancia un’offerta pubblica di acquisto e scambio da 10,8 miliardi per creare la più grande piattaforma di infrastruttura connessa del Paese. Ora parola al mercato

×

Iscriviti alla newsletter