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Negli Stati Uniti il dibattito sulla sanità si sta allargando: non riguarda più solo prezzi e sostenibilità, ma la struttura stessa del mercato. Al centro c’è il modello dell’integrazione verticale, che negli anni ha portato grandi gruppi assicurativi a controllare più segmenti della filiera sanitaria: assicurazioni, pharmacy benefit manager, farmacie, strutture cliniche e servizi medici. Un assetto che, secondo un numero crescente di esponenti politici, rischia di alterare gli incentivi del sistema.

Il tema è ormai entrato con crescente forza nel confronto pubblico americano, come evidenzia anche un’analisi di Axios: dalla deputata Alexandria Ocasio-Cortez ai senatori Elizabeth Warren e Josh Hawley, si moltiplicano le prese di posizione a favore di interventi che limitino o smantellino le grandi concentrazioni nel settore. Una convergenza politica trasversale, rara su temi di policy sanitaria, che segnala la rilevanza della questione per entrambi gli schieramenti.

Il nodo dell’integrazione verticale

Il nodo, nella lettura dei critici, è che l’integrazione verticale consente agli stessi soggetti di operare lungo l’intera catena del valore: dalla copertura assicurativa alla prescrizione, fino all’erogazione della prestazione. In questo modo, a ogni passaggio, è possibile estrarre margini, con il rischio che una parte significativa delle risorse non venga destinata direttamente alla cura.

Secondo l’imprenditore Mark Cuban, fondatore della piattaforma farmaceutica Cost plus drugs, lo smantellamento di queste strutture potrebbe ridurre i costi complessivi anche del 30–40%.

Il dibattito resta tuttavia aperto. Alcuni osservatori sottolineano come l’integrazione possa anche generare benefici in termini di coordinamento delle cure e maggiore efficienza operativa. La questione, dunque, non è univoca: accanto ai rischi di concentrazione e conflitto di interessi, esistono anche potenziali vantaggi, la cui portata è ancora oggetto di valutazione.

Dalla struttura ai costi, il cambio di prospettiva

Ciò che appare evidente è il cambio di prospettiva. Se negli ultimi mesi l’attenzione si è concentrata sul prezzo dei farmaci –  tra proposte di Most favored nation, interventi tariffari e accordi bilaterali – oggi il focus si sposta anche sulla struttura del sistema: non solo quanto si paga, ma chi controlla i flussi economici e decisionali della sanità. In questo senso, il dibattito statunitense rappresenta un segnale che, da un lato, sottolinea le pressioni bipartisan volte a ristrutturare il funzionamento del sistema sanitario e le attuali logiche di prezzo e, dall’altro, va oltre il contesto nazionale. Il tema dell’integrazione verticale, pur con caratteristiche diverse, è presente anche nei sistemi europei, dove la crescente concentrazione tra assicurazioni, fornitori di servizi e industria pone interrogativi analoghi su governance, trasparenza e accesso.

Dai prezzi alla struttura. Il nuovo fronte della sanità negli Usa

Negli Stati Uniti cresce il dibattito sull’integrazione verticale nella sanità, con proposte bipartisan per intervenire sulle grandi compagnie assicurative. Al centro non ci sono più solo i prezzi, ma la struttura del sistema e gli incentivi che ne derivano

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