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Quando un utente si iscrive a un canale Telegram, la piattaforma suggerisce account “simili”, basandosi su una valutazione di affinità che non dipende dai contenuti dichiarati ma dai comportamenti degli utenti. Una volta seguito un canale, la piattaforma suggerisce altri dieci account frequentati dallo stesso pubblico. Questo è il modello che OpenMinds ha utilizzato per individuare cluster ideologici, zone di contatto e linee di frattura tra ecosistemi nazionali

Un hub russo, due poli contrapposti

Al centro della rete emerge un grande hub informativo russo e, al suo interno, due poli distinti e individuati nel report: canali apertamente pro-guerra e allineati al Cremlino ed un blocco di opposizione che, pur restando strutturalmente vicino al resto dell’ecosistema russo, mostra una forte coesione interna. Attorno a questo nucleo gravitano cluster ucraini e bielorussi, che restano periferici e mostrano come lingua russa e l’uso diffuso di Telegram non bastino a creare un pubblico condiviso. Le diverse audience si formerebbero infatti secondo l’allineamento politico, più che a seconda della prossimità culturale.

L’ecosistema pseudo ucraino

Uno dei risultati più netti del report riguarda i cosiddetti canali pseudo-ucraini. Account nati per presentarsi come voci critiche interne all’Ucraina, ma che oggi risultano profondamente integrati nello spazio informativo russo.

Ne è un esempio il caso di Ukraina.ru, legato al gruppo mediatico statale Rossija Segodnja. Nato nel 2014 per influenzare il pubblico ucraino, oggi il canale risulta come uno dei nodi più centrali del network filorusso, con connessioni quasi esclusivamente interne alla galassia del Cremlino.

Lo stesso schema riguarderebbe poi, secondo OpenMinds, canali attribuiti a strutture dell’intelligence militare russa o gestiti da ex politici ucraini accusati di collaborazionismo. Formalmente “ucraini”, operano di fatto come simulazioni di opposizione destinate a un pubblico russo.

Mobilitazione e disinformazione

Se una campagna russa ha mostrato una certa efficacia, è quella sulla delegittimazione della mobilitazione ucraina. OpenMinds rileva come episodi reali vengano sistematicamente amplificati su Telegram, soprattutto da canali pseudo-ucraini e da account ad essi collegati.

Esiste però una differenza strutturale importante. Molti canali dedicati alla leva, o alla paura della mobilitazione, risultano invece ben radicati nel cluster ucraino e pubblicano in lingua ucraina, con pubblici differenti e con traiettorie meno immediatamente riconducibili alla rete russa.

Nei territori occupati

La prossimità strutturale tra canali ucraini e quelli dei territori occupati racconta una storia ancora diversa. Qui, secondo il report, non si tratterebbe di penetrazione russa, ma di uno sforzo ucraino per mantenere un contatto informativo con le popolazioni sotto occupazione. Canali locali dedicati a Mariupol, Enerhodar o alla Crimea fungono da ponti tra cluster separati. In particolare, le reti legate alle aree occupate dal 2014 – Crimea, Dnr e Lnr – appaiono fortemente integrate nel sistema mediatico russo, con strutture centralizzate e legami diretti con l’apparato statale.

Al contrario, le regioni occupate dopo il 2022 mostrano reti più fragili e interconnesse tra loro, spesso attraverso elementi culturali o sportivi, cercando integrazioni simboliche, ancor prima che politiche.

L’ideologia conta più dei numeri

L’analisi dei canali politici russi mostra che l’affinità ideologica pesa più della dimensione dell’audience. I canali legati a partiti come Kprf o Ldpr tendono a raggrupparsi insieme a una galassia di account affini, anche senza legami formali.

Fa eccezione, tra questi, Russia Unita. I suoi canali, insieme a quelli degli amministratori locali nei territori occupati, finiscono spesso fuori dal cluster politico, diretti in reti militari e amministrative. Segnale del ruolo strutturale del partito nel sistema di occupazione ancor più che nel dibattito elettorale.

L’opposizione russa

I canali dell’opposizione russa restano visivamente inseriti nel grande hub informativo, ma l’analisi di clustering, realizzata con il supporto del laboratorio di network analysis della Kyiv School of Economics, li identifica come una comunità distinta.

Pur condividendo parte dell’audience con media russi mainstream, risultano più fortemente connessi tra loro che con il resto dell’ecosistema. Alcuni di questi canali funzionano anche da rari ponti verso lo spazio informativo ucraino, segnalando zone di contatto limitate ma strategicamente rilevanti.

Cosa dice davvero questa mappa

La rete Telegram descritta da OpenMinds mostra un sistema ordinato, segmentato e funzionale. Propaganda, opposizione e informazione locale convivono, parlando a pubblici diversi. Le sovrapposizioni non sono casuali ma strategiche e raramente attraversano le linee politiche più sensibili.

Più che i contenuti, è osservare le varie audience che permette di capire come opera la propaganda russa, dove fallisce, come si adatta e dove incontra resistenze. In un ambiente a bassa moderazione come Telegram, la struttura della rete dice spesso più dei contenuti che vi circolano.

Come Telegram struttura l’influenza russa. Reti, propaganda e audience tra Mosca, Kyiv e Minsk

Un’analisi OpenMinds svela come audience, propaganda e opposizioni si organizzano sulla piattaforma più opaca del conflitto informativo attraverso l’analisi di una rete di oltre 3.600 canali politici e informativi tra Russia, Ucraina e Bielorussia. Ecco il modello utilizzato per individuare cluster ideologici, zone di contatto e linee di frattura tra ecosistemi nazionali

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