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Dalle coste del Tirreno a quelle dell’Adriatico, passando per lo Ionio e il Canale di Sicilia, l’esercitazione Mare Aperto 2022, avviata a inizio del mese, ha messo alla prova le capacità militari dell’Italia nelle acque del Mar Mediterraneo. All’esercitazione hanno partecipato circa 5mila tra donne e uomini insieme a 37 navi, tre sommergibili, undici aerei, 15 elicotteri, oltre a reparti anfibi, mezzi da sbarco, veicoli d’assalto e forze speciali, provenienti da sette Paesi Nato. “Mare Aperto è un’importante esercitazione per mantenere al massimo livello di efficienza le sinergie e le capacità di interscambio tra Forze armate italiane e alleate”, ha spiegato il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, che a bordo della portaerei italiana Cavour ha incontrato le rappresentanze di tutti gli equipaggi coinvolti nell’esercitazione, oltre a 42 studenti provenienti da diversi atenei italiani che hanno avuto la possibilità di imbarcarsi e guardare da vicino le operazioni.

Ad accompagnare il ministro anche i capi di Stato maggiore della Marina, Enrico Credendino, e dell’Aeronautica, Luca Goretti, il segretario generale della Difesa, Luciano Portolano, il comandante del Comando operativo di vertice interforze (Covi), Francesco Paolo Figliuolo, il sottocapo di Stato maggiore Difesa, Carmine Masiello, e il comandante generale della Guardia di Finanza, Giuseppe Zafarana.

L’esercitazione

Le manovre sono state in realtà la prima delle due fasi in cui è divisa l’esercitazione Mare Aperto, che riprenderà nel corso dell’anno. L’operazione è stata organizzata dalla Marina militare italiana e coordinata dal Comando in capo della Squadra navale. L’obiettivo di Mare Aperto è stato quello di testare e migliorare i livelli di prontezza e la capacità di agire insieme tra diversi assetti delle Forze armate del nostro Paese e delle Nazioni alleate. Gli equipaggi si sono addestrati in uno scenario realistico che ha coperto l’intero spettro di possibili interventi nei quali è richiesto il ricorso allo strumento aeronavale. Le forze in mare hanno simulato scenari ad alta intensità e veloce mutamento proprio per verificare le proprie capacità di reazione in diverse aree. Mare Aperto è stata anche un banco di prova per testare nuove combinazioni di impiego interforze, tra cui l’Expeditionary advanced base operations, una capacità in fase di valutazione da parte della US Navy per estendere il raggio di azione delle forze marittime e controllare zone di mare strategiche.

La dimensione aerea e anfibia

Alle operazioni di Mare Aperto non hanno preso parte solo mezzi navali, ma hanno partecipato anche dei caccia di quinta generazione F-35 italiani (nella versione B-Stovl) e gli Eurofighter dell’Aeronautica militare, oltre agli assetti di comando e controllo Caew G550 e al velivolo KC-767A, certificato nel 2015 come prima “aero-cisterna” di un Paese diverso dagli Stati Uniti idonea al rifornimento in volo degli F-35. Oltre alla componente aerea, sono state impiegate anche le forze da sbarco, con una unità composta da circa 350 fucilieri di marina della brigata San Marco, integrata da una compagnia di lagunari dell’Esercito italiano e della Forza da sbarco della Marina spagnola.

(Foto: Ministero della Difesa)

L'Italia guida la Difesa del Mediterraneo. Guerini all'esercitazione Mare Aperto 22

Per oltre tre settimane 5mila militari, 37 navi, tre sommergibili e una ventina di velivoli provenienti da sette Paesi Nato hanno solcato le acque del Mediterraneo nel corso delle esercitazioni annuali guidate dalla Marina militare italiana. Un impegno che ha visto le unità coinvolte testare i propri livelli di prontezza ed efficienza. L’importanza strategica delle manovre è stata riconosciuta anche dal ministro della Difesa Guerini, che ha visitato gli equipaggi coinvolti sulla portaerei Cavour

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