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Giorgia Meloni apre oggi a Milano i lavori della convention di Fratelli d’Italia con l’esplicito obiettivo di irrobustire la cultura di governo del suo movimento politico. Ciò accade dopo mesi di lavoro intenso da parte sua, suffragato da consensi popolari crescenti e visibili nella “curvatura” presa sulle grandi questioni internazionali.

Lo sforzo della leader della destra italiana è quindi ormai chiaro: porsi in coerenza con la scelta di opposizione tenuta verso tutti i governi della legislatura in corso preparando però le condizioni per un nuovo esecutivo più omogeneo politicamente dopo le elezioni, il tutto all’interno di una scelta di campo occidentale senza se e senza ma, capace quindi di non schierarsi con Le Pen (a differenza di Salvini) senza per questo scegliere Macron.

Ma quali chances ha Meloni di vedere realizzato questo progetto? E, ancora, a quali condizioni politiche può decollare senza avere troppo piombo nelle ali?

Per rispondere alla prima domanda ci vengono in soccorso dati Swg di questa settimana, che parlano molto chiaro.

C’è quindi un consistente vantaggio del centrodestra, anche se non automaticamente può considerarsi capace di generare una maggioranza parlamentare, perché tutto dipenderà (con un Senato a soli 200 membri) dalla legge elettorale che sarà in vigore al momento del voto.

A questo riguardo occorre anche evidenziare l’ottimo risultato potenziale del raggruppamento guidato da Carlo Calenda: ha buone possibilità di finire per essere l’indispensabile ago della bilancia.

Comunque (e non si tratta di un dettaglio) questo vantaggio della destra è sì quantitativo, ma anche di “clima”, come mostra questa seconda rilevazione.

A sinistra insomma non c’è grande entusiasmo, visto che la quota dei giudizi positivi sui singoli partiti delle due coalizioni è significativamente più bassa di quella che si riscontra dall’altra parte.

Chiarito che allo stato a destra c’è motivo di soddisfazione, occorre però anche registrare un peggioramento delle relazioni interna alla coalizione, ben evidente nel dibattito sulle candidature in Sicilia. Da questo punto di vista sono molti gli osservatori ben informati a sostenere che tra Meloni e Salvini il dialogo sarà quasi impossibile, ragione per la quale non mancano le previsioni per una nuova edizione nella prossima legislatura di un governo Draghi con la sua composita maggioranza.

Tutto è dunque “pietrificato” in questi numeri? Non esattamente, perché la situazione delle emozioni e delle preoccupazioni degli elettori non sarà affatto ininfluente. Guardiamo i dati sulle aspettative economiche da quando è iniziata la guerra (russa) in Ucraina.

Dove porterà questa preoccupazione nessuno lo sa. Ma difficilmente resterà senza conseguenze. A destra comunque la situazione è (relativamente) semplice. La coalizione può vincere, resta da capire se lo vuole.

La destra può vincere. Resta da capire se lo vuole

Quali chances ha Meloni di vedere realizzato il progetto di un governo alternativo a trazione di destra? E, ancora, a quali condizioni politiche può decollare senza avere troppo piombo nelle ali? Il barometro di Roberto Arditti

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