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“Prima era un’anatra zoppa, almeno ora potrà esercitare il suo mandato con tranquillità”. Domenico De Masi, sociologo e professore emerito di Sociologia del lavoro alla Sapienza, vede la nuova incoronazione di Giuseppe Conte al vertice del Movimento 5 Stelle come un punto zero. Quasi 60mila aventi diritto al voto sulla piattaforma grillina hanno confermato l’ex premier nel suo ruolo. Ma i problemi, in casa 5 Stelle, non mancano.

Un voto tutto sommato prevedibile?

Sì, anche se le crepe interne al Movimento non sono poche. Conte incassa questa vittoria in un momento molto particolare. Ed è un risultato dalla valenza duplice. Da un lato sistema la querelle legale che era scaturita a seguito del ricorso presentato da alcuni attivisti nell’ambito della votazione precedente. D’altra parte conferma una leadership condivisa dalla base degli elettori. Ora Conte può iniziare a lavorare, per davvero.

Quale deve essere a questo punto la sua priorità?

Dare al Movimento una teoria. Fornire agli elettori un modello di società. Un modello che ai 5 Stelle, esattamente come agli altri partiti, manca del tutto. Per compiere questa operazione occorre che Conte si affidi a un pool di esperti (sociologi, politologi e costituzionalisti). Per supportare il Movimento, poi, serve costruire l’architrave della struttura organizzativa. Capace di implementare il modello che l’ex premier elaborerà.

La presa di posizione di Conte contro l’aumento dei fondi per la spesa militare ha spaccato ancor di più il Movimento.

Sarebbe stato assurdo se Conte non avesse assunto questa posizione. La contrarietà alle armi, al pari dell’ecologia, dell’economia circolare e della democrazia diretta, costituisce uno dei fondamenti ideologici su cui è nato il Movimento.

Come si spiega allora la sortita di Luigi Di Maio?

Il ministro degli Esteri è piuttosto improbabile che abbia una posizione diversa da quella espressa dal premier in carica. Anche se, va detto, l’aumento della spesa militare sta facendo emergere ulteriori screzi all’interno del partito.

Tra l’ex premier e il titolare della Farnesina le ferite sono profonde. Ci sono margini per recuperare?

Cauterizzare le ferite e proseguire in un cammino comune conviene a entrambi. Se Conte uscisse, il Movimento scenderebbe vertiginosamente sotto la soglia del 10% dei consensi.

Il Pd si è espresso favorevolmente all’acquisto delle armi. L’alleanza che fine ha fatto?

La posizione del Pd su questo tema rischia di minare profondamente l’alleanza con il Movimento 5 Stelle. Anche questo è un altro di quei nodi che andranno sciolti quanto prima.

Ma non è forse il Movimento che dovrebbe arretrare?

Il Movimento è stato coerente con le sue idee, rappresentate dal presidente Conte. È il Pd che si è mosso in contraddizione rispetto ai principi ispiratori del partito. Se non altro, questa uscita dell’ex premier, ha mandato un messaggio chiaro a Draghi.

Ovvero?

Il Movimento c’è, e ha voglia di contare. Non è più il convitato di pietra come è stato fino a ora.

Conte non è più un'anatra zoppa. Ma con il Pd... Parla De Masi

L’ex premier è stato riconfermato leader del Movimento, ma ha molte questioni aperte da affrontare. “La contrarietà alle armi, al pari dell’ecologia, dell’economia circolare e della democrazia diretta, costituisce uno dei fondamenti ideologici su cui è nato il Movimento”, afferma a Formiche.net Domenico De Masi, sociologo e professore emerito di Sociologia del lavoro alla Sapienza

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