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Oltre all’evidente tema umanitario e militare, la guerra in Ucraina ne contiene anche un altro, delicato e particolarmente significativo, alla voce rotte commerciali & geopolitica: il porto di Odessa (dopo lo stretto di Malacca). Se la città cadesse definitivamente in mani russe, si aprirebbe la possibilità concreta di una maggiore e più intensa presenza in quelle acque della marina sovietica. A quel punto la Convenzione di Montreux, che ha scopo di regolamentare la navigazione attraverso Bosforo e Dardanelli, subirebbe non poche pressioni geopolitiche e militari.

Odessa

Il porto ha otto complessi di movimentazione merci, per una capacità di oltre 500mila TEU e 54 ormeggi per complessivi novemila metri che possono ospitare navi di 100mila tonnellate. Vi passano una serie di prodotti altamente strategici come gas, metalli, zucchero grezzo, grano, carta. I carichi di petrolio vengono spostati attraverso condotte specializzate (e sono serviti da serbatoi con una capacità di 245mila metri cubi di petrolio e 112mila metri cubi di gasolio). Accanto ad esse c’è il terminal del gas in grado di ospitare 700mila tonnellate di gas condensato all’anno.

Lo scorso luglio la società statale che gestisce il porto, la “Odessa Sea Commercial Port“, ha fatto registrare buone performances economiche grazie ad una serie di mosse ad hoc: l’introduzione di una politica tariffaria prudente, l’attrazione di nuovi clienti, la riduzione dei costi dell’azienda e l’ammodernamento delle apparecchiature.

Si chiude

Sin dal 24 febbraio scorso, a causa della legge marziale, è stato chiuso il terminal per container Brooklyn-Kiev di Odessa, che nel 2021 ha movimentato 280.680 TEU e quest’anno si ipotizza un incremento fino a 280mila. La guerra in quello scalo ha già stravolto le rotte commerciali e peggio potrebbe fare nelle prossime settimane. Maersk ha sospeso tutti gli scali delle navi a Odessa e ha smesso di accettare ordini da e per l’Ucraina, virando su altri porti come Korfez in Turchia e Port Said in Egitto. Idem per colossi come CMA CGM e Mediterranean Shipping Co. Hapag-Lloyd ha chiuso il suo ufficio di Odessa.

È chiaro che i vettori devono da un lato garantire la catena di approvvigionamento dei clienti, dall’altro mettere nero su bianco una strategia di continuità aziendale.

Ankara

La Turchia dovrà affrontare enormi sfide per mantenere un equilibrio nelle sue relazioni con Russia e Ucraina dopo aver avviato, nell’ultimo anno, un’ampia campagna per riparare le sue relazioni diplomatiche con una serie di players del calibro di Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Armenia, Israele e Grecia. Un’Ucraina a trazione completamente russa, con Odessa nelle mai di Putin, rappresenterebbe un problema in più anche per la Turchia (e per la Nato) che avrebbe quindi un soggetto totalmente invasivo ben piantato nella sponda settentrionale del Mar Nero, con tutto ciò che ne consegue per le scelte di Erdogan. In quel caso verrebbe rafforzata la base navale a Sebastopoli, controllando un terzo delle esportazioni mondiali di cereali e giocando una mano decisiva al tavolo di petrolio e gas.

Convenzione di Montreux

Le pressioni su Bosforo e Derdanelli, a quel punto, potrebbero moltiplicarsi e trasformarsi in richieste precise che impatterebbero sulla strategia di risposta della Nato. Se tre settimane fa il presidente turco Recep Erdogan, proprio in virtù della Convenzione di Montreux, ha detto “gentilmente di no” alla richiesta di Mosca di far passare alcune fregate russe, in un futuro prossimo potrebbe subire un costante pressing da parte della Marina della Federazione russa. In tandem agli stretti in questione, ci sarebbe la questione legata al dossier siriano che è ancora irrisolto e dove le propaggini russe e turche sono solo in apparenza calmierate da altri dossier, in questo momento, più urgenti.

@FDepalo

(Foto: Odessa port on Flickr)

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