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L’elenco dei marchi che decidono di prendere posizione nei confronti della Russia che ha invaso l’Ucraina si allunga di giorno in giorno. Da Prada a H&M, da Starbucks a Mc Donald’s fino alla simbolica Levi’s, le imprese stanno dando segnali molto chiari chiudendo le filiali nel Paese.

Ma non è così semplice chiudere negozi e attività nel Paese di Putin. E la catena di ristorazione fast food Burger King ne è l’esempio in queste ore.

PERCHÉ BURGER KING NON PUÒ CHIUDERE IN RUSSIA

La società madre ha fatto sapere che gli 8oo ristoranti dislocati in Russia non possono essere chiusi: il socio locale, Alexander Kolobov, si è rifiutato di farlo.

David Shear, presidente della Restaurant Brands International Inc, ha condiviso le difficoltà in una lettera dove spiega che la volontà di non essere più presenti nel territorio si è scontrata proprio con il contratto stipulato con il partner russo.

Una missiva che mette in luce un punto debole del franchising americano internazionale, ovvero il rapporto che si crea all’estero con gli operatori indipendenti, come sottolinea Reuters.

Shear ha fatto sapere che cercherà di cedere il 15% che possiede nella partnership di joint venture con Kolobov, Investment Capital Ukraine e la banca statale russa Vtb Bank, colpita dalle sanzioni. Ma certamente i tempi sono lunghi e questo vincola i movimenti che la casa madre può compiere, perché unilateralmente nessuna decisione può essere presa.

515 AEREI IN LEASING ORA DI PROPRIETÀ DEI RUSSI

Altro caso di come la situazione internazionale possa avere conseguenze inaspettate, è quello sulle nazionalizzazioni che il Cremlino sta portando avanti in maniera forzosa.

Putin ha deciso il passaggio di proprietà di 515 aerei alle compagnie russe che li hanno noleggiati da società in gran parte europee. Sono velivoli che non potranno uscire dal territorio perché i cieli internazionali sono interdetti ai piloti russi, viceversa nessun pilota occidentale può entrare nel Paese per riportarli indietro.

Uno stallo che di fatto ha sancito una perdita per le società specializzate in leasing aerospaziale da 10 miliardi di dollari. Perché è vero che hanno tempo per rescindere i contratti fino al 28 marzo e che sono riusciti a riprendere alcuni mezzi già fuori dal Paese, ma per tutti gli altri si è aperto un limbo legale.

La Commissione europea sostiene che la Russia sta violando la Convenzione di Chicago del 1944, che stabilisce le regole internazionali sull’aviazione civile, e sta tentando di lavorare a una soluzione. Soluzione che viene ulteriormente allontanata se si pensa alle assicurazioni che non sono pronte per fronteggiare una situazione che vede in ballo intere flotte di compagnie aeree.

Senza certificati di aeronavigabilità (già revocati dalle società di Irlanda e Bermuda) e quindi senza poter uscire dai confini russi, si ipotizza che i velivoli serviranno per le parti di ricambio all’occorrenza, dal momento che non potranno acquistare nulla dalle aziende occidentali.

Intanto, “la paura numero uno in questo momento è che questi aerei siano persi per sempre”, ha commentato a Bloomberg Steve Giordano, amministratore delegato di Nomadic Aviation Group, azienda specializzata nel recupero di aerei.

Hamburger e aerei da 10 miliardi. Quando le sanzioni non funzionano

Non tutto va come previsto rispetto alle sanzioni e alle scelte di alcuni marchi che investono in Russia. Ne sa qualcosa la catena di fast food Burger King che non riesce a chiudere le sue attività nel Paese e molte società di leasing aerospaziale che con molta probabilità non rivedranno più ben 515 velivoli. Ecco perché

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