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Nel 2025 l’Accademia russa dell’economia nazionale e del servizio pubblico, nota come Accademia presidenziale, ha lanciato una nuova rivista: Gosudarstvo, “Lo Stato”. Alla guida del progetto c’è Andrej Polossin, politologo e direttore scientifico del programma “Dna della Russia”. L’obiettivo è chiaro e a raccontarlo è Le Grand Continent: offrire alle future élite amministrative una piattaforma ideologica che leghi politica, governance e “valori tradizionali” alla sicurezza nazionale. L’editoriale del primo numero parla senza ambiguità di una “guerra contro la Russia” combattuta su quattro fronti, quali Ucraina, economia, tecnologie e spazio cognitivo-ideologico.

Diplomazia tecnologica, una priorità strategica

Uno dei saggi centrali del numero inaugurale è dedicato alla “diplomazia tecnologica”. Più che indicare partner o settori, gli autori fissano i principi cardine del proprio prodotto, come riconoscere con realismo i ritardi russi, per evitare l’errore sovietico di aver liquidato la cibernetica come “scienza borghese”, e costruire una sovranità tecnologica intesa non solo come potenza, ma come scelta “civilizzatrice”.

Secondo questa visione, la Russia deve sviluppare una propria tecnosfera coerente con i valori promossi da Vladimir Putin. Da qui la presa di distanza dall’Occidente e l’apertura verso i Brics, fino all’idea di un vero e proprio hub russo-eurasiatico.

L’autarchia è un’illusione?

Nessuna potenza può oggi essere autosufficiente. Nemmeno Stati Uniti e Cina controllano l’intera filiera delle tecnologie critiche, come dimostra il caso dei microprocessori avanzati. Pandemia, sanzioni e frammentazione geopolitica hanno però messo in crisi le regole della cooperazione globale. Ciò che ne deriva è un equilibrio tra indipendenza e collaborazione selettiva, che si muove in base a precise necessità. Individuare partner “amichevoli”, creare spazi tecnico-economici comuni e armonizzare standard e regolamenti. In altre parole, sostituire la globalizzazione con blocchi tecnologici.

I Brics come alternativa ed il modello russo

Durante la presidenza russa dei Brics, Mosca ha lanciato un “Modello di sovranità tecnologica” e promosso la creazione di una nuova piattaforma tecnologica – o tecnocratica – dei Brics, inserita nella dichiarazione finale del vertice di Kazan del 23 ottobre 2024 e mirata a strutturare la cooperazione sulla ricerca, sullo sviluppo e sulla produzione, offrendo un quadro condiviso sul futuro della tecnosfera.

Il modello russo propone di classificare le tecnologie in base a criteri come trasversalità, maturità, complessità e impatto sulle infrastrutture critiche. Ne nasce una sorta di “tavola periodica” che va dall’energia nucleare all’intelligenza artificiale, dalle biotecnologie ai materiali avanzati, fino alle comunicazioni quantistiche, in grado di definire le priorità, i settori da presidiare, le risorse interne e i criteri per stabilire alleanze esterne o accettare dipendenze controllate.

Retorica scaduta

Nel testo emerge spesso il richiamo al passato. Negli anni Cinquanta, l’Urss respinse la cibernetica, pagando un ritardo che contribuì alla divergenza tecnologica con l’Occidente. Un monito che oggi viene usato per giustificare l’urgenza di non perdere il treno dell’IA, del quantistico e delle biotecnologie. Lo stesso paragone, poi, si estende anche alla Cina che, pur protagonista di un’impressionante ascesa industriale, resterebbe legata a ontologie tecnologiche di matrice occidentale, con il rischio di erodere la propria tradizione culturale.

Valori, etica e controllo

Qui emerge il cuore ideologico del progetto. Le tecnologie digitali, a partire dall’intelligenza artificiale, sono descritte come “scatole nere” capaci di modellare le società. Senza un ancoraggio ai valori, possono diventare una minaccia.

Da qui la contrapposizione: controllo sociale in stile cinese contro tutela della privacy europea; spinta all’editing genetico contro conservatorismo morale russo; sicurezza nazionale contro pacifismo occidentale. La Russia rivendica il diritto di scegliere una propria strada, anche autorizzando sistemi d’arma autonomi. Per Mosca la tecnologia diventa parte di un più ampio “progetto civilizzatore”, con chiara visione del futuro e ambizioni globali di revanscismo tecnologico,  sfruttando la rivoluzione delle tecnologie trasversali per “rovesciare la scacchiera mondiale” e costruire una tecnosfera multipolare, rispettosa delle identità culturali e alternative al modello occidentale. E la diplomazia tecnologica diventa strumento per ridefinire alleanze, regole e architetture di sicurezza, creando protocolli di fiducia tra Stati che condividono una visione del mondo.

Così Putin costruisce la sua tecnosfera e sfida l'Occidente

Dalla nuova rivista dell’Accademia presidenziale al modello di “sovranità tecnologica” promosso nei Brics, il Cremlino disegna una strategia per ridurre la dipendenza dall’Occidente e costruire una tecnosfera fondata sui propri valori. Tra ambizioni geopolitiche, lezioni del passato sovietico e rischi legati all’intelligenza artificiale

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