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“Una Santa Alleanza nella Difesa per lo Starlink tedesco”, questo il titolo di un allarmato editoriale apparso sul quotidiano economico francese Les Echos, che fa riferimento al recente accordo industriale tra le aziende Airbus, Rheinmetall e OHB per presentare al ministero della Difesa di Berlino un’unica offerta congiunta per la realizzazione di una nuova costellazione satellitare per la Bundeswehr.

Le forze armate tedesche pianificano di spendere 35 miliardi di euro da qui al 2030 per sistemi spaziali militari e la rete satellitare in questione – provvisoriamente denominata “Wächter” (Guardiano) – è uno dei progetti previsti. Si tratta di una costellazione di circa un centinaio di satelliti in orbita bassa che fornirà una rete di comunicazione per consentire scambio di dati tra carri armati, aerei da combattimento, droni, navi e soldati. In pratica un mini-Starlink militare che Berlino vorrebbe in orbita già dal 2029.

La Bundeswehr aveva chiesto agli industriali delle offerte separate ma considerato che l’iniziativa potrebbe costituire il più grande progetto della storia spaziale tedesca – il contratto potrebbe raggiungere un valore compreso tra 8 e 10 miliardi di euro – le aziende hanno preferito accordarsi e proporsi come un raggruppamento di impresa evitando uno scontro fratricida.

Il budget iniziale per Wächter è di 3,2 miliardi di euro in quattro anni, con finanziamenti aggiuntivi previsti per l’espansione e la manutenzione. Secondo informazioni di Der Spiegel, e confermate da Bloomberg, l’aggregato tedesco Rheinmetall e OHB ha raggiunto un accordo con il rivale franco-tedesco Airbus Defence & Space per candidarsi insieme a realizzare il sistema.

Airbus e OHB si occuperebbero dei satelliti mentre Rheinmetall gestirebbe la messa in rete dei sistemi d’arma a terra.

Molti si aspettavano uno scontro al calor bianco tra OHB e Airbus per la costruzione dei satelliti dati i precedenti del passato non proprio edificanti tra le due società. Nel 2010 la ditta di Brema, che non aveva significative esperienze pregresse nella manifattura satellitare, vinse l’appalto per la prima generazione dei satelliti europei Galileo scatenando forti proteste francesi. La situazione poi si ribaltò nel 2021 quando OHB presentò reclamo alla Corte di Giustizia contro la Commissione europea che aveva assegnato i contratti per i satelliti di seconda generazione Galileo a un raggruppamento a guida francese tra Airbus e Thales Alenia Space. Poi, i rapporti sembrarono distendersi quando la Bundeswehr nel 2024 assegnò ad Airbus un contratto da 2,1 miliardi di euro per due satelliti geostazionari SATCOMBw3 a patto però che la OHB, oltre ad altre aziende tedesche, avesse un ruolo rilevante nella supply-chain del progetto, per esempio, in elementi chiave del sistema, tra cui la GNC, l’integrazione dei payload e il funzionamento complessivo dei satelliti che sarebbero gestiti dalla Germania.

Ora, la storia si ripete con il nuovo progetto del ministero della Difesa tedesco che intende dotarsi al più presto di una costellazione satellitare in orbita bassa per supportare la raccolta di informazioni, le comunicazioni sicure e i sistemi di early-warning per la difesa missilistica.

Ma se l’industria trova gli accordi, e con dieci miliardi sul tavolo è facile comprendere come ciò possa avvenire, il problema resta politico.

Con il progetto Wächter, la Germania dichiara ufficialmente di voler sviluppare un proprio sistema militare di fatto sfidando direttamente le iniziative di difesa spaziale della Francia, tra cui i programmi satellitari militari proprio della Airbus, e soprattutto l’ambizioso progetto IRIS² della Commissione europea.

Questa mossa rappresenta un cambiamento radicale nella cooperazione spaziale europea e preannuncia quella che molti definiscono una “guerra spaziale” tra le due nazioni.

Il momento sembra particolarmente critico, poiché da un lato la Ue spinge per una maggiore autonomia spaziale mentre da un altro gli Stati membri paiono mettersi in competizione tra loro.

La rivalità ruota attorno al controllo della tecnologia satellitare militare e ai lucrosi contratti che ne derivano e dopo i dissidi tra Parigi e Berlino attorno al programma per il caccia di nuova generazione Scaf, l’ambizione tedesca di autonomia spaziale è vista con diffidenza in Francia.

Parigi preferirebbe che gli europei contribuissero uniti a finanziare Eutelsat, che oltre a continuare a investire nella costellazione OneWeb già operativa, vorrebbe porsi come precursore del progetto Iris² lanciato sotto la guida della Commissione Europea, prima con il commissario francese Thierry Breton e ora con il lituano Kubilius.

Il fatto è che mentre il programma tedesco Wächter è specifico per applicazioni militari – la Polonia si è già dichiarata interessata all’iniziativa – il progetto europeo IRIS² intende fornire servizi di connettività sia civili che militari riproducendo di fatto lo schema già visto con il sistema di radionavigazione satellitare Galileo.

E questa differenza riflette le priorità strategiche e le risorse disponibili di ciascun Paese per cui se la Francia si è posizionata da decenni come leader europeo nello Spazio, oggi la Germania cerca di sviluppare capacità proprie e indipendenti forte della capienza economica. Uno status però non esente da criticità però, in quanto la situazione manifatturiera tedesca è in una fase di prolungata contrazione e trasformazione strutturale con un andamento negativo in particolare nel settore automobilistico e nell’ingegneria meccanica.

Da qui la forte spinta alla reindustrializzazione in ambito militare, di cui lo Spazio è solo un tassello, ma molto importante dal punto di vista strategico.

Un altro ambito industriale su cui la Germania sta puntando molto è quello dei droni dove, per esempio, a febbraio il Bundestag ha ridotto l’ammontare di possibili ordini di droni per appalti destinati alle start-up tedesche Helsing e Stark Defence e che aveva raggiunto picchi elevati; mentre ha confermato l’acquisto del sistema di difesa missilistica israeliano Arrow 3 per 4 miliardi di euro. Anche in questo caso, il contratto tra Berlino e Tel Aviv non è stato visto positivamente da Parigi, e Roma, che puntano a una difesa europea basata su tecnologie SAMP/T.

In questo contesto europeo per l’Italia il punto non è solo sostenere nel contingente la propria industria quanto elaborare una strategia di periodo per il proprio settore industriale da qui al 2030 e non diventare un mero Paese contributore netto. L’opportunità potrebbe scaturire però proprio a seguito dell’intesa italo-tedesca sancita nel corso dell’ultimo vertice a Roma tra la presidente Meloni e il cancelliere Merz, i quali hanno certificato una forte convergenza strategica per un’Europa più autonoma e resiliente. E lo Spazio sembra essere un elemento fondante di questa intesa strategica, quindi, non sarebbe una sorpresa se il Wächter parlasse anche un po’ la lingua di Dante.

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