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Dal Sud Sudan agli Stati Uniti, passando per Israele e Brasile, il mondo si prepara a un anno, il 2026, di scelte decisive. Elezioni che non riguardano solo governi, ma il futuro delle democrazie in un contesto internazionale instabile.

UGANDA

Il prossimo 15 gennaio l’Uganda sceglierà i rappresentanti nel Parlamento e il nuovo presidente, con l’insolita candidatura dell’ottantenne Yoweri Museveni, che cerca di estendere il suo mandato di mezzo secolo. Museveni governa il Paese dal 1986 ed è il quarto leader africano con più anni al potere. Il suo governo ha modificato due volte la Costituzione per adeguare l’età del presidente e la durata del mandato. Come nelle elezioni del 2021, questa volta il rivale politico sarà il musicista quarantenne Bobi Wine (il suo nome reale è Robert Kyagulanyi), che spera di ricevere il sostegno degli altri partiti. Come nelle elezioni passate, questa campagna è stata segnata dalla morte di molti manifestanti e la scomparsa di sostenitori dell’opposizione.

PORTOGALLO

Il 18 gennaio si terranno le elezioni generali in Portogallo. L’attuale presidente Rebelo de Sousa non ha possibilità di essere rieletto, per cui la scelta sarà tra il candidato di estrema destra, André Ventura, il socialista Antonio José Seguro e il candidato del Partito Social Democrata, Luis Marques Mendes. Una volta fatto il conteggio, in caso dovesse essere necessario, il ballottaggio è previsto per l’8 febbraio.

COSTA RICA

Il 1° febbraio sono in calendario le elezioni generali in Costa Rica, dove saranno membri del Parlamento (57 deputati), due vicepresidenti e il nuovo presidente. La scelta non sarà semplice: ci sono 20 candidati presidenziali, tra cui cinque donne. Per essere eletto al primo turno, il vincitore dovrebbe avere più del 40%, se no le regole impongono un ballottaggio (che sarebbe il 5 aprile).

La campagna elettorale in Costa Rica si svolge in mezzo ad un conflitto tra il presidente Rodrigo Chaves e l’autorità elettorale del Paese, che vuole revocare l’immunità parlamentare per indagarlo per violazioni di normative elettorali. Chaves continua ad essere popolare e avrebbe il 63% dei voti. A seguire la candidata e già capa dello staff e ministra della Pianificazione economica, Laura Fernández.

COLOMBIA

La prima fase delle elezioni presidenziali e legislative della Colombia sarà l’8 marzo, quando andranno scelti senatori e rappresentanti della Camera dal 2026 al 2030. In quest’occasione gli elettori daranno la preferenza alle consultazioni “interpartidos”, un meccanismo elettorale che permette ad un gruppo di pre-candidati presentarsi per un posto nella scheda elettorale del primo turno, in rappresentazioni di un’alleanza politica. Il voto per scegliere il nuovo presidente si terrà invece il 31 maggio.

Ad ora ci sono solo due coalizioni di pre-candidati presidenziali confermati. Una con Gustavo Petro e alcuni volti politici vicini al suo partito e l’altra con le forze politiche dell’opposizione. La Colombia è ancora sotto shock per l’omicidio del pre-candidato presidenziale, il giovane senatore Miguel Uribe, durante un comizio elettorale.

UNGHERIA

Nel mese di aprile ci saranno le elezioni parlamentari in Ungheria, anche se ad oggi non è ancora ufficiale la data definitiva. Un appuntamento importante, nel quale si sceglieranno circa 200 seggi dell’Assemblea Nazionale, di cui c’è bisogno di avere un centinaio per garantire la maggioranza legislativa. Questo voto è anche molto significativo per il futuro dell’Europa, giacché potrebbero dare una svolta alla leadership del presidente Viktor Orban, che è dall’Ue. Al potere dal 2010, Orban e il suo partito Fidesz sarebbero nel suo livello più basso di consenso, secondo l’ultimo sondaggio. Il più popolare è Tisza di Peter Magyar, con più del 41% di intenzioni di voto.

SVEZIA

Anche in Svezia è atteso il voto delle elezioni parlamentari il 13 settembre, dove si sceglieranno 349 membri del Riksdag, il parlamento svedese. Si spera in una vittoria del partito socialdemocratico, che lascerebbe indietro l’estrema destra e i moderati guidati dall’attuale primo ministro Ulf Kristersson.

BRASILE

Il 4 ottobre sarà il giorno in cui i brasiliani decideranno chi guiderà il Paese. Il presidente Luiz Inácio Lula da Silva sarà sicuramente candidato per un quarto mandato (non è ancora confermato che correrà per la presidenza di nuovo), mentre il leader dell’estrema destra Jair Bolsonaro è inabilitato perché in carcere con una condanna di 27 anni. Dalla cella ha dato il suo sostegno al figlio Flávio Bolsonaro, considerato molto più moderato. Sempre il 4 ottobre si sceglieranno il vicepresidente e i membri del Congresso, governatori e membri delle assemblee legislative.

ISRAELE

Il 27 ottobre sono previste le elezioni parlamentarie in Israele, una vera e definitiva prova per il primo ministro Benjamin Netanyahu. Gli ultimi sondaggi indicano che il primo posto è per il Likud, il suo partito, ma è ben lontano di ottenere una maggioranza che gli permetta di restare alla guida del governo. Questo voto sarà il termometro degli animi del Paese sulla guerra in Gaza contro Hamas. Uno studio dell’Israel Democracy Institute sostiene che la fiducia nella democrazia israeliana e nelle sue istituzioni è ai minimi storici.

STATI UNITI

Il 3 novembre sarà il giorno delle “midterm”, le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. In questa data si rinnoverà un terzo del Senato e tutta la Camera di rappresentanti, nonché la maggior parte delle cariche esecutive degli stati federati, a partire dai governatori, ad esempio. La campagna elettorale si è accesa sugli argomenti economici e le riforme promosse dai repubblicani del Congresso. In questi due anni alla Casa Bianca, il presidente Donald Trump è riuscito a governare con la maggioranza del Partito Repubblicano, ma gli ultimi sondaggi indicano che la situazione potrebbe cambiare, con un alto consenso per i democratici.

SUD SUDAN

Il 22 dicembre ci saranno le prime elezioni generali del Sud Sudan dall’indipendenza nel 2011 e dopo anni di posticipazioni per il processo di transizione. Il presidente Salva Kiir ha detto che è impegnato in uno sforzo per ristrutturare il panorama politico del Paese e per favorire la riconciliazione nazionale, essendo aperto ad un dialogo positivo con l’opposizione durante la campagna elettorale. Questo voto è un evento importante per il Sud Sudan dopo anni di guerra civile ed emergenza umanitaria.

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