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“Anche a Bruxelles, in tutti i palazzi che contano, iniziano a chiamarlo il ‘Triangolo’”, scrive Repubblica. Che aggiunge un altro elemento: “il Trattato del Quirinale, siglato la scorsa settimana a Roma tra Mario Draghi e Emmanuel Macron, potrebbe essere raddoppiato con un altro analogo Trattato: Italia-Germania”. E, spiega ancora, “i contatti in via strettamente riservata sono già iniziati”, in maniera “del tutto ufficiosa” visto che tra pochi giorni finirà ufficialmente l’era di 16 anni alla guida del Paese di Angela Merkel e inizierà quella di Olaf Scholz, il leader socialdemocratico ma già vice sempre al fianco della cancelliere in occasione dei più recenti incontro internazionali.

Repubblica parla di un vertice interministeriale “già fissato per la prossima primavera” per “dare il via libera o almeno predisporre la versione finale di un accordo tanto ampio quanto quello del Quirinale”. Obiettivo: definire alleanze commerciali e industriali ma anche intese sulla politica estera e sulla ricerca, partendo dal presupposto che, per esempio, “il sistema manifatturiero dei due Paesi è già profondamente interconnesso”, aggiunge il quotidiano di Largo Fochetti.

Alla vigilia della firma del Trattato del Quirinale, il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti è intervenuto alla “Vigoni Lecture” del Centro italo-tedesco per il dialogo europeo spiegando che all’interno della cornice europea, con tanti temi sul tavolo, dalla difesa comune all’ambito economico-finanziario, dove “Italia e Germania possono e devono esercitare congiuntamente un ruolo propulsivo per l’elaborazione di una visione culturale europea comune in cui coinvolgere la società civile, anche attraverso le collaborazioni esistenti tra Fondazioni e centri di ricerca italiani e tedeschi”.

E in questa direzione ci sono da registrare le parole di Armando Varricchio, già ambasciatore italiano negli Stati Uniti, da qualche mese in Germania, al quotidiano Berliner Zeitung. L’Unione europea necessita di “un forte partenariato tra Italia e Germania” per avere successo su scala globale, ha spiegato. Poi ha sottolineato: “Vogliamo una modernità che non trascuri il patrimonio europeo”. A questo proposito in particolare, ha concluso il diplomatico, “la cooperazione tra Germania e Italia, queste due grandi nazioni europee, è di importanza decisiva”. Infine, alcune parole che suonano come rassicurazioni: “I programmi dell’Unione europea hanno aiutato molto, possiamo spendere per investimenti a lungo termine e non soltanto pensare al breve periodo”. Il sostegno europeo all’Italia, possibile grazie alla svolta tedesca, ha avuto anche conseguenze politiche. In particolare, ha sottolineato Varricchio, in Italia “non abbiamo più euroscettici perché l’Unione europea ha dimostrato nelle ore della crisi che è lì per il popolo italiano”. L’Unione europea ha fornito “rapidamente” al Paese aiuti per miliardi di euro e ha quindi ottenuto “un grande consenso tra la popolazione”. A ogni modo, ha infine dichiarato l’ambasciatore, il presidente del Consiglio Mario Draghi intende affrontare “i problemi strutturali e “dobbiamo attuare le riforme, la riduzione della burocrazia è una questione centrale”.

Proprio questo riferimento a Draghi sembra sia una sottolineatura della fase positiva per l’Italia propiziata dalla presenza dell’ex governatore della Banca centrale europea a Palazzo Chigi, sia un messaggio legato al futuro del presidente del Consiglio con la prospettiva Quirinale.

Impossibile, comunque, sostituire il motore francotedesco. D’altronde, come osservava nei giorni scorsi l’Economist, “un accordo accettabile sia per la Francia sia per la Germania è probabilmente accettabile per la maggior parte dei Paesi dell’Unione europea; un accordo accettabile per l’Italia e la Francia potrebbe aver dei problemi a trovare sostegno oltre il Mediterraneo. Qualsiasi cambiamento importante nella politica richiede la persistenza franco-italiana. Ma ha ancora bisogno del permesso tedesco”.

I tre Paesi più grandi, sia per economia sia per cittadini, formerebbero un nuovo blocco di cooperazione rafforzata, nota Repubblica, sottolineando l’importanza della partita sul Patto di stabilità. Ma, aggiunge il giornale, l’Italia guardare anche oltre il patto con la Germania: “Proverà a coinvolgere anche la Spagna in questo disegno. Aggiungere dunque un lato per creare un quadrilatero. Perché in caso di incidenti o incomprensioni, sarebbe più difficile per Parigi e Berlino escludere dalle decisioni più importanti sia Roma sia Madrid”.

“Chiudere il triangolo è nel nostro interesse”, spiegava nei giorni scorsi Giampiero Massolo, presidente dell’Ispi e di Fincantieri, già direttore generale del Dis e segretario generale della Farnesina, a Formiche.net. “Un accordo italo-tedesco può dare avvio finalmente a una collaborazione strutturata tra i tre principali Paesi europei. Una soluzione naturale, in cui l’Italia sarebbe ago della bilancia”. Come? “Assieme alla Francia può lavorare a una politica economica europea più inclusiva, incentrata sulla crescita e meno dogmaticamente legata ai criteri di rigida ortodossia di bilancio. Con la Germania può aiutare a contro-bilanciare un dinamismo francese che non sempre conviene a tutta l’Europa. Un triangolo del genere aiuterebbe a costruire un’Europa forte in un Occidente forte, a rafforzare il rapporto transatlantico e al tempo stesso a non andare in ordine sparso verso potenze globali come la Cina”.

Dopo il Trattato del Quirinale, quello italo-tedesco? Diplomazie al lavoro

Ormai tutti a Bruxelles lo chiamano il Triangolo, scrive Repubblica. Che racconta “contatti già iniziati” tra Roma e Berlino per un patto da firmare l’anno prossimo. E l’ambasciatore Varricchio dice a un giornale tedesco che l’Ue ha bisogno di “un forte partenariato” tra i due Paesi

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