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Riforma o non riforma, questo è il problema. E a che prezzo? Mario Draghi ha deciso di addentrarsi sullo scivoloso terreno della riforma del Catasto, una specie di mantra degli ultimi 20 anni di politica economica italiana. Nell’immaginario del governo c’è si una riforma, ma a saldo zero, vale a dire senza lo spostamento del carico fiscale. Insomma, nessuno pagherà più tasse e nessuno ne pagherà di meno. Semmai, questo il cuore, una solida stretta contro l’evasione e il sommerso, vale a dire scovare le case fantasma, quegli immobili cioè sconosciuti al Catasto sulle quali lo Stato non beneficia di alcuna tassa.

Chi possiede immobili di pregio nei centri storici, dunque, può tirare un sospiro di sollievo: non dovrà pagare tasse commisurate al valore delle sue seconde e terze case. Mentre chi paga troppo rispetto al valore di mercato si metta l’animo in pace, non cambierà nulla. E, soprattutto, niente tanto temuto aggiornamento degli estimi catastali (le rendite dei terreni calcolate dal catasto per fini fiscali), che quando sono stati operati hanno sempre portato ad un aumento delle tasse su seconde e terze case. Cosa cambierà dunque? Fondamentalmente lo Stato farà di più per contrastare il fenomeno delle case fantasma, ignote al Catasto ma visibili a droni e satelliti,  che stando a una ricognizione fatta dieci anni fa dall’Agenzia del Territorio sono più di 2 milioni.

D’altronde, Draghi è stato chiaro. “Nessuno pagherà di più, nessuno pagherà di meno. Si fa una presentazione di tipo essenzialmente informativo, statistico. L’impegno del governo è che non si paga né più né meno di prima”. Il contrario di quello che aveva chiesto il sottosegretario all’Economia, Maria Cecilia Guerra, che in un’intervista al Corriere della Sera, aveva ribadito la necessità di una revisione degli estimi, definendo l’operazione “una questione di razionalità ed equità dell’imposta. Il catasto non viene aggiornato da trent’anni, quindi io ritengo che la revisione sia indispensabile e che l’opposizione non sia giustificata. Si può andare per gradi e discutere dei criteri della rivalutazione, ma è indubbio che le imposte vanno pagate su una base imponibile realistica, altrimenti perdono di senso”.

Nonostante le rassicurazioni di Draghi, però, il dibattito intorno al Catasto ha preso corpo. E pure qualche timore. “Bene Draghi sulla necessità di riformare il Catasto. Ma che senso ha dire che nessuno pagherà di più o di meno? Il gettito deve restare immutato, ma se la riforma non rimuove le iniquità esistenti che la facciamo a fare, per cambiare i numeri su un foglio?”, si è chiesto perplesso il senatore dem Tommaso Nannicini, su Twitter.

Più critico, ma sempre via social, anche da Giorgio Spaziani Testa, presidente di Confedilizia, per il quale “il presidente Draghi conferma le indiscrezioni: la riforma fiscale conterrà – nonostante la decisione contraria del Parlamento e il no di tutto il centrodestra – l’intervento sul Catasto, oggi respinto anche da Confcommercio. Ora diranno che è altra cosa, ma sono chiacchiere”. Ma c’è chi difende il premier, come il deputato dem Francesco Boccia.

“Nella società digitale dire che non si deve modernizzare il Catasto significa essere fuori dal tempo. Questi sono gli stessi che non volevano la fatturazione elettronica e ora tacciono, che vorrebbero contanti liberi e che provano una certa indulgenza per chi difende il nero e l’economia sommersa. Sono sempre gli stessi. È la destra italiana che non riesce a concepire che trasparenza, modernizzazione e digitale aiuta a rendere le società più giuste. La riforma del Catasto, come ha chiarito il presidente Draghi, non comporta alcun aumento di tasse, ma adegua i parametri alla realtà e rende più efficienti i sistemi che ancora oggi sono legati in molti comuni a procedure del secolo scorso”.

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