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Nella corsa ai semiconduttori il Pentagono sceglie Intel. Infatti, la divisione Intel Foundry Services del colosso guidato da Pat Gelsinger, nata a inizio anno, è stata incaricata dal dipartimento della Difesa degli Stati Uniti di fornire servizi di produzione commerciale nel quadro della prima fase di un programma più ampio, denominato RAMP-C e del valore stimato di 320 milioni di dollari, pensato per rafforzare la progettazione e la produzione nazionali di chip. Ossia a Intel, che è a capo del consorzio, ci saranno, tra le altre, Ibm, Synopsys e Cadence Design Systems.

Come sottolinea il Wall Street Journal, l’ingresso di Intel nel programma del Pentagono avviene mentre l’amministrazione Biden si trova a dover fronteggiare una carenza globale di semiconduttori che nei giorni scorsi si è palesata con forza con gli annunci di taglio della produzione da parte di due colossi dell’automobile come Toyota e Volkswagen. Nel budget stanziato dall’amministrazione per la difesa per l’anno fiscale 2022 c’è anche una richiesta di 2,3 miliardi di dollari per sostenere l’industria dei chip, ritenuta fondamentale per la sicurezza nazionale a lungo termine.

Quella dei microchip è una delle sfide più importante che sta affrontando Gelsinger, tornato a febbraio al timone di Intel dopo 12 anni. Negli Stati Uniti, ma non solo. Infatti, i suoi progetti prevedono l’investimento di 20 miliardi di dollari per la realizzazione di due nuove fabbriche in Arizona. Nei piani c’è anche uno stabilimento di assemblaggio dei semiconduttori che il colosso americano Intel vorrebbe aprire in Europa, a dimostrazione della volontà di riportare una produzione critica in cui l’Occidente era leader ma che poi ha lasciato all’Oriente (la sudcoreana Samsung è prima al mondo per ricavi).

“Una delle lezioni più importante dell’anno passato è l’importanza strategica dei semiconduttori e il valore per gli Stati Uniti di avere una forte industria nazionale”, ha detto Gelsinger. “Quando abbiamo lanciato Intel Foundry Services all’inizio di quest’anno, eravamo entusiasti di avere l’opportunità di rendere le nostre capacità disponibili a una gamma più ampia di partner, compreso il governo degli Stati Uniti, ed è bello vedere che quel potenziale si sta realizzando attraverso programmi come RAMP-C”.

Il Wall Street Journal sottolinea che Gelsinger e altri membri del consiglio di amministrazione hanno incontrato a luglio alcun membri dell’amministrazione Biden per discutere i loro progetti ma anche per sostenere le ragioni della richiesta di sussidi governativi.

Elemento, quest’ultimo, che si presenta anche quando si pensa alla futura fabbrica europea di Intel per la quale in corsa c’è anche l’Italia (con Francia, Germania e Spagna). È sufficiente riprendere quanto diceva qualche settimana fa il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti lanciando la candidatura di Torino: sono convinto, spiegava, che “possa esserci anche il via libera dell’Italia all’investimento dello Stato per oltre 8 miliardi”. Parole che facevano il paio con quelle, rivolte in particolar modo alla Commissione europea, pronunciate al Consiglio informale sulla Competitività di Lubiana: “Serve una riflessione sulla compatibilità tra sovranità tecnologica e aiuti di Stato”.

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