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Jackson Hole è una valle che si trova nella parte nord-occidentale dello Stato del Wyoming, negli Stati Uniti, ai piedi del massiccio del Teton Range e attraversata dal fiume Snake. La valle si sviluppa a una quota media di oltre 2000 metri sul mare, con zone di maggior depressione quali il Fish Creek, sotto i 2000 metri e all’interno dei confini di un Parco naturale. È circondata da vette di montagna innevate. È un ottimo luogo di villeggiatura con alberghi e pensioni di varie categorie e livelli di prezzi. Sarebbe conosciuta come una mera località turistica frequentata principalmente da americani del ceto medio e medio alto, oltre che da alcuni europei benestanti e dai soliti giapponesi, se la Federal Reserve Bank del Kansas (le cui competenze di estendono allo Wyoming), non avesse preso l’iniziativa di organizzare ogni anno, dal 1978, un “simposio” quasi platonico tra banchieri centrali. Agli inizi, i convenuti erano pochi e l’evento si svolgeva nella massima riservatezza. A poco a poco, il numero dei partecipanti è aumentato, e con esso quello dei loro consiglieri, dei “barracuda-esperti” al seguito e dei giornalisti. Si è perso in riservatezza, ma si è guadagnato in trasparenza.

Quest’anno, il “simposio” (in gran parte a distanza a ragione della pandemia) inizia la sera del 26 agosto (orario europeo). Sull’elegante sito dell’organizzazione www.KansasCityFed.org, verranno pubblicati i documenti di lavoro man mano che vengono prodotti nella loro stesura definitiva. Il tema generale è “Macroeconomic Policy in an Uneven Economy,” (“La politica economia in un’economia mondiale ineguale”) – un titolo generale che indica un po’ tutto ed un po’ nulla. In effetti, chi ha avuto modo di scorrere le bozze dei principali documenti di lavoro, sa che si parlerà soprattutto delle “politiche monetarie non convenzionali”, anche esse indicativamente raggruppate nell’etichetta Quantitative Easing (Q.E. per gli addetti ai lavori e per coloro che vogliono fare credere di esserlo). Nei due giorni del “simposio” verranno presentati 150 documenti.

Il problema più difficile comune alle banche centrali, specialmente a quelle dei Paesi industrializzati ad economia di mercato, consiste nel definire i tempi ed i modi per uscire dal quel Q.E. che ha caratterizzato la loro azione nell’ultimo anno e mezzo o giù di lì. A ragione sostanzialmente del Q.E, il cui metodo principale consiste nello stampare moneta per acquistare titoli a lungo termine emessi dai rispettivi ministeri dell’Economia e delle Finanze, il bilancio delle maggiori banche centrali si aggira sui 28 trilioni di dollari.

Il dibattito sul Q.E, anche tra le banche centrali, ha posto l’accento sulle esigenze o meno di stimoli monetari nel breve periodo. Uno dei documenti che verranno discussi a Jackson Hole mette l’accento sul fatto che non c’è alcuna dimostrazione che l’economia reale si avvantaggi dall’accumulazione (o dalla tesorizzazione) di titoli pubblici a lungo termine. Il Q.E., però, lancia segnali che possono essere interpretati in vario modo da chi opera sui mercati finanziari; ad esempio, le azioni delle banche centrali in materia di Q.E. vengono spesso lette come anticipazione di misure in materia di tassi d’interesse, argomento particolarmente sensibile in una fase in cui sembra che l’inflazione stia rialzando la testa. Un eventuale incremento dei tassi aumenterebbe il costo di tenere nelle casse delle banche centrali 28 trilioni di dollari, un costo che, prima o poi, dovrà essere pagato dai contribuenti.

Mentre negli Stati Uniti il dibattito tra le banche federali di riserva ed il Federal Reserve Board riguarda principalmente la natura delle pulsioni inflazionistiche, nell’Unione monetaria europea, questo tema si intreccia con quella della mutualizzazione del debito delle pubbliche amministrazioni degli Stati membri in quanto l’acquisto di titoli dei singoli ministeri dell’Economia e delle Finanze implica da parte della Banca centrale europea inevitabilmente una condivisione del “nuovo debito”. Il tema della mutualizzazione del debito è un argomento non caldo ma rovente che sarà trattato al “simposio” di Jackson Hole.

Non si uscirà dal “simposio” con una ricetta. Ma con un’atmosfera ed un clima di consenso.

Difficile, ove non impossibile, fare previsioni. “L’aria che tira” è nel senso di rendere più trasparente il Q.E. ed iniziare a farne a meno. Ciò può avere implicazioni non di poco conto su Paesi (come l’Italia) che sono stati i maggiori beneficiari del Q.E. ed hanno un forte indebitamento della pubblica amministrazione.

Quantitative Easing, appuntamento a Jackson Hole

Quest’anno, il “simposio” inizia la sera del 26 agosto (orario europeo). Il tema generale è “La politica economia in un’economia mondiale ineguale”. Chi ha avuto modo di scorrere le bozze dei principali documenti di lavoro, sa che si parlerà soprattutto delle “politiche monetarie non convenzionali”, anche esse indicativamente raggruppate nell’etichetta Quantitative Easing…

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