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Berlusconi è in ottima salute, “in formissima” ci ha fatto sapere Giorgia Meloni dopo la visita a villa Certosa. Ed è una buona notizia, per l’uomo ovviamente e prima di tutto, ma anche più in generale per le sorti di quel centrodestra che è per quasi tutti i sondaggi maggioranza nel Paese. Perché, paradossalmente, è proprio dal vecchio leader che ci si può attendere quel “di più” che alla coalizione è finora mancato e che Matteo Salvini e Giorgia Meloni per forza di cose, in quanto leader dei due partiti maggiori in legittima competizione fra loro, non hanno la possibilità di mettere in campo: la capacità di far sì che ci si ritrovi in un “terzo comune” che dia all’esterno un’immagine di coesione e che permetta poi una volta al governo di fare scelte univoche che imprimano una direzione al Paese.

Questa capacità, il Cavaliere ce l’ha per vari motivi. Prima di tutto lo agevola il fatto di essere a capo di un partito più piccolo rispetto agli altri due, che non possiede più una spinta propulsiva minimamente paragonabile a quella che aveva nel suo periodo d’oro. Un partito che, rimasto sempre strettamente “personale”, ora che la cinghia del capo si è alquanto allentata ed è stato lasciato a se stesso, mostra l’eterogeneità della sua classe dirigente, la non univocità delle posizioni e delle idee dei suoi uomini. Un partito presumibilmente destinato a sciogliersi o a dividersi, e quindi a ridimensionarsi ancora più, in un prossimo futuro.

È solo a sé stesso, al suo immutato (e per molti aspetti anzi aumentato) carisma, che Berlusconi deve affidarsi per consegnarsi alla storia in modo ancor più luminoso di quanto la storia già da parte sua non abbia cominciato a fare. Secondariamente, è da considerare che solo in Berlusconi, che poi significa la sua storia e la sua esperienza, due leader forti e col vento in poppa come Salvini e Meloni possono riconoscere qualcuno a loro “superiore” a cui affidarsi per incanalare in modo centripeto le loro energie. Attività di alta e nobile mediazione che, d’altronde, al Cavaliere e alla sua legittima vanità sembra perfettamente congeniale. E volete che colui che ha messo d’accordo a Pratica di Mare, con tanto di photopportuniy, i due Grandi della terra, Putin e Bush, impresa su cui ha costruito una retorica da cui ancora oggi attinge a pieni mani, non riesca con i due discoli “ragazzi” che paternalisticamente guarda forse dall’alto in basso?

Per chi poi si vanta, non a torto, di aver fondato l’alleanza di centrodestra, mettervi ora il suggello e rifondarla per altre avventure e ad uso di un’altra altra generazione, deve sicuramente rappresentare il massimo dell’autocompiacimento. Sono bastate due “uscite”, un intervento a distanza alla Festa della Lega che ha individuato in un Salvini sempre più “liberale” il capo politico della coalizione e un invito a casa a Giorgia Meloni, per sortire un primo effetto, per suscitare un moto positivo di adesione di cui pure i mezzi di comunicazione hanno dovuto prendere atto. Inutile tuttavia nasconderselo: sarà il voto per l’elezione del successore di Sergio Mattarella al Quirinale il vero banco di prova su cui il centrodestra deve necessariamente arrivare unito, resistendo ai tentativi di disarticolarlo che sicuramente si metteranno in campo per opera dell’altra parte politica.

Non è minimamente pensabile di potere infatti un domani dar buona prova di sé con un Capo dello Stato che remi contro, e in un contesto internazionale ancora sempre diffidente verso la destra italiana. Una battaglia campale, per così dire, che un buon risultato alle amministrative di ottobre potrebbe facilitare, cioè rendere affrontabile in modo più semplice, anche psicologicamente. Non è difficile prevedere che, indipendentemente dalle forme che il discorso unitario caro a Berlusconi prenderà nelle prossime settimane (in un ventaglio di ipotesi che va dal partito unico alla semplice unificazione dei gruppi parlamentari), su questo obiettivo il “padre nobile” e i leader dei due partiti della coalizione impegneranno alla ripresa tutte le loro energie.

Berlusconi, l'uomo che sussurrava al centrodestra. La bussola di Ocone

Paradossalmente, è proprio dal vecchio leader che ci si può attendere quel “di più” che alla coalizione del centrodestra è finora mancato e che Salvini e Meloni per forza di cose, in quanto leader dei due partiti maggiori in legittima competizione fra loro, non hanno la possibilità di mettere in campo: la capacità di far sì che ci si ritrovi in un “terzo comune”. La bussola di Corrado Ocone

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