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Era da moltissimi anni, trentacinque?, che non ricevevo un invito tanto gratificante. Gli organizzatori della Festa dell’Unità che si aprirà a Bologna il 26 agosto mi hanno chiesto di individuare tre-quattro temi da discutere in chiave di programma politico e di impegno pedagogico di un partito a vocazione governativa – quella maggioritaria è andata perduta tempo fa. Rispondendo positivamente ho subito richiesto che siano ridotte al minimo le passerelle dei capi e dei sottocapi correnti.

Al primo posto dei temi ho collocato una discussione sulla Presidenza della Repubblica italiana: che cosa è stata e che cosa dovrebbe essere, con qualche candidato, per esempio, Casini, Veltroni e Franceschini, ma anche Casellati, chiamati a fare non tanto l’identikit, sarebbero sufficienti le loro biografie politiche, quanto l’elenco dei problemi che la prossima presidenza dovrà inevitabilmente affrontare. Il secondo posto se lo sono guadagnato giustamente le afghane alle quali bisogna non solo offrire scuse e ospitalità, ma sostegno concreto, robusto, vibrante, incessante di prospettive di vita. Chiamare in causa l’Europa è indispensabile, esplorare come un partito progressista può formulare politiche nazionali è imperativo. Ne segue logicamente il tema della cittadinanza.

La Festa dell’Unità sarà il luogo dove ministri e esperti definiranno esattamente le differenze fra ius soli e ius culturae, diranno come gli altri Stati-membri dell’Unione europea si comportano in materia, spiegheranno quale Italia e quali italiani non solo immaginano, ma vorrebbero vedere nei prossimi vent’anni: meno, ma migliori? E allora, poiché finalmente tutti, insomma, quasi, hanno imparato che è l’istruzione la leva sulla quale poggiare per produrre crescita culturale e economica, il ministero dell’Istruzione organizzerà tre o quattro incontri sulla qualità dell’istruzione a tutti i livelli, sulla necessità della valutazione di docenti e studenti, di corsi e istituti, di esiti, inoltrandosi nella selva, densissima, ma tutt’altro che oscura, intitolata “Premiare il merito”. Last but not least, ho chiesto che si tengano alcune vere e proprie lezioni sulla scienza: cos’è il metodo scientifico, come si fanno le ricerche, come si valutano e si aggiornano le conoscenze acquisite.

La Festa dell’Unità è il luogo più appropriato dove mettere a confronto i politici, i decision-makers, i portatori di conoscenze e di competenze. Gli organizzatori mi hanno risposto che prenderanno in seria considerazione tutte le mie proposte chiedendomi un supplemento di istruttoria relativo alle presentazione dei libri di Letta e di Renzi (ho suggerito di farne una congiunta) e i nomi delle giornaliste e dei giornalisti “amici”. Ne è seguito uno scambio un po’ acceso poiché sono un sostenitore di interviste non sdraiate. Ho vinto soltanto su un punto: non inviteranno nessuno di Formiche. Mi hanno anche detto che la mia presenza non è necessaria. Non debbo scomodarmi. Andrà tutto bene; anzi, meglio. La passerella, pardon, la Politica, al posto di comando.  

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Gianfranco Pasquino, professore emerito di Scienza politica, individua tre-quattro temi da discutere in chiave di programma politico e di impegno pedagogico alla Festa dell’Unità che si terrà a Bologna dal 26 agosto. Ma primo tra tutti: ridurre al minimo le passerelle dei capi e dei sottocapi correnti

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