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Svolta da Madrid nella vicenda catalana. Il governo di Pedro Sánchez ha deciso di concedere l’indulto a nove leader del movimento separatista della Catalogna. Il premier socialista ha annunciato la sua proposta da Barcellona, anticipando che l’approvazione da parte del Consiglio dei ministri arriverà oggi.

Gli indulti farebbero parte di un piano di Madrid per ammortizzare le tensioni con alcuni dei partiti indipendentisti della Catalogna. L’annuncio di Sánchez è avvenuto al teatro dell’Opera di Barcellona, dove non c’era nessun rappresentante del movimento per l’indipendenza catalana. Fuori dal palazzo, invece, c’era un gruppo di persone che protestava a favore dell’indipendenza della regione.

Ai nove leader del movimento separatista catalano sono state imposte condanne per i reati di sedizione e altri crimini legati al referendum indipendentista del 2017, e per la successiva dichiarazione di indipendenza della Catalogna.

Secondo Sánchez, con quest’atto, permettiamo materialmente a nove persone di lasciare il carcere, ma simbolicamente mettiamo insieme milioni e milioni di persone in nome della convivenza”. Il premier spagnolo ha aggiunto: “Non ci aspettiamo che coloro che aspirano all’indipendenza cambieranno i loro ideali. Ci aspettiamo che si comprenda che non esiste cammino al di fuori della legge”.

Gli indulti ai leader indipendentisti catalana hanno segnato l’agenda politica spagnola delle ultime settimane, ma non sono le uniche grazie concesse dal governo. In passato, con l’accordo del Partito Popolare (Pp) e il Partito Socialista Operaio Spagnolo (Psoe), sono stati concessi indulti a diversi arrestati, tra cui politici corrotti, un militare golpista e terroristi.

Tuttavia, con la grazia di Sánchez, non sembra essere conclusa la vicenda catalana. Secondo il quotidiano spagnolo El País, l’indulto ai nove leader indipendentisti “non risolve, per ora, l’altra metà del problema. Con l’ex presidente catalano Carles Puigdemont alla guida, membri del Govern che avevano imposto il referendum illegale del 1 ottobre del 2017, sono scappati all’estero(Belgio, Svizzera e Scozia) per evitare di rispondere alla giustizia.

L’hanno fatto con la speranza di tornare un giorno. La misura della grazia concessa dal governo di Sánchez non altera la situazione. Il cammino di ritorno per loro continua ad essere lontano, anche se nell’orizzonte ci sono due possibilità che potrebbero facilitarlo: la riforma del delitto di sedizione che propone l’esecutivo e la risposta della giustizia europea alla condanna del Tribunale Supremo”.

Infatti, la delegazione del governo catalano in Italia sottolinea la richiesta fatta allo Stato spagnolo di “adempiere alle richieste del Consiglio d’Europa e fermare la repressione, rilasciare i prigionieri politici e permettere il ritorno degli esiliati”.

In una nota ufficiale, la rappresentanza della Catalogna in Italia ricorda che “il Consiglio d’Europa ha approvato lunedì sera con 70 voti a favore, 28 contrari e 12 astenuti la risoluzione ‘I politici dovrebbero essere processati per dichiarazioni fatte durante l’esercizio del loro mandato?’, presentata dal deputato socialista lettone Boriss Cilevičs, sulla necessità di offrire maggiore protezione alla libertà d’espressione e di riunione dei responsabili politici in Turchia e in Spagna”.

La risoluzione chiede in particolare di concedere “‘l’indulto o scarcerare i politici catalani e di ritirare le richieste di estradizione per quelli in esilio”. E sollecita la riforma dei reati di ribellione e sedizione per evitare ‘sanzioni sproporzionate’ e perché “non siano strumentalizzati per aggirare la depenalizzazione dell’organizzazione di referendum illegale”, ricordando che nel 2005 tale reato fu espressamente depenalizzato”.

L’approvazione della risoluzione è lo stesso giorno in cui Sánchez ha annunciato l’approvazione dell’indulto. “Di fatto, l’indulto annunciato da Sánchez è superato dalla risoluzione approvata ieri sera – sottolinea il comunicato -. Ora bisognerà capire quali saranno le mosse del governo spagnolo, che per il momento giustifica la mancata adozione di ulteriori provvedimenti con la presunta necessità di mantenere la divisione tra poteri dello Stato. La stessa risoluzione del Consiglio d’Europa raccomanda invece l’apertura di un dialogo ampio e costruttivo con la Catalogna, senza ricorrere al diritto penale e con l’obiettivo di rafforzare la democrazia spagnola. È chiaro, infatti, che se non sarà abbandonata la via giudiziaria difficilmente il dialogo potrà portare ai frutti sperati”.

Spagna, cosa succede dopo l'indulto agli indipendentisti

Il governo di Pedro Sánchez ha annunciato l’indulto a nove leader del movimento separatista catalano in carcere per sedizione e altri crimini legati al referendum del 2017. Ma il gesto non risolve la questione aperta della crisi. E una decisione del Consiglio d’Europa potrebbe cambiare le carte in tavola…

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