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Ancora Spac, ancora Italia a Wall Street. Il 2021 si conferma l’anno delle Spac, i veicoli estremamente liquidi che entrano nel capitale di una startup per traghettarla in Borsa, a mezzo Ipo, nonostante la gelata di primavera sul fronte americano. Un fermento dal quale non è certo esclusa l’Italia, che negli ultimi tempi ha visto la nascita di realtà quali Revo, attiva nelle assicurazioni (qui l’intervista al ceo, Alberto Minali).

ZEGNA VERSO WALL STREET (VIA SPAC)

Adesso tocca al gruppo Ermenegildo Zegna, alfiere del made in Italy, che si quoterà entro l’anno a New York attraverso una Spac creata Investindustrial, la holding della famiglia Bonomi, con una capitalizzazione di mercato attesa intorno ai 2,5 miliardi di dollari. L’obiettivo, ha spiegato lo stesso ceo Gildo Zegna nel corso di una conferenza stampa, è rafforzare la leadership del marchio maschile nel mondo, sfruttando la visibilità offerta dalla borsa americana e la presenza di un partner di lungo termine come Andrea Bonomi.

Non è all’orizzonte invece alcun progetto di creare un polo del lusso italiano attraverso questo veicolo. L’operazione prevede che la famiglia Zegna mantenga una partecipazione pari al 62% del capitale, mentre Investindustrial e altri soci avranno l’11%. Il resto andrà sul mercato. L’Enterprise value (il valore di mercato dell’impresa) stimato inzialmente per la casa di moda è pari a 3,2 miliardi di dollari. Ma perché una Spac?

ORA O MAI PIÙ

La scelta della Spac Investindustrial Acquisition Corp, creata a fine 2020 da Andrea Bonomi e presieduta da Sergio Ermotti, ha cominciato ad emergere a gennaio, quando Zegna, Bonomi ed Ermotti si sono incontrati per la prima volta. “Potevamo restare indipendenti altri 100 anni, ma questo è il momento perfetto”, ha spiegato Zegna, da un lato consapevole che il settore necessita oggi di grande supporto dopo la crisi Covid e dall’altro ottimista sulle possibilità di ripresa.

Tornando ai dettagli dell’operazione, dovrebbe generare proventi lordi per circa 880 milioni di dollari, i quali saranno utilizzati per crescere in Cina, dove il gruppo già genera il 35% del fatturato, negli Usa e nel digitale. In cda siederanno tre membri della famiglia Zegna, Ermotti e Bonomi: tra gli altri anche l’ex ad di Gucci Domenico De Sole e Michele Norsa, vicepresidente esecutivo di Ferragamo.

LA VERSIONE DI ZEGNA

Gildo Zegna ha dato la sua lettura dell’operazione, intervistato dal Corriere della Sera. “Ci abbiamo pensato a lungo, ma un po’ la Spac era già quotata in Usa, un po’ gli investitori del lusso si trovano soprattutto in America ed essere a New York dà la visibilità necessaria a un gruppo come il nostro, che esporta circa il 90% del fatturato. Ancora, gli Usa sono un mercato trainante, che sta vivendo un vero boom dell’abbigliamento casual, noi stessi abbiamo avuto un ultimo trimestre davvero buono. Ma non cambieremo: la nostra sede resterà italiana e anche le fabbriche saranno sempre più italiane”.

Ancora, in una conference call con gli analisti, Zegna ha spiegato la natura dello sbarco a Wall Street. “È un progetto industriale, vogliamo controllare la supply chain, non vogliamo essere un polo del lusso. Abbiamo una strategia molto chiara, la prima crescita sarà organica, ci focalizzeremo nell’abbigliamento uomo non sulla donna”.

Italia a tutta Spac. Zegna sbarca a Wall Street (via Bonomi)

Il gruppo italiano della moda pronto a quotarsi entro l’anno, grazie alla Spac creata da Andrea Bonomi. Il valore dell’azienda a 3,2 miliardi. Ma soprattutto, ancora un segnale di un fermento di mercato che coinvolge anche l’Italia

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