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A partire dal prossimo 1° luglio le imprese che possono fare ricorso alla cassa integrazione guadagni ordinaria (principalmente aziende afferenti al settore della grande industria e dell’edilizia) potranno finalmente avviare procedure di licenziamento, sia individuali che collettive, dopo oltre un anno di stop. Dal prossimo 1° novembre il via libera ai licenziamenti sarà esteso alle imprese destinatarie di altri ammortizzatori sociali quali l’assegno ordinario e la cassa integrazione guadagni in deroga (come, tra le altre, le aziende del settore servizi).

In vista del tanto atteso sblocco il legislatore, al fine di disincentivare l’uscita di una significativa parte di lavoratori dal mercato del lavoro, ha predisposto un pacchetto di strumenti di ripresa, alcuni ancora in fase di definizione, volti ad accompagnare il passaggio tra la fine del blocco dei licenziamenti e la ripresa economica. Si pensi, in primis, all’innovativo contratto di rioccupazione, introdotto dal decreto-legge Sostegni-bis, il quale, dal 1° luglio e sino al prossimo 31 ottobre, è diretto ad incentivare l’inserimento nel mercato del lavoro di lavoratori in stato di disoccupazione. Trattasi di un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato il quale prevede, quale condizione per l’assunzione, la definizione, con il consenso del lavoratore, di un progetto individuale di inserimento, di durata pari a 6 mesi.

Al termine dei 6 mesi il rapporto prosegue come ordinario rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato a meno che le parti decidano di recedere dal rapporto. Degno di nota il riconoscimento al datore di lavoro, per un periodo massimo di 6 mesi, di un esonero contributivo totale nel limite massimo di importo pari a 6.000 euro su base annua, a condizione che, nei 6 mesi precedenti l’assunzione, il datore di lavoro interessato non abbia proceduto a licenziamenti collettivi o individuali per motivi economici nella medesima unità produttiva.

A ciò si aggiunga altresì, come previsto dal decreto-legge Sostegni-bis, l’ampliamento delle imprese beneficiarie del contratto di espansione, ammortizzatore sociale il quale consiste in un accordo da stipulare in sede governativa nell’ambito del quale è possibile prevedere l’uscita anticipata dei lavoratori prossimi alla pensione. Alle citate misure, già approvate, si uniscono gli ulteriori interventi previsti in sede di Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), di recente trasmesso alla Commissione europea e in attesa di definitiva approvazione, tra i quali spicca la riforma degli ammortizzatori sociali col chiaro intento di estendere la platea delle aziende e dei lavoratori ammessi ai trattamenti di cassa integrazione guadagni.

Degne di note risultano essere altresì le misure previste in tema di politiche attive del lavoro mediante una ridefinizione degli strumenti di presa in carico dei disoccupati i quali, partendo dalla profilazione della persona, permettano la costruzione di percorsi personalizzati di riqualificazione delle competenze e di accompagnamento al lavoro.

Si pensi altresì all’istituzione del Fondo Nuove Competenze (ab origine introdotto dal decreto-legge Rilancio) il quale si propone di sostenere con contributi a fondo perduto le aziende intenzionate a rimodulare l’orario di lavoro dei lavoratori al fine di permettere a questi ultimi di partecipare ad attività di formazione sulla base di specifici accordi collettivi con le organizzazioni sindacali. Strumenti utili per la tanto attesa ripresa economica del Paese non mancano: ora la parola passa alle imprese le quali, dopo oltre un anno di stallo connesso al blocco dei licenziamenti, sono pronte a segnare la ripartenza del motore dell’occupazione.

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