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Avanti a oltranza, con la politica accomodante a base di tassi bassi e acquisto di titoli di Stato. Come ampiamente previsto, la Banca centrale europea conferma gli stimoli monetari e i tassi d’interesse, spostando a dopo l’estate, e forse oltre, qualsiasi discorso di un possibile tapering cioè una revisione dei tassi al rialzo per contenere una possibile fiammata dell’inflazione. Per il momento, dunque, a Francoforte non c’è nessun allarme rosso sul ritorno dell’inflazione (ma c’è attesa per il dato americano), come peraltro dimostra una certa serenità degli operatori finanziari dell’Ue.

L’Eurotower ha dunque confermato che il ritmo degli acquisti di asset nell’ambito del Pepp resterà anche nel prossimo trimestre “significativamente più elevato” rispetto ai primi mesi dell’anno. In dettaglio, i tassi restano invariati tra lo 0% il -0,50%, e si manterranno su livelli “pari o inferiori a quelli attuali” finché le prospettive di inflazione non convergeranno “saldamente su un livello sufficientemente prossimo ma inferiore al 2%”, si legge nella nota diffusa da Francoforte. Il Consiglio direttivo guidato da Christine Lagarde, conferma le attese del mercato e non apporta modifiche agli 1.850 miliardi di euro del Pepp (il programma di acquisto titoli) “almeno sino alla fine di marzo 2022” e “finché non riterrà conclusa la fase critica legata al coronavirus”.

Acquisti che verranno condotti in maniera flessibile in base alle condizioni di mercato, allo scopo di evitare un inasprimento delle condizioni di finanziamento incompatibile con il contrasto dell’effetto al ribasso della pandemia sul profilo previsto per l’inflazione. Al contempo, la Bce continuerà a reinvestire il capitale rimborsato sui titoli in scadenza nel quadro del Pepp almeno sino alla fine del 2023. In ogni caso, la futura riduzione del portafoglio del Pepp sarà gestita in modo da evitare interferenze con l’adeguato orientamento di politica monetaria. Gli acquisti netti nell’ambito del Programma di acquisto di attività proseguiranno a un ritmo mensile di 20 miliardi di euro.

Di sicuro, l’inflazione per il momento è un problema tutto sommato gestibile. Un recente sondaggio di Assiom-Forex ha rilevato come secondo il 76% degli operatori finanziari dell’Ue i recenti sensibili rialzi dei prezzi riflettono un confronto anno su anno che è in realtà inattendibile dato il blocco delle attività di un anno fa e nel sistema rimane ancora molto spazio da recuperare prima che si possano generare reali spinte inflazionistiche. Questo anche in considerazione del fatto per quanto riguarda il mercato del lavoro in 12 mesi sono stati persi circa 10 milioni di impieghi. Secondo il rimanente 24% invece l’aumento dei rendimenti dei bond a lungo termine porterà a una revisione al rialzo delle attese di inflazione e con una politica monetaria che rimane ultra-accomodante vi è il rischio concreto che i fattori che spingano l’inflazione da transitori diventino permanenti.

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