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La mobilità condivisa è ormai entrata a far parte delle abitudini degli italiani. Sempre più nostri connazionali utilizzano questa modalità di spostamento soprattutto nei contesti urbani, grazie anche allo sviluppo delle piattaforme digitali. E la domanda è in continua crescita.

Se lo scorso anno i noleggi erano stati 50 milioni, quest’anno se ne prevedono 60 milioni, uno per ogni italiano. E il 90% della flotta utilizzata è a zero emissioni. Tutto bene quindi? Non proprio. A fronte di una domanda che cresce, cala l’offerta dei servizi, dei veicoli, degli operatori.

Nel 2024 i veicoli in sharing sono 96 mila, 15% in meno rispetto al 2022; il numero dei servizi è di 170 (-26%); gli operatori 35 (-24%). L’offerta si concentra soprattutto nelle grandi città, considerati a ragione mercati più redditizi, a scapito dei piccoli centri.

A Roma e Milano si concentra il 50% del mercato, rispettivamente con 13,2 e 12,6 milioni di noleggi. Mentre ben 16 capoluoghi di provincia, soprattutto medio piccoli, come Catanzaro, Raggio Calabria, Pesaro e Prato, perdono pezzi di servizi. Nel frattempo, comunque, non si arresta l’uso dell’auto privata che nel 2024 ha superato i 40 milioni di veicoli, 701 ogni mille abitanti. È evidente che per un reale cambio di rotta occorre intervenire su nuovi modelli di regolazione e sostegno alla mobilità condivisa e una sua migliore integrazione con il trasporto pubblico.

Numeri e tendenze di questa modalità di spostamento sono contenuti nel 9° Rapporto nazionale sulla sharing mobility, presentato oggi a Roma e realizzato dall’Osservatorio Nazionale della Sharing Mobility, promosso dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, da quello delle Infrastrutture e dei Trasporti e dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile.

Quattro gli indicatori che l’Osservatorio ha elaborato per valutare le performance delle città italiane: varietà dei servizi disponibili (auto, bici, scooter, monopattini); numero di veicoli per abitante; numero di noleggi per abitante; tasso di rotazione giornaliero dei veicoli.

Dai dati elaborati emerge che le uniche città che offrono contemporaneamente tutti e quattro i servizi sono Milano, Roma, Firenze, Bergamo e Torino. Roma è la prima città per numero di noleggi (13,2 milioni nel 2024); Bologna è la città con più noleggi per abitante, nonostante non siano presenti i monopattini; Milano è la città con più veicoli a disposizione per abitante; Brescia ha il miglior tasso di rotazione dei veicoli.

“L’Osservatorio raccoglie i dati dei servizi di sharing in tutte le città italiane da dieci anni – ha ricordato Raimondo Orsini, coordinatore dell’Osservatorio nazionale sulla sharing mobility –. Questi dati ci dicono che lo sharing è ormai un’abitudine consolidata ed è qui per restare, ma è giunto il momento di cambiare passo. Attraverso una forte integrazione con il trasporto pubblico e l’estensione dei servizi nelle aree più periferiche delle città e in quelle più svantaggiate è possibile garantire sempre più diritto alla mobilità sostenibile che spetta a tutti i cittadini”.

Il carsharing è stato il primo servizio di sharing mobility presente in Italia. Oggi è quello più in difficoltà a causa dell’aumento della micromobilità per gli spostamenti brevi nelle città e gli eccessivi oneri per gli operatori. Nel 2024 le flotte auto sono aumentate del 9%, ma già dai primi mesi di quest’anno registrano un calo del 17%. Che però si scoprono sempre più ecologiche con 3 mila veicoli elettrici nel 2024, più 18% rispetto all’anno precedente. Le auto ibride arrivano al 38%, superando l’elettrico (34,8%). In termini di chilometri percorsi, il carsharing conferma nel 2024 una quota del 45%, quasi pari a quella complessiva della micromobilità.

Continua anche nel 2024 la crescita dei noleggi del bikesharing free-floating, arrivando a 12,2 milioni, con un incremento di oltre il 162% rispetto al 2021. Rappresenta, complessivamente, il 32% del totale dei noleggi.

I chilometri percorsi sono stati 25 milioni circa. A prova di ambiente la flotta: il numero di bici elettriche è aumentato del 18% rispetto al 2023 con oltre 4 mila 500 veicoli in più. La prima città per biciclette elettriche è Milano (più di 10 mila), seguita da Roma (circa 7 mila) e Bologna (2 mila 700).

Altalenante, negli ultimi anni, l’utilizzo dei monopattini. Se nel biennio 2020-22 hanno rappresentato il motore dei veicoli condivisi, dal 2023 in poi i noleggi si sono stabilizzati sotto i 25 milioni. Le stime per il 2025, tuttavia, indicano una possibile ripresa (+27%).

I servizi di monopattini hanno registrato un forte calo: dai 99 attivi nel 2022 si è passati a 68 nel 2024 e a 62 nei primi mesi di quest’anno, un fenomeno da attribuirsi ad un riposizionamento degli operatori in più città o all’uscita dal mercato di alcuni player.

Diminuisce anche il numero delle città in cui è presente il servizio: 15 in meno dal 2022 al 2024. La flotta (42 mila veicoli) è prevista in calo. Le città che la utilizzano di più sono Roma (13 mila 500), Milano (6 mila) e Torino (4 mila).

In leggera crisi il servizio di scooter sharing. La domanda, infatti, mostra segnali di contrazione: nel 2024 i noleggi si riducono del 24%. La flessione, spiega il rapporto, è imputabile in larga parte a Milano, dove la chiusura di un operatore ha fatto perdere circa un milione di noleggi. Solo nove sono le città fornite di questo servizio, con in testa Milano con 1836 scooter, seguita da Roma (1.556), Torino (349) e Bari (150).

Buone notizie sul fronte sicurezza: pochi e in diminuzione gli incidenti; in media uno ogni 300 mila chilometri percorsi. Nel 2024 sono diminuiti del 7% per i monopattini, del 54% per gli scooter e del 67% per le biciclette.

Per quanto riguarda il fatturato tutto il comparto sharing si attesta su una cifra di poco superiore ai 200 milioni di euro. I principali motori di questo sviluppo restano i monopattini e il carsharing free-floating, che incidono rispettivamente per il 36 e il 31% sul totale.

In crescita, infine, anche i viaggi in carpooling aziendale che hanno raggiunto 388 mila unità, con una previsione di aumento per il 2025 del 40%, ma ancora lontano dai numeri degli altri Paesi europei, Francia in testa dove i viaggi aziendali condivisi hanno raggiunto quasi 13 milioni.

“La sharing mobility – ha dichiarato Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica – è certamente una delle leve per la costruzione di un nuovo modello di mobilità per ridisegnare una città più sostenibile, una modalità di movimento ormai divenuta componente stabile della vita quotidiana, un fenomeno che riguarda in profondità il tessuto socio-economico del Paese, da dove parte la domanda di nuova mobilità, una mobilità condivisa da connettere sempre di più all’intermodalità e all’integrazione con il trasporto pubblico”.

La questione centrale, come scrive il rapporto, diventa quindi capire se “questa fase di maturità potrà tradursi in una nuova fase di sviluppo – con servizi più accessibili, meglio integrati con gli altri sistemi di mobilità e sostenuti da politiche pubbliche – oppure se la sharing mobility tenderà a concentrarsi esclusivamente nelle grandi città e in pochi contesti favorevoli”.

Il rischio concreto, conclude il rapporto, “è che, nei prossimi anni, si accentui lo squilibrio tra mobilità individuale e condivisa, aumentino i divari territoriali e sociali e si allontani ulteriormente l’obiettivo della transizione ecologica della mobilità urbana”.

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