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Se qualcuno aveva in testa una versione cinese del bitcoin, si sbaglia di grosso. Il nuovo anno ha portato alla Cina essenzialmente due novità. La sconfitta del virus con annessa ripresa, clamorosa e a tratti sospetta, a detta di molti analisti, del Pil (+2% a fronte di un crollo mondiale del 5%) e l’apertura di una nuova frontiera per lo yuan, la moneta del Dragone, riferimento per tutti i mercati azionari asiatici.

Sì perché nell’ex Celeste Impero è in atto un qualcosa che è un mix tra una rivoluzione e ritorno al passato. E cioè la progressiva digitalizzazione della moneta nazionale, creando nei fatti uno e-yuan, da utilizzare nei pagamenti di tutti i giorni. Il che, in piena febbre mondiale da Bitcoin, pare essere la norma. E invece no, dietro l’operazione cinese c’è, o meglio sembra esserci, un disegno preciso.

IL PROGETTO A SUZHOU

Prima di tutto però, i fatti. A partire dallo scorso dicembre, la People’s Bank of China ha avviato il suo secondo programma pilota di valuta digitale, attraverso la distribuzione di 20 milioni di yuan digitali, equivalenti a 3,1 milioni di dollari, ai residenti della provincia di Suzhou, attraverso una lotteria. Ognuno dei 100 mila vincitori ha ricevuto 200 yuan nella nuova valuta digitale, che possono essere spesi per acquisti online o offline. Le autorità cinesi si sono inoltre unite ad alcuni giganti della tecnologia, tra cui Meituan e Didi Chuxing Technology, per testare l’uso dello yuan digitale per servizi come la consegna di cibo e il car sharing.

Ora, il test pilota di Suzhou comprende il doppio dei residenti e il triplo dei commercianti rispetto a quello condotto in ottobre nella città di Shenzhen, nel sud della Cina, prima prova di questo lancio di valuta digitale sostenuta dal governo. Non è tutto. La sperimentazione a Suzhou ha anche ampliato la portata del programma pilota testando lo yuan digitale sui negozi online e introducendo un metodo di pagamento elettronico che non richiede una connessione a Internet.

VERSO L’E-YUAN

A Pechino hanno preso la questione digitale molto a cuore. La strategia della Cina è chiara: rendere popolare la valuta digitale eseguendo prove e test a livello locale, sia nel 2021, sia nel 2022, per essere pronti per i Giochi olimpici invernali del prossimo anno 2022. Ad oggi, ha rivelato in questi giorni il Financial Times, circa il 60% delle oltre sessanta banche centrali intervistate dalla Banca dei regolamenti internazionali ha affermato di aver condotto esperimenti o studi sulle valute digitali, rispetto al 42% del 2019. Tra queste, il 14% si stanno muovendo verso programmi pilota.

Ma in Cina, l’accelerazione sembra essere netta. Non è solo il renminbi digitale sostituirà il contante. Ma darà vita a un nuovo sistema di pagamento che potrebbe minacciare di minare la posizione di mercato di Alipay e WeChat Pay, le due piattaforme estremamente popolari e di proprietà privata gestite da Ant Group (gruppo Alibaba) e Tencent.

L’OCCHIO DI PECHINO SUI PAGAMENTI

Fin qui l’operazione messa in campo da Pechino. Ma dove sta sta il tranello? Il bitcoin c’entra davvero ben poco con la questione cinese. E lo dimostra il fatto che il senso profondo della digitalizzazione e virtualizzazione dello yuan, altro non è che un modo per consentire alle autorità cinesi di aumentare il grip (e quindi il controllo) sulle transazioni dei cittadini cinesi.

Il renminbi digitale cinese è infatti una valuta digitale emessa dalla banca centrale, che la rende profondamente diversa dalle  criptovalute come il bitcoin. Le criptovalute sono spesso decentralizzate, ovvero non emesse o sostenute dai governi nazionali e quindi espressione del libero mercato. Mentre l’e-yuan  fa parte di un disegno top-down della Cina, perché emesso e regolamentato dalla banca centrale, nonché dotato di status di moneta garantito dallo stato cinese.

Per tutti questi motivi, l’e-yuan consentirà alla banca centrale di tenere traccia di tutte le transazioni individuali in tempo reale. Pechino intende utilizzare lo yuan virtuale per combattere il riciclaggio di denaro, la corruzione e il finanziamento del terrorismo in patria rafforzando i già formidabili poteri di sorveglianza del partito comunista al governo. Almeno ufficialmente.

Pechino spinge sullo yuan virtuale. Un Grande Fratello dei pagamenti?

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