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Fosse ancora vivo, George Orwell, autore di 1984, avrebbe pronunciato un “ve lo avevo detto”. In Cina il grande fratello, l’occhio che tutto vede e a cui nulla sfugge, è già una realtà. Merito, se così si può dire, del sistema del credito sociale, messo in cantiere dalle task force della Repubblica Popolare a partire dal 2014.

Di che si tratta? Molto semplicemente, di una banca dati creata al fine di monitorare il comportamento di persone, imprese ed esponenti de governo. Il sistema del credito sociale è stato creato al fine di utilizzare i big data per assicurarsi che cittadini ed organizzazioni rispettassero la legge, monitorando e classificando ogni soggetto in base al rispetto di leggi, regolamenti ed altre direttive. E chi sgarra, viene punito. Funziona così: se per esempio un’azienda non rimborsa un prestito nei tempi previsti, per lo Stato cinese diventa un soggetto inaffidabile, con l’innesco di sanzioni a suo carico. In più, ciascun cittadino, impresa, lavoratore ha una sorta di score. Più è inaffidabile, più perde punti, più si finisce all’angolo.

Ancora,  i governi di Pechino e Shanghai hanno chiesto alle imprese di astenersi dall’aumento dei prezzi di vendita dei prodotti medicali. Le aziende che ricaricano tali prodotti verranno punite nell’ambito del sistema del credito sociale.  Lo stesso vale per la vendita di prodotti medicali contraffatti o di prodotti che non rispettino gli standard regolamentari

Una questione su cui si è soffermato il deputato della Lega ed ex membro del Copasir, Antonio Zennaro, che sul proprio sito ha analizzato a fondo il meccanismo cinese concepito nel 2014 ma operativo dal 2020. “Sono molti gli estimatori del sistema cinese, sia nel settore finanziario ma anche nel settore politico, infatti molti ex-politici una volta trascorsa la loro esperienza nelle istituzioni si vanno ad accasare come consulenti o tecnici per il Dragone cinese”, premette Zennaro.

“Sul settore dei diritti però la Cina non è poi questo faro di civiltà nonostante i grandi e trasversali estimatori e sostenitori, tanto più che nel Paese orientale vige un sistema molto singolare e lontano dalle prassi e regole occidentali (per ora?), il sistema di credito sociale è un sistema creato dal governo cinese con l’obiettivo di sviluppare un sistema nazionale per classificare la reputazione dei propri cittadini. Nella sostanza funziona così: viene assegnato ad ogni cittadino un punteggio rappresentante il suo credito sociale sulla base di informazioni possedute dal governo, riguardanti la condizione economica e sociale di ogni singolo cittadino. Come le prendono queste informazioni? I dati sono raccolti tramite le moderne tecnologie attraverso l’analisi dei big data”.

Un esempio può aiutare a capire. “Il comportamento su portali d’acquisto online come Alibaba (l’Amazon cinese), i trend di acquisti offline pagati con Alipay (il sistema di pagamento cinese), interazioni sociali su WeChat, la cronologia online di Baidu (il Facebook cinese), la posizione del telefono mobile così come molti altri fattori possono dare un’idea onnicomprensiva della personalità di ogni cittadino. E il sistema di tracciamento è obbligatorio per ogni cittadino cinese dal 2020”.

Va bene, ma quali le sanzioni previste? Lo spiega lo stesso deputato leghista. “Si va dal divieto di volo, all’esclusione dalle scuole private, rallentamento della connessione internet, esclusione da lavori ad alto prestigio, esclusioni da hotel, divieto di acquisto per biglietti aerei. Se sei considerato invece affidabile dal sistema verrai ricompensato: accesso facilitato a finanziamenti, accesso facilitato ad affitti e noleggi, facilitazione di viaggi e spostamenti”. Il problema è semmai l’emulazione. “In molti anche in Occidente vorrebbero esportare questo modello di controllo sociale. In un Occidente che si è sempre invece contraddistinto per la difesa delle proprie libertà”.

Tutti spiati. Il grande fratello cinese spiegato da Zennaro

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