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Quanto sono importanti i cavi Internet sottomarini? Come i gasdotti e gli oleodotti. Basti pensare il 97% del traffico internet e 10 miliardi di dollari di transazioni finanziarie giornaliere passano attraverso cavi sottomarini, per un totale di 1,2 milioni di chilometri di lunghezza – più di tre volte la distanza dalla terra alla luna.

Di questa particolare infrastrutture su queste pagine ci siamo occupati in diverse occasioni. Per esempio raccontando della decisione di Facebook di fermare la realizzazione di un cavo sottomarino tra Stati Uniti e Cina, il terzo caso in sei mesi che dimostra che ormai Washington non considera più Hong Kong un porto affidabile. O del cavo Blue Raman di Google, che collegherà l’India all’Italia passando per Israele ed evitando l’Egitto e confermando così la nuova centralità del Mar Rosso. Un collegamento, sottolineavamo nei giorni scorsi, che fotografa efficacemente il bivio dinnanzi al quale si trova l’Italia, unico Paese del Gruppo dei Sette ad aver siglato un memorandum d’intesa con Pechino sulla Via della Seta (era il marzo 2019, che oggi però potrebbe essere assai interessata al progetto di infrastrutture e investimenti che Unione europea e India stanno per annunciare per far fronte alla Via della Seta cinese.

Quale migliore occasione per domandarsi dove si colloca l’Unione europea. A questo interrogativo prova a rispondere un nuovo report dello European Council on Foreign Relations, “Network effects: Europe’s digital sovereignty in the Mediterranean”, firmato da Arturo Varvelli, direttore dell’ufficio di Roma e Senior Policy Fellow dell’Ecfr, Matteo Colombo, Visiting Fellow dell’Ecfr e Associate Research Fellow presso l’Ispi, e Federico Solfrini, dottorando in relazioni internazionali presso l’Università di St Andrews ed ex Research Associate dell’Ecfr.

Gli Stati Uniti e la Cina hanno approcci diversi tra loro, si legge: Washington lavora a livello globale per creare le migliori condizioni affinché le aziende americane (come Google e Facebook) possano operare nel settore; Pechino si impegna attivamente con le proprie aziende (come il produttore di cavi in fibra ottica Hengtong Group) per promuovere i propri interessi. Ma entrambi sono più avanti dell’Unione europea in termini di influenza sulle infrastrutture digitali e sugli Stati che ne dipendono, scrivono gli esperti. I 27 hanno l’ambizione e il potenziale per raggiungere la sovranità digitale ma mancano di una strategia globale per il settore, dove i singoli governi sono ancora gli attori chiave.

In particolare, l’attività delle infrastrutture digitali nel Mediterraneo della Cina (su cui pesa l’accusa europea di dumping) dovrebbe rappresentare una fonte di forte preoccupazione per l’Europa, sia dal punto di vista politico che geopolitico. “L’Europa ha la capacità di rafforzare la propria connettività nel Vicinato europeo e di esercitare il proprio ruolo di attore strategico sovrano in un settore di crescente importanza internazionale”, ha sottolineato Varvelli. “In particolare, il potenziale dell’Unione europea come attore normativo è significativo, ma attualmente tristemente sottosviluppato. Se l’Unione europea non riesce a proiettare il proprio ruolo nella regione, altri attori globali riempiranno questo spazio. Lo faranno creando dipendenze tecnologiche, come gli standard stabiliti dalla Cina, che potrebbero rivelarsi dannose per gli interessi dell’Unione europea”.

Ecco perché, spiegano gli esperti, l’Unione europea dovrebbe fissare standard industriali, sostenere le attività all’estero delle società europee di telecomunicazione e proteggere le infrastrutture Internet da poteri ostili. Il tutto in cinque mosse: elaborare nuovi obiettivi e orientamenti in materia di consorzi, licenze e nuove infrastrutture digitali; sostenere i consorzi paneuropei nei progetti guidati dall’Unione europea; incoraggiare una risoluzione diplomatica delle controversie sulla Zona economica esclusiva nel Mediterraneo orientale per diversificare le rotte sottomarine via cavo; migliorare le infrastrutture Internet in Africa (in particolare Medio Oriente, Nord Africa e Sahel); proteggere la sicurezza delle infrastrutture Internet e dei dati degli utenti.

Un segnale in questa direzione è arrivato nelle scorse settimane. Filipe Batista, digital attaché della rappresentanza permanente presso l’Unione europea del Portogallo (Stato membro quest’anno presidente di turno del Consiglio dell’Unione europea), ha recentemente confermato che nell’aggiornamento della direttiva europea Nis ci sarà spazio anche per la difesa dei cavi sottomarini, come riportato da Formiche.net. “L’idea è di designare i cavi sottomarini come una parte fondamentale dell’infrastruttura critica dell’Unione europea”, ha spiegato Batista intervenendo a un dibattito del German Marshall Fund sulla Via della Seta digitale e i rischi per l’Unione europea.

(Foto: www.submarinecablemap.com)

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