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L’ha detto, con rara efficacia, Carlo Calenda. Dopo il voto sul referendum costituzionale, è ritornata in grande stile la “gioiosa macchina guerra” di occhettiana memoria. È appena sufficiente osservare il palco festante di piazza Barberini a Roma dopo il responso delle urne per rendersene conto. Sono i leader della sinistra radicale, populista, estremista e sindacale, del resto, che adesso dettano l’agenda politica, culturale e programmatica alla intera coalizione di sinistra e progressista. Un progetto che si è manifestato in tutta la sua ampiezza e naturalezza appena le urne hanno confermato la vittoria del No. E, ieri come oggi, l’alleanza politica è sempre la stessa. Cambiano i protagonisti, come ovvio, ma il profilo e la natura della coalizione sono sempre gli stessi. Il filo rosso che unisce e compatta l’alleanza resta il massimalismo, l’estremismo e il giustizialismo. L’unico elemento che varia leggermente rispetto alla stagione di Occhetto e della “gioiosa macchina da guerra” è che adesso la coalizione è politicamente e fortemente condizionata anche e soprattutto dai magistrati. E l’immagine dei festeggiamenti al Tribunale di Napoli lo ha confermato in modo persin troppo plastico e che non richiede neanche ulteriori commenti ed approfondimenti.

Ora, è di tutta evidenza che in un quadro del genere la radicalizzazione del conflitto politico, anche violento e senza esclusione di colpi, diventa la regola e non l’eccezione. Una radicalizzazione che contempla, come del resto è capitato concretamente in quella stagione del nostro Paese, la criminalizzazione politica dell’avversario che è solo e sempre un nemico da distruggere e da annientare e, al contempo, un ostacolo dal delegittimare anche sotto il versante etico e morale. Un quadro che, seppur mutatis mutandis, ripropone i vari tasselli di un mosaico già sufficientemente noti e conosciuti dalla politica italiana. È persino inutile ricordare che non si tratta più di una coalizione di centro sinistra ma, com’è evidente credo a quasi tutti, si tratta di una coalizione di sinistra e progressista dove le componenti centriste sono del tutto assenti e se esistono sono drasticamente e strutturalmente irrilevanti e politicamente ininfluenti.

Ecco perché il progetto di rilanciare uno spazio politico centrista, riformista, democratico, costituzionale e autenticamente di governo oggi, e più di ieri, può giocare un ruolo importante se non addirittura decisivo per l’intera politica italiana. E, senza alcuna forzatura e senza piegare la storia alla situazione contemporanea, possiamo tranquillamente arrivare alla conclusione che si ripropone la stessa situazione del ‘94. Ovvero di fronte ad un centro destra non sempre unito al proprio interno e con forti accenti radicali e massimalisti, si contrappone un’alleanza di sinistra e progressista fortemente estremista, massimalista e radicale. Appunto, una “gioiosa macchina da guerra”.

Ed è per queste ragioni che il progetto politico, culturale e programmatico di Carlo Calenda va adesso rafforzato e consolidato. Perché è un progetto politico che non è solo centrista, moderato o riformista ma, semmai, contribuisce a rafforzare l’obiettivo di una vera e propria cultura di governo.

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