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Archiviata la mai soddisfatta e del tutto velleitaria “vocazione maggioritaria”, il Pd ha e avrà bisogno di alleati. Fermo restando che il Movimento 5 Stelle è il candidato naturale e, dal punto di vista dei numeri, essenziale a qualsiasi coalizione il Pd voglia creare, sembra che nell’aria possa esservi una svolta verde. Il sindaco di Milano, Beppe Sala, l’ha anticipata, iscrivendosi, se ho capito bene, ai Verdi Europei. Il neo-segretario Enrico Letta ha fissato un appuntamento con i Verdi per questa settimana.

In Italia, i vari Verdi come partito non hanno dato buona prova di sé. Non sono neanche riusciti a trovare accordi elettorali con il loro consenso che non supererebbe nessuna soglia decente di accesso al Parlamento. Non hanno grandi personalità e le, talvolta meritevoli, associazioni di difesa e protezione del territorio e dell’ambiente sono sparse, talvolta conflittuali, poco coordinabili forse anche perché i non molto preparati coordinatori hanno spesso voluto soprattutto manipolarle.

Complessivamente, anche se la cultura ambientalista è probabilmente penetrata in quasi tutte le generazioni, il panorama (sic) non è affatto incoraggiante. Nessuno può illudersi sulle possibilità che in Italia nasca in tempi brevi un interlocutore delle capacità e delle dimensioni dei Verdi tedeschi. Proprio per questo la spazio politico e elettorale ecologista è, per usare un termine caro ai fondamentalisti (ce ne sono ancora?) del Pd, contendibile. Da un lato, le nuove generazioni di elettori sembrano manifestare grande propensione, sulla scia di Greta Thunberg, per la cura dell’ambiente e per tutte le molte tematiche che vi afferiscono. Certamente, però, non hanno finora trovato, ma forse neppure cercato, una sponda politica adeguata e mantengono molta comprensibile distanza dai politici.

Grandissima è la diffidenza nei confronti del Pd che si è giocato la credibilità su molte tematiche, ad esempio, flagrantemente sull’acqua pubblica. Dall’altro, i fondi Next Generation Eu assegnati all’Italia per la transizione ecologica sono ingenti. La loro utilizzazione efficace potrebbe anche tradursi in un afflusso di voti per chi avesse fatto i programmi migliori e fosse positivamente responsabile del successo della loro attuazione. Va enfatizzato che, da tempo “verde” in Germania significa molto di più che “semplice” difesa dell’ambiente. Significa europeismo consapevole, convinto e coerente. Significa protezione e promozione dei diritti delle persone, anche nella sfera sessuale, e dei migranti in Germania e ovunque siano messi a rischio. Significa una politica post-ideologica, ma con principi saldi, come quelli in Italia formulati e espressi soprattutto da Possibile.

Quanto tutto questo, che ammonterebbe ad una ridefinizione e riformulazione della esile cultura politica del Partito democratico, sia attualmente condiviso nel corpo del partito, è difficile dire. Azzarderei poco, comunque non abbastanza e spesso in maniera opportunistica. Quanto di questa cultura che circola fuori del Pd e possa orientarsi verso il Pd è il quesito al quale, forse, potranno dare una risposta gli incontri di Letta.

I dem? Non più rossi, non abbastanza verdi. Scrive Pasquino

Da tempo “verde” in Germania significa molto di più che “semplice” difesa dell’ambiente. Significa europeismo consapevole, convinto e coerente. Significa protezione e promozione dei diritti delle persone, anche nella sfera sessuale, e dei migranti in Germania e ovunque siano messi a rischio. Quanto tutto questo, che ammonterebbe ad una ridefinizione e riformulazione della esile cultura politica del Partito democratico, sia attualmente condiviso nel corpo del partito, è difficile dire. Il commento di Gianfranco Pasquino

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