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L’ambasciatore Michele Valensise l’ha definita sull’HuffPost una “trappola russa”. È quella in cui è caduto Josep Borrell, l’Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione europea, nel corso dell’incontro con il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov. “Abilissimo diplomatico di lungo corso, che usa le parole con la cura e la precisione con cui si maneggiano le bombe, ha ostentato distanza e insofferenza”, ha scritto Valensise. Lavrov “ha spinto l’ospite” Borrell “sulla difensiva imbarazzandolo pubblicamente su più di un passaggio (sanzioni, interferenze, etc.)”. Il Financial Times ha scritto di “pasticcio”. Euobserver di “umiliazione”. Perfino l’ex ministro spagnolo, tornato da Mosca, ha ammesso sul suo blog che “la Russia non vuole cogliere l’occasione di avviare un dialogo costruttivo con l’Unione europea”.

Una figuraccia a cui Borrell ha tentato di porre rimedio oggi nel corso del dibattito in aula plenaria del Parlamento europeo sulle relazioni tra Unione europea e Russia. Ha spiegato che le due parti sono “a un bivio” e che “le scelte che faremo determineranno l’assetto di potere internazionale di questo secolo: se proseguire verso modelli più cooperativi o verso modelli più polarizzati, basati su società aperte o chiuse”. Poi ha annunciato che userà il suo potere di iniziativa come Alto rappresentante per proporre sanzioni per il caso di Alexei Navalny. Proporrà un elenco di nomi russi da inserire nella lista nera entro la prossima riunione dei ministri degli Esteri in agenda il 22 febbraio.

Inoltre, ha voluto spiegare che nell’incontro con Lavrov “la discussione è diventata accesa quando ho chiesto l’immediato e incondizionato rilascio di Navalny e un’indagine piena e imparziale sul suo tentato omicidio”. Il capo della diplomazia europea ha dichiarato anche di aver chiesto di incontrare Navalnyj”. Però “mi è stato detto di rivolgermi alla Corte, cosa che era impossibile per motivi temporali, tra l’altro Navalny compariva in Tribunale in quel momento. Ma un funzionario di alto grado della mia delegazione ha incontrato l’avvocato di Navalnyj e noi continuiamo questo contatto per garantire loro il nostro appoggio”, ha aggiunto.

Borrell ha incassato il sostegno della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che gli ha ribadito il sostegno difendendolo dalle richieste di dimissioni di un’ottantina di europarlamentari. Ma le critiche arrivano anche da fuori il Parlamento europeo. Un esempio? Quanto scritto da Judy Dempsey, nonresident senior fellow del Carnegie Europe (il ramo europeo del think tank presieduto dal prossimo direttore della Cia, William J. Burns).

L’articolo è un crescendo. Il titolo è chiaro: “Perché l’Unione europea non sa fare politica estera”. Il sommario è pesante: “Il viaggio di Josep Borrell a Mosca ha confermato lo stato miserabile della politica estera europea, priva di strategia e direzione. A partire dalla Germania, gli Stati membri devono pensare oltre i propri interessi nazionali”. A metà il commento si fa durissimo: “Questa incapacità di difendere collettivamente interessi e valori all’interno dell’unico europea ha ripercussioni sulla politica estera. Gioca a favore di Cina, Egitto e Russia, per citarne solo alcuni, i cui leader riconoscono le debolezze dell’Unione europea come un non attore di politica estera. Ciò consente loro di perseguire i propri interessi con i singoli governi europei”. La conclusione suona come una condanna senza appello: “Difficilmente vedremo cambiamenti”.

Il che non fa che rafforzare l’idea, spiegata nei giorni scorsi da Formiche.net, che le indecisioni europee sul da farsi con la Russia emerse con grande evidenza nella conferenza stampa tra Borrell e Lavrov preoccupino profondamente gli Stati Uniti di Joe Biden. Che potrebbe ora decidere di non seguire la strada del multilateralismo aspettando che l’Unione europea agisca di conseguenza sulla stessa linea.

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