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Si cementa ulteriormente l’asse Parigi-Atene (anche in chiave antiturca?) che corre spedito sui binari della difesa. Dopo l’acquisto di 18 caccia Rafale, i primi sei in arrivo nell’Egeo già nel prossimo maggio, il governo Mitsotakis potrebbe bussare all’Eliseo anche per le nuove fregate. In questo modo Marina e Aeronautica ellenica diventano nuovi bracci operativi delle policies elleniche non solo nell’Egeo ma nell’intera macro area, su cui non si placano gli appetiti di Ankara.

QUI ATENE

Il governo francese è pronto a vendere una nuova generazione di fregate alla Grecia e sta persino riflettendo sull’idea che alcune di esse saranno costruite nel paese ellenico. Lo ha detto ieri il ministro della Difesa francese in visita ad Atene, Florence Parly. Ma dopo l’ingente sforzo economico fatto per i Rafale, che sostituiranno i vecchi Mirage 2000 (affiancandosi agli F-16, interessati in questi giorni dalla trasformazione nella versione Viper), Atene potrebbe non essere in grado di acquistare due fregate Fremm nuove di zecca, come da prima ipotesi circolata con insistenza lo scorso anno. Ecco che allora potrebbe farsi largo un’operazione low cost, che però non inficierebbe il potenziale militare ma al contempo rinnoverebbe un settore che necessita di nuovi mezzi. Due fregate usate potrebbero essere una soluzione intermedia e la Francia starebbe valutando anche la vendita di due delle cinque La Fayette di cui dispone. Il tutto procedendo ugualmente all’imprescindibile ammodernamento delle quattro fregate Meko 200.

VENTAGLIO DI PROPOSTE

La prossima settimana arriveranno ad Atene alcuni funzionari della difesa francese per relazionare in dettaglio anche un’altra proposta. Ovvero la vendita di due fregate Belharra con equipaggiamento completo: il sistema di difesa aerea Seafire-Aster 30 oltre ai missili Scalp MdCN capaci di una gittata fino a 1.500 chilometri. E’di tutta evidenza come la capacità dei nuovi sistemi sposterebbe gli equilibri (e non di poco) nella contrapposizione con la Turchia nel Mediterraneo orientale. Va ricordato che la tensione data dalle provocazioni di Ankara nell’Egeo, nate per le pretese turche su Cipro e sull’isola greca di Kastellorizo non supportate da leggi o trattati internazionali, sono sfociate la scorsa estate in vari episodi caldi. Uno in particolare, non riconosciuto ufficialmente dai governi, ha riguardato il presunto avvicinamento di un sottomarino turco nei pressi delle coste ateniesi di Capo Sounio, messo poi in fuga da elicotteri anti som greci. Una situazione che più volte è stata ad un passo dal conflitto.

Per questa ragione Parigi sta provando a riproporre l’affare ad Atene, ma con un miglioramento dell’offerta, conscia dell’esigenza geopolitica ellenica di dotarsi di nuovi mezzi (senza dimenticare quella voce sugli F-35 dirottati da Ankara ad Atene).

SISTEMA USA

Le parole di massima apertura pronunciate dalla ministra francese ad Atene dimostrano che il legame con Parigi è più di un matrimonio solo commerciale per la Grecia: “La Francia e la sua industria cantieristica risponderanno ad ogni richiesta della Marina greca. Inoltre, sono certa che dovremo riflettere su come pianificare una parte della produzione in Grecia”.

È il sistema Usa, ovvero l’intuizione americana di legare un semplice affare ad un fil rouge con l’Egeo: Washington lo ha fatto dopo aver venduto elicotteri Kiowa di seconda mano ad Atene. Dopo l’arrivo dei mezzi nella base di Larissa, ecco l’idea di Pompeo di trasformare il cantiere greco di Syros in polo di manutezuone autorizzato per la 6a flotta Usa (senza dimenticare che in Grecia già sono operativi gruppi privati come Tesla e Microsoft).

Della questione, come anche dei riverberi nell’intera macro area che va da Gibilterra all’Iran, discuteranno il primo ministro Kyriakos Mitsotakis e il presidente francese Emmanuel Macron, ospite ad Atene il 25 marzo prossimo per celebrare il 200 ° anniversario della Rivoluzione greca che consentì la liberazione dalla schiavitù turca nel 1821.

twitter@FDepalo

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